Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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mercoledì 1 dicembre 2010

I SEMIFRESCHI - LA TV E L'INVASIONE DEI REPLICANTI da l'Unità del 01/12/10

Nel suo tour catodico di avvicinamento a Vieni via con me, fra una spianofortata a base di black soul (regolare, non clandestino!) a Porta a Porta e non so che sentenza finale a L’ultima parola, il sensibilissimo ministro Maroni ha fatto tappa nell’accogliente studio di Matrix, dove ha esternato - con espressione da buonuomo ferito dallo sparacalunnie Saviano - una preoccupata prefigurazione: se un esaltato, fuorviato dalle parole dell’autore di Gomorra, lo avesse identificato con la Piovra nordista, lui, il delicatissimo inquilino del Viminale, avrebbe potuto rischiare la vita.

Subito ho pensato fossimo dalle parti, frequentatissime dalla destra di sgoverno, del vittimismo feroce, che imputa preventivamente a parole non allineate conseguenze tragiche. Quel comodo ridurre a cattivo maestro chiunque non aderisca al (non) pensiero unico di Palazzo Grazioli e dintorni. Ed effettivamente da quelle parti eravamo, considerando la sostanziale verità della narrazione di Saviano sulla Mafia al nord, la forma argomentata e civile con cui era stata esposta, la sproporzione in fatto di forza e potere fra il titolare del Dicastero di Polizia ed un giovane scrittore, condannato a morte dai boss. Ma poi ho provato a pensare dell’altro: che magari certe parole, indipendentemente dalla volontà di chi le pronuncia, possono far male davvero, se non istigare gesti criminali. E ho pensato che se quelle parole di Saviano avevano sortito tale effetto sul tenero ministro, chissà allora quale sbrego nell’anima degli interessati avrà prodotto un’affermazione del tipo: «I libici hanno sparato sul peschereccio credendo ospitasse clandestini». Ecco: ogni clandestino (mi scuso per l’odiosa etichetta), davanti a quelle parole oscene, pur se proferite da un sensibilissimo ministro, si sarà sentito umiliato e offeso, dipinto violentemente come un legittimo bersaglio. E ancora: come si sarà sentito, un immigrato non in regola col permesso di soggiorno, nell’ascoltare un pur delicatissimo ministro proclamarsi “cattivissimo” nei confronti di quelli come lui? E tralascio lo stato d’animo di quanti, arrivati qui da paesi lontani, sono stati accolti da insulti e gestacci di Borghezio, Calderoli, Gentilini e sodali padani (quelli sì, come si è visto, istigatori di violenze su persone davvero indifese). Alla fine, ho pensato ancora due cose: una è che vedere un leghista tenere su tutti i canali risentite lezioni di bon ton oratorio, è l’ennesimