Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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lunedì 7 luglio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI: IL BRIVIDO DELL’INNO “DELLA” GIOIA da l'Unità 07/07/14

E dopo l’Italia, l’Europa. Ero abituato a provare certe sensazioni, certi brividi, solo in una dimensione locale, domestica: l’impressione intensa, vivida, di approdare alla Verità mediante la somatizzazione di questa altrimenti detta “Beppe Grillo”, era, per l‘appunto, un fenomeno (extra)sensoriale che mi veniva offerto dall’interno dei confini italici. Elemento che, per me, rendeva più gestibile l’impatto emotivo: d’accordo, Grillo, come un medium 2.0 in trance, mi stava spalancando le porte alla Sostanza Digitale della Politica, mi stava svelando quanto occultato dalla Casta, dalla Stampa, dai Poteri Forti, dalla Lobby Maligna dei Cadaveri Putrefatti (entità alle quali, peraltro, appartenevo e appartengo), e lo faceva con la voce ammonente e sofferente, accorata ed estenuata, di chi, come un Rasputin rubato al cabaret, è posseduto dal Vero che gli tocca rivelarmi. Ma, perlomeno, la vicinanza geografica attenuava la potenza iconica della scena: stava sì illuminandomi, con sguardo e toni congestionati, su come stanno davvero le cose in fatto di energia e rifiuti, ma lo faceva dall’ingresso del teatro Ariston di Sanremo, e per di più duettando con Giletti; stava sì mostrandomi il Futuro costruito dalle stampanti 3D, ma dal nostranissimo salotto di Vespa. La sconvolgente Verità, però al profumo familiare di Italietta. Ora, invece, eccolo annunciarmi ciò che è evidentemente Buono, Giusto e Sacrosanto, invasato e affaticato come sempre, ma dalla lontana Strasburgo: i finanziamenti europei per l’Italia sono destinati tutti a mafia, camorra e ‘ndrangheta; l’Inno “della” Gioia di Beethoven (e sottolineo “della”) è stato usato dai più grandi killer della Storia. Il Grillo d’esportazione mi ha scosso di più. Un po’ come quando vidi il fu Cavaliere dare del kapò a Schulz. Enzo Costa


l'Unità 07/07/14

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giovedì 22 maggio 2014

I LANTERNINI - IL CANONICO GRILLO da Repubblica Genova 22/05/14

Da Vespa ha detto che il canone Rai l’ha pagato fino a qualche tempo fa, e che non l’ha pagato due o tre volte. L’autoproclamato campione di onestà che si professa evasore. Parlassi come lui, ne chiederei la condanna dopo un web-processo sommario. Direi che, quando lavorava alla Rai, prendeva quattrini pubblici, quindi anche miei. Direi che la villa di Sant’Ilario e le altre se le è fatte anche col mio denaro. Ma non parlo come lui, che per come parla va da Vespa, che va in onda perché anch’io pago il canone. Enzo Costa


 Repubblica Genova 22/05/14

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lunedì 19 maggio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': L’INARRIVABILE GRILLO, BUFFO MAESTRO DEL “CONTRORDINE, CITTADINI!” da l'Unità 19/05/14

Non ci sono più i “contrordine, compagni!” di una volta. Oggi ci sono i “contrordine, cittadini!”. Intendiamoci: tutti quanti, chi più chi meno, in questa politica post-ideologica, liquida, al limite dell’aeriforme, praticano l’arte della retromarcia, la disciplina del voltafaccia, la specialità dell’incoerenza multipla. Esercizi che, proprio per via della postmoderna fluidità di programmi, partiti, uomini, ora si compiono in scioltezza, senza più l’eco stentorea di quell’antico controdiktat allo storico popolo rosso (o peste, che maledir si voglia). Dal già mitico “Enrico stai sereno” di renziana successiva smentita fattuale, ai periodici patti epocali sulle riforme periodicamente stracciati dal fu Cavaliere, passando per le scilipotaggini assortite, è tutto un allegro rimangiarsi propositi inderogabili e posizioni irrinunciabili. E però è il non-Leader dei 5 Stelle, col suo mouse fulmineo e il suo mimetismo geografico, il maestro del “come non detto”: eccolo dirsi erede di Pertini in terra ligure e secessionista veneto in quel di Padova; eccolo filo-tedesco in un’intervista a Bild e anti-tedesco in giro per l’Italia; eccolo additare Genny ‘a Carogna sul blog e vezzeggiare lui e i fischiatori dell’Inno italiano su un palco napoletano. Un talento inarrivabile del contrordine. A dir poco buffo se, come nel caso Porta a Porta, si ripensa alla perentorietà virulenta dell’ordine poi cestinato: le sentenze senza appello sulla non frequentabilità della tv, di Vespa (peraltro frequentato dal Nostro nella sua vita precedente), dei talkshow tutti, “punti G” proibiti a pentastellati di ambo i sessi, ci dicono una verità: la Verità di Grillo è, insieme, assoluta e provvisoria. Magari fra una quindicina d’anni, all’ombra del Vesuvio, si proclamerà unico erede di Napolitano. Enzo Costa


l'Unità 19/05/14

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sabato 26 aprile 2014

I LANTERNINI - ABBASTANZA BELLA CIAO da Repubblica Genova 26/04/14

Ma chi sentenzia che l’Europa non esiste, l’ha visto Martin Schulz, presidente tedesco del Parlamento europeo, omaggiare Genova a Villa Migone, dove i nazisti si arresero ai partigiani? Ma chi ripete che Berlusconi è potente come sempre, ricorda quando a Strasburgo, gonfio di tracotanza ignorante, diede a Schulz del kapò? Giovedì Schulz, candidato socialista alla Commissione europea, celebrava la Liberazione in Liguria, e il fu Cavaliere spendeva le sue ore d’aria da Vespa: davvero nulla è cambiato? Enzo Costa


Repubblica Genova 26/04/14

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lunedì 13 gennaio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SCOPRIAMO LE DIFFERENZE: TRA SILVIO E BEPPE C’È DI MEZZO IL WEB da l'Unità 13/01/14

Non è vero che Grillo è la prosecuzione di Berlusconi con altri mezzi (digitali). Tra i due ci sono delle differenze: Berlusconi da giovane faceva l’intrattenitore; Grillo anche, ma senza Confalonieri al pianoforte. Berlusconi viene dalla tv, e come imprenditore ha sempre combattuto la Rai; Grillo viene dalla tv, e ora attacca la Rai per i contratti milionari al grido indignato- nostalgico “Te la do io l’America!”. Berlusconi ha trovato generosa ospitalità da Bruno Vespa; Grillo con Vespa ci ha lavorato. Berlusconi ha ingaggiato Antonio Ricci; Grillo con Ricci ci ha lavorato. Berlusconi ha lanciato il Gabibbo; Grillo no, però un po’ il Gabibbo lo ricorda, anche se fa discorsi più sottili (il Gabibbo). Berlusconi detesta gli intellettuali di sinistra; Grillo anche, però prima gli scrivevano i testi. Berlusconi è un uomo di pubblicità; Grillo è stato un uomo dello yogurt, ma ora sul suo blog non discrimina alcuna azienda. Berlusconi è sceso in campo come Uomo della Provvidenza; Grillo anche, ma prima alla Provvidenza ha provveduto a mandare un vaffa. Berlusconi incarna il partito-azienda; Grillo inscena il non-partito non- azienda, però 2.0. Berlusconi, sotto sotto, non crede alla democrazia rappresentativa, ma a quella carismatica; Grillo, sopra sopra, crede alla democrazia diretta (da lui). Berlusconi propone soluzioni facili; Grillo dispone di soluzioni facilissime. Berlusconi è contro i politici di professione, tranne lui; Grillo è contro i politici di professione, preferisce i dilettanti allo sbaraglio, sottotitolo della “Corrida” (che trasmise Berlusconi). Berlusconi parla alla pancia degli italiani; Grillo è direttamente la pancia. Berlusconi ora è contro Napolitano; Grillo di più, e ditemi voi se questa coppia di nemici, per il Presidente, non fa curriculum. Enzo Costa


 l'Unità 13/01/14

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lunedì 25 novembre 2013

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': FRA OFFERTE E RETTIFICHE PAPI TI TENTA DUE VOLTE TANTO da l'Unità 25/11/13

L’avrete letta anche voi quella che Silvio, diversificando l’offerta fra Forza Italia e Nuovo Centrodestra, ha fatto un colpo da maestro: ritoccando uno slogan tipico della sua (de)formazione politica, Papi ti tenta due volte tanto. Secondo notisti “terzisti” e sondaggi freschi, per Lui la scissione si è rivelata un affarone, producendo intenzioni di voto per i due partiti neonati superiori a quelle prima accreditate al partito madre. Può darsi sia vero (a prescindere dal fatto che una divisione, per quanto tattica e momentanea, è un annuncio di alleanza futura travagliata), può darsi non sia vero: altri sondaggi, e qualche raro notista meno “terzista”, dicono il contrario. Ma non è questo il punto. Il punto è che per Lui c’è sempre un secondo punto, un’altra versione, una ribattuta più efficace che (Napolitano impari) lo rende meritevole di Grazia automatica. Per ogni sondaggio negativo ce n’è uno entusiasmante, magari fornito dalla sondaggista di fiducia. Per ogni battuta d’arresto c’è una battuta ammiccante, magari offerta dal conduttore a libro paga. Per ogni frase sconveniente c’è una smentita impudente o, da ultimo, una seconda edizione riparante: nella prima, spacciata da Vespa con dosi potenti di anticipazioni, dice che i suoi figli si sentono perseguitati come gli ebrei sotto Hitler? Nella seconda, annuncia compiaciuto (immagino dopo aver liberalmente fornito il bianchetto all’autore del tomo), non lo dirà più. Chissà cosa dirà, in sostituzione: che i suoi figli si sentono perseguitati come Calimero sotto Carosello, e ripetono disperati “È un’ingiustizia, però!”? Magari non dirà così. Dirà qualcosa di peggio. E, peggio ancora, lo prenderanno sul serio o fingeranno di farlo: a Lui, da vent’anni, danno sempre una seconda occasione (di sparare bufale). Enzo Costa



 l'Unità 25/11/13

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lunedì 11 novembre 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IL DOPO BERLUSCONI AUTORIZZATO DA BERLUSCONI: MISTERO FITTO da l'Unità 11/11/13

“Ragionerò sul dopo Berlusconi il giorno in cui lui autorizzerà il dopo”: eccola, la frase che descrive la destra dell’accanimento terapeutico per il fu Premier Papi. Non poteva pronunciarla che lui, Raffaele Fitto, e anche se non ho avuto il piacere di sentirgliela dire (l’ha riservata in esclusiva a Bruno Vespa per il libro che Bruno Vespa inocula a noi tutti per anticipazioni d’agenzia), immagino il modo in cui l’avrà proferita, avendo gustato, come voi, il suo indefesso concionare per tiggì e talkshow di questi giorni. Fitto l’avrà sganciata al termine di una riflessione affaticata ma ostinata, intrisa di una devozione per il Capo meno curiale e lirica di quella di Bondi, meno glamour e venefica di quella della Santanché, meno spiccia e bancaria di quella di Verdini. Una devozione sudaticcia e cocciuta, a un tempo causa e indotto della sua parlata da non intellettuale della Magna Grecia, che si estrinseca (la parlata e, prima e di conseguenza, la devozione) in un periodare lungo, punteggiato di accenti lamentosi (verso gli infedeli) e ossequiosi (verso di Lui), un poco ripetitivo nel suo nucleo concettuale, così divulgabile: meno male che Silvio c’è stato, c’è e ci sarà. Ma, a leggerla bene, la frase fittiana di cui sopra contiene, oltre ad un afflato mistico di totale abbandono alla volontà dell’Unto, uno straziante paradosso logico-filosofico: se per Fitto l’era del dopo Berlusconi sarà concepibile quando Berlusconi autorizzerà quel dopo, un ipotetico rilascio di tale autorizzazione da parte di Berlusconi non ne attesterebbe, in realtà, la vigenza, il fatto cioè di non trovarsi l’Umanità, o almeno la destra italiana, nel dopo, bensì nel durante? Come può chi non c’è più dare il nulla osta affinché si pensi che non c’è più? Mistero. Fitto. Enzo Costa


l'Unità 11/11/13

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lunedì 24 dicembre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SLITTAMENTI PROGRESSIVI DI DATE E PUDORE DI PAPI E PAPISTI da l'Unità 24/12/12

Sono tempi, questi, di slittamenti. Con rinvio a data da destinarsi (la profezia dei Maya, rivelatasi una semplice profezia di Giacobbo). Oppure slittamenti riusciti, la presentazione del libro di Vespa; falliti, il Festival di Sanremo; compiuti a metà, la data delle elezioni: per Lui, tre eventi politici di pari rilevanza. Maya a parte, per gli altri slittamenti, e per tutto il resto, c’è poco da scherzare, come ci si dice a sinistra e si dice alla sinistra circa l’atteggiamento da tenere verso l’avversario fardato autoriesumato: “Guai a sottovalutarlo!”. Monito che si porta tantissimo, quasi quanto quell’altro: “Guai a sopravvalutarlo!”, nel senso di attribuirgli un peso politico che non ha più, facendosi ri-dettare l’agenda dei temi e delle proposte (leggi “bufale”) elettorali. Io, senza preoccuparmi troppo, sarei per una sorveglianza anche ironica ma vigile, che magari (e tocco ferro) porta pure bene, come quella riservata all’apocalisse “annunciata” da Voyager. Un buon modo per sorvegliare può essere sottolineare quella parola: “slittamenti”. Slittamenti di date, pretesi da Lui con varie prove di slittamenti progressivi del pudore, evidentemente contagiosi (dal ri-zompare sul carro mascherato del Fondatore del bungabunga da parte di berlusconidi prima pronti a scendere perché folgorati sulla via del popolarismo europeo, alla madre di tutte le non-interviste suggellata da quel “Poi mi domandi” teneramente recepito da Barbara D’Urso dopo la magnificata pausa pubblicitaria). Far notare con ferma levità come a Lui e sottoposti slitta il senso della vergogna, può fargli slittare un po’ di consenso da sotto i piedi. Ma lo si faccia ogni tanto, senza regalargli ogni volta la prima pagina. Al limite, si faccia slittare l’articolo che lo riguarda. Enzo Costa


l'Unità 24/12/12

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lunedì 26 novembre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUELLE STRANE DISERZIONI DI SILVIO VISTE CON LE MAGAGNE DI POI da l'Unità 26/11/12

La cosa più suggestiva, a questo punto, sono le diserzioni: anche nel pasticciaccio brutto dell’oscuro sequestro del povero ragionier Spinelli, salta fuori il dettaglio di un darla buca di Silvio chiaritosi – nelle sue reali motivazioni – a magagna svelata. Ma quale influenza! Ecco perché mancò all’appuntamento con Monti e annullò la trasferta a Bucarest per una riunione del Ppe: era impegnato in un summit segreto col tesoriere “rapito” e con l’apposito Ghedini. Evento le cui già intense suggestioni, fra l’iniziatico ed il penalmente inquietante, si rinvigoriscono col ridestarsi di memorie di altri, precedenti, illegittimi impedimenti. Massì, quando si seppe della sua sfibrante vita bungabunghesca si scoprirono le vere cause di diverse sue strane latitanze (persino, se ben ricordo, l’assenza al funerale di un militare caduto in una missione internazionale, funerale tenutosi improvvidamente poche ore dopo una cena particolarmente “elegante”). Urge revisionismo assenteistico? Va riscritta la storia d’Italia rivisitando le assenze del Cavaliere? Il pensiero corre curioso e malizioso a forfait dalle ragioni misteriose: per esempio quando, all’ultimo, declinò l’invito a Porta a Porta: ricordate? Il fido Vespa, pur con un diavolo per neo, si affannò a spacciare una spiegazione ufficiale accusando una presunta par condicio che – causa la successiva partecipazione di Bersani – avrebbe imposto la presenza del segretario Alfano in luogo di quella di Silvio. Chissà, invece, perché mai Lui disertò quella puntata: una banda di malfattori italo-norvegesi aveva rapito Apicella chiedendo 100 milioni in cambio di un dvd con Fassino nudo che sussurrava a D’Alema “Abbiamo una barca”, e Silvio era riunito per un briefing blindatissimo con Ghedini, Briatore e 27 olgettine? Enzo Costa


l'Unità 26/11/12

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lunedì 5 novembre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SINTOMI PRESENTI E FUTURI DELLA SINDROME DI VILLA GERNETTO da l'Unità 05/11/12

E dunque, è sentenzapatico. Un verdetto giudiziario negativo gli scatena una pesante reazione allergica di stampo psicosomatico classificabile come “Sindrome di Villa Gernetto”. Il soggetto presenta un’istantanea degenerazione fisiognomica all’insegna di un fortissimo dualismo plastico-naturale: la faccia diviene tirata al punto da ribellarsi al proprio lifting, determinandone un crollo franoso che si traduce in irregolari smottamenti oculari (una palpebra cala più dell’altra, ma entrambe comunque calano parecchio), sprofondamenti labiali, voragini espressive così profonde da risolversi in abissi di sguardi torvi e fissi. Ma è l’aspetto psicologico quello più sconvolgente: il soggetto colpito dalla sentenza avversa viene colto da una grave amnesia avversativa. Dimentica quanto aveva detto pochi giorni prima, sentenziando con tono schifato-minaccioso l’esatto contrario: il governo che era buono diventa cattivo, la fiducia che meritava non la merita, il Premier che era un moderato da sostenere alle elezioni è il dittatore dello Stato di polizia fiscale da rovesciare col voto, e via sovvertendo ferocemente concetti teneramente formulati un attimo prima del verdetto. (Poi magari, sedato da Vespa, minimizza, e poi però rilancia). Non si conoscono ancora gli effetti prodotti nel soggetto da un’eventuale ulteriore sentenza avversa. Può darsi che ne rinfocoli la sintomatologia antigovernativa: il governo diverrebbe degno di sommosse popolari, il Premier andrebbe processato dalla Corte dell’Aja. Può essere, invece, che due sentenze negative consecutive, sommandosi, annullino le pulsioni distruttive accentuando gli afflati edificanti: vuoi vedere che se lo condannano al processo Ruby, bello vispo e rilassato, sussurra soave che Monti merita il Nobel per l’Economia? Enzo Costa


 l'Unità 05/11/12

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lunedì 26 marzo 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': E VESPA CAMBIA LA SCENA da l'Unità 26/03/12

Si potrebbe sintetizzare oltre un Decennio politico-catodico nella sua escursione scenografica, nell’ampio spettro delle sue telesuppellettili. In altre parole: nei poli opposti dell’oggettistica di più di due lustri di Porta a Porta: dall’allettante scrivania in ciliegio con vista “Contratto con gli italiani”, simbiotica all’efficientistica accoppiata cartina-pennarello per comode opere pubbliche su carta, all’enorme 18 (in polistirolo?) rosso di mercoledì scorso. Un cambio di scena epocale: il massimo della fiction per il prima imminente e poi imperante Premier Papi rimpiazzato dal crudo iperrealismo numerico incombente sulla testa di Bersani. Alle prese con l‘irruzione nel salotto di Vespa della realtà (in formato operai a rischio, precari esasperati, giornalisti non compiacenti), in tempo reale col disvelarsi amaro dell’effetto Fornero. Il segretario se l’è cavata. Ma ai suoi tempi, grazie alla confortevole attrezzistica umana e non, Silvio doveva sudare meno. Enzo Costa


 l'Unità 26/03/12

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sabato 17 marzo 2012

I SEMIFRESCHI - CHI HA IL QUID E CHI NO da l'Unità 17/03/12

Però, ripensandoci, quella di Berlusconi che, la scorsa settimana, diserta all’ultimo minuto Porta a Porta perché «vittima della par condicio», è bella. Immaginifica, nella sua disinvoltura semantica. Va detto che il puntuale comunicato di Vespa conteneva, pur se asetticamente riferita, anche tutta la cruda sostanza della faccenda: una retromarcia forzata del Cavaliere, volta a non rinfocolare l’immagine, da Lui stesso propagata e quindi poche ore dopo smentita, di un Alfano non proprio autorevole, senza esperienza e carisma, in altre, fardate parole, sprovvisto di «quid». Ma vinceva, nelle ineluttabili sintesi giornalistiche, quella formuletta, «vittima della par condicio», partorita dal principe dei giornalisti-notai catodici, che conosce bene i suoi polli, pardon, i suoi colleghi non-notai cartacei e annessi titolisti, così propensi a far di sintesi virtù. E, dunque, vada per la «vittima della par condicio», come difatti è andata nella vulgata mediatica di quel giorno. Un capolavoro di sperimentalismo linguistico. Assai efficace nel riversare su una norma televisiva esterna, da sempre oggetto di facili deplorazioni, una bega politica interna al vieppiù disastrato ed impopolare Popolo della libertà. Ma non solo: un’espressione astuta giacché mirata, come si evince da un’ipotesi speculare: mettiamo che Vespa, in una puntata sul Pd, invece di Bersani avesse invitato Franceschini. Al più, si sarebbe parlato di una scelta bizzarra da parte del conduttore-notaio. Se poi, sempre per improbabile ipotesi di scuola, a ridosso della registrazione lo stesso Franceschini, a seguito di un’irritazione del suo successore e del partito, avesse dato buca al medesimo conduttore-notaio, ce lo vedete quest’ultimo a diramare un comunicato che, per quanto piccato, confeziona quel pasticciaccio brutto col grazioso fiocchetto «Franceschini vittima della par condicio»? Avrò poche diottrie, ma non me lo vedo. Mentre scorgo un altro effetto, non intenzionale, per carità, dell’averla buttata in par condicio: la mancata attenzione al fatto che la puntata poi saltata non solo avrebbe dovuto essere registrata, cosa non infrequente, ma girata, per usare un opportuno verbo da fiction, alle 10 di mattina. Un ciak inconsueto, propedeutico, immagino, a (quasi) levatacce per conduttore-notaio, ospiti, troupe. E ciò non per via di un legittimo impedimento, pardon, impegno politico, del protagonista. Macché: perché Lui partiva per la Russia per trastullarsi privatamente con l’amico Vladimir. Una trasmissione ad personam, orario comodo compreso. Dettaglio che, ripeto, poi non è stato messo a fuoco. Non saprei dire con certezza per quale motivo. Però so che Vespa, lui sì, ha il quid. Enzo Costa


 l'Unità 17/03/12

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lunedì 17 ottobre 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SE SALTA LA MOSCA AL NEO da l'Unità 17/10/11

Mai visto un Bruno Vespa così nervoso come di questi tempi, a parte la furibonda secessione da Pippo Baudo durante lo show sui 150 anni dell’unità d’Italia. Eccolo, piccato, dare del cafone a Obama, reo di non aver ringraziato il nostro paese per l’intervento in Libia (si paventa una dura ritorsione diplomatica yankee formato battute a raffica di David Letterman); eccolo redarguire stizzito Rosy Bindi, rea di aver eccepito sulla sua formulazione di una domanda sul caso Penati (gli è saltata la mosca al neo). Eccolo bacchettare acido gli imprenditori, rei di criticare le manovre del governo badando al proprio particulare: e qui mi sovviene un Vespa diverso, meno bilioso, che, quando gli industriali protestavano, ne girava partecipe e gongolante le lagnanze (deduco per lui nient’affatto corporative) al governo: ma quelli, per l’appunto, erano altri tempi, tempi del governo Prodi, e di un altro Vespa, soave e felpato. Vederlo così nervoso, oggi, mi inquieta. Enzo Costa


l'Unità 17/10/11

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martedì 21 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - Vespa, il brutto della differita da l'Unità del 21/06/11

Lunedì 13 giugno non ho visto la prima puntata di Porta a Porta Estate, dedicata agli omicidi di Sarah e Melania (chiedo scusa alla dirigenza di Raiuno, ma ero colpevolmente distratto dalle notizie sui referendum). In compenso, giovedì 16 giugno ho letto su Repubblica la lettera scritta da Bruno Vespa in replica ad un articolo di Michele Serra (dedicato a quel suo curioso omissis televisivo sul voto), e mi sono immedesimato nel conduttore-notaio in pieno dramma professionale: avrebbe voluto occuparsi in tv dei risultati referendari, ma era impossibilitato a farlo causa chiusura (pre)estiva del suo programma. Serrata (pre)canicolare decretata molto tempo prima (in pieno inverno?) dai vertici della rete ammiraglia: un diktat al quale Vespa, per citare un motto in sintonia col recente show unitario in cui si accapigliava con Pippo Baudo, ha dovuto rispondere “Obbedisco”. Capisco la sua amarezza deontologica, e lo sconcerto che lo ha assalito allorché ha scoperto che Ballarò sarebbe andato in onda fino a inizio luglio. Un’inaudita impar condicio ai suoi danni e a sua insaputa, che – garantisce Vespa nella sua epistola – non avrà più da ripetersi nella prossima stagione catodica. Non l’ho vista, quella prima puntata di Porta a Porta Estate, ma la missiva del conduttore-notaio un dettaglio me lo regala: era una trasmissione precotta, facente parte di un ciclo “già registrato in precedenza” (vaghezza temporale che evoca distanze siderali). Dettaglio che mi incuriosisce: ma come si fa a registrare un programma basato su fatti di cronaca in frenetica evoluzione, relativamente alle indagini, gli indagati, gli scagionati e gli arrestati? Come avrà ovviato Vespa al brutto della differita? Offrendo per una volta, invece che particolari raccapriccianti, imprecisioni spiazzanti (“Ci sarebbe una nuova traccia genetica, ma anche no, riconducibile a zio Michele, o ad un passante, o ad un alieno di un’altra galassia, che gli inquirenti avrebbero ritrovato nel garage, o in un bar a 250 km, o in un’astronave parcheggiata in un eliporto clandestino, e ci sarebbe un’intercettazione chiarissima, o un pizzino indecifrabile, o un testimone non-vedente ma dall’udito potentissimo”)? Registrando tante puntate alternative, con tanti plastici altrettanto alternativi, per poi trasmettere quella più affine agli ultimi, clamorosi sviluppi? E se sì, il conduttore-notaio non avrebbe potuto precuocere anche un paio di puntate antitetiche sui referendum? Una con Premier e/o sottoposti singhiozzanti, una con Premier e/o sottoposti esultanti. Anzi, visti i sondaggi e l’aria che tirava da un po’, forse bastava solo la prima. Enzo Costa

















 l'Unità del 21/06/11

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lunedì 30 maggio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUALE GIULIANO? da l'Unità del 30/05/11

Oggi questa rubrica mi procura un grave, profondo disagio: se leggerete le mie parole nell’intervallo temporale compreso fra la mattina e l’immediato dopopranzo, condividerete la mia incertezza elettorale (ed umorale, ed esistenziale). Se invece le scorrerete nel secondo pomeriggio, saprete già tutto, a differenza del sottoscritto che ora, mentre sta scrivendo, non sa un bel nulla. L’Unità pratica un sadico giornalismo ad orologeria per espormi alla gogna dei lettori tardo-postprandiali. Pena cui provo a sottrarmi dandomi ad una variazione giornalistica, che prescinde dal risultato del voto, ispirata alla lezione del maestro Vespa: nel diario di Pierino Ciottolo, il nipotino di Pisapia, si legge “Giuliano è un pallone gonfiato”. (Nella rubrica della prossima settimana specificherò che Pierino si riferiva a Giuliano Brambilla, suo compagno di banco, oppure a Giuliano Ferrara). Enzo Costa


(S)toccata...





...e fuga
l'Unità del 30/05/11

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martedì 7 dicembre 2010

I LANTERNINI - LO DICE ALLA MAESTRA da Repubblica Genova 07/12/10

“Lei non ne sa niente. È la segretaria azzimata dell’ufficiale liquidatore. Sa solo insultare gli studenti, perché non ne vede la drammatica serietà e la disperazione”: nulla da aggiungere al ritratto della Gelmini tracciato qui da Vittorio Coletti. Se non una scena di “Porta a Porta”, vista a “Blob”: Mariastella che chiede stizzita a Vespa di zittire Donadi, reo di citare i dispacci su Papi di WikiLeaks. Tono querulo-arrogante di chi lo dice alla maestra di sostegno alla propria ottusità (l’unica che non intende tagliare). Enzo Costa


Repubblica Genova 07/12/10  

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sabato 27 novembre 2010

I LANTERNINI - LA SCENA DEL CONGRESSO da Repubblica Genova 27/11/10

Che effetto avrà l’esortazione a Bruno Vespa, partita dal Congresso degli avvocati allestito sulla Costa Concordia, a piantarla con i processi a “Porta a Porta”? Un effetto in tre puntate: nella prima, Vespa mostrerà un plastico della Costa Concordia per ricostruire la scena del crimine. Nella seconda, l’avvocato Taormina proverà che il mandante dell’efferata esortazione non è l’avvocato Alpa, ma il suo vicino di casa. Nella terza, Dell’Utri dimostrerà senza contraddittorio di avere un alibi. Enzo Costa


Repubblica Genova 27/11/10
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lunedì 2 agosto 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': FOTO DI CENA l'Unità 02/0810

Se il diavolo si nasconde nei dettagli, Blob è un programma diabolico: nella sua versione estiva, ripropone le disonorevoli imprese di onorevoli più o meno assatanati, capitanati dall’Utilizzatore Finale sdoganatore di escort. Servito in pillole (blu?) nel suo mirabile monologo chez Vespa sull’allegra serata con Noemi, mirabilmente intitolato «Adesso parlo io». Di quell’orazione ilare, ricordavo: le spiegazioni in libertà del Premier Papi, poi smentite dai fatti emersi; la faccia imbarazzata di De Bortoli; il soccorso fotografico dell’houseorgan Chi, per ridurre a dimensione conviviale la vicenda. Mi era sfuggito un particolare che ho colto grazie a Ghezzi e compari: quando Silvio invoca altre foto a discarico, subito non appaiono. Bruno (non sapendosi inquadrato) le sollecita alla regia agitando nervoso le braccia: sequenza eloquente sull’imparzialità del notaio. Enzo Costa


l'Unità 02/08/10

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lunedì 1 marzo 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': NON LA SI SFANGA da l'Unità 01/03/10

“Appalti e fango”, titolava Porta a Porta dopo la provvidenziale (per il Premier) pausa sanremese. Titolo efficace, con quel “fango” che evoca calunnie (“gettare fango”, “infangare”) e richiama le calamità naturali ed il loro naturale risolutore in felpa blu sedicente “alluvionato”, sinonimo vittimistico di “indagato”. Ma anche titolo spia di una difficoltà: con la destra che naviga (su fastweb e dintorni giudiziari) a vista, il combinato bendisposto verso Silvio Vespa-Minzolini fatica a trovare le parole giuste. Se il notaio del Capo se la cavicchia con astute ambiguità semantiche, è dura per il tosto Augusto: funzionano ancora omissis e furbate (“assoluzione” per “prescrizione”), ma gli editoriali-uppercut striderebbero con la nuova linea schizofrenica di Papi. Improbabile, un direttore che legga sul gobbo “Si vergognino i pm talebani che per fortuna combattono la corruzione in uno Stato di polizia il cui governo sta sgominando il Crimine!”. Enzo Costa

Quando l'immagine dice più della didascalia

l'Unità 01/03/10

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mercoledì 24 febbraio 2010

I SEMIFRESCHI - BRUNO L’INQUISITORE E MICHELE L’INTENDITORE da l'Unità 24/02/10

Lunedì Vespa ha inchiodato i teleutenti alle loro poltrone e Santoro alle sue responsabilità. Lievemente stizzito perché quest’ultimo, ad Annozero, lo aveva mostrato mentre – alla presentazione del proprio libro d’ordinanza - incalzava il Premier con due domandine sui suoi weekend con il nipotino e su come festeggiava San Valentino, il conduttore di Porta a Porta replicava da parcondicio sua: irradiando, dopo la riproposizione santoriana di quei suoi quesiti sbarazzini, lunghi spezzoni di trasmissioni dello stesso Santoro. Contro 120 secondi circa di un giorno da Vespa lontano dal suo studio ma vicino vicino al Cavaliere, una decina di minuti di dieci anni da Santoro in diretta televisiva. L’audience forse sarà salita, di certo le responsabilità dell’incauto Michele erano evidenziate: nel 2001 dedicava una puntata a Berlusconi malgrado il suo rifiuto di partecipare, beccandosi durissime accuse di faziosità da una garante di obiettività quale Alessandra Mussolini. Un filmato choc seguito da altre immagini eloquenti: Santoro che parla delle domande rivolte a Berlusconi dall’Economist, che si occupa delle dichiarazioni di Spatuzza, che intervista Patrizia D'Addario, e via esibendo alla corte catodica le prove della colpevolezza dell’imputato. Sì, Santoro – ben descritto da quel non sommario campionario del suo repertorio – è colpevole di parlare senza reticenza nel servizio pubblico di persone, notizie e presunti reati di notevolissima rilevanza, di cui hanno parlato e parlano giornali nazionali ed internazionali, oltre che le tv di tutto il mondo (un po’ meno la nostra). La requisitoria di Vespa è stata efficace, pur se non esaustiva. Mancavano le trasmissioni di Santoro, andate in onda durante il governo Prodi, che non facevano sconti al centrosinistra, impietose nel rivelarne limiti (ad avviso del conduttore) e divisioni, nel denunciare i guai giudiziari di Mastella, nell’attaccare diversi provvedimenti dell’esecutivo (come la riforma dell’ordinamento giudiziario). Sarebbe saltato ancora più agli occhi che Santoro ha il vizio di fare un giornalismo non accomodante, qualunque sia la maggioranza governante. Peccato anche che Vespa non abbia parlato degli anni in cui Santoro ha taciuto perché così aveva voluto il politico del quale oggi, grazie al conduttore di Porta a Porta, sappiamo come festeggia San Valentino. E peccato che Vespa non abbia fatto vedere, a mo’ di pubblicità comparativa, cosa succedeva nella sua trasmissione in contemporanea ai misfatti dell’imputato Santoro: quando quest’ultimo incalzava il Cavaliere assente facendo inviperire la Mussolini, lui gli forniva una scrivania di ciliegio su cui firmare il Contratto con gli italiani poi non esattamente onorato. Poco prima che lo scriteriato Santoro rivolgesse domande alla escort preferita da Papi, lui concedeva un paio di ore a Papi medesimo affinché ci illuminasse sul caso Noemi dall’alto della sua autorevolezza e di un titolo inequivocabile: “Adesso parlo io”. Poi i fatti accertati hanno parlato in un altro modo. Ma non c’è stato, sul tema, un altro Porta a Porta. Enzo Costa

La misurata replica di Vespa a Santoro

l'Unità 24/02/10

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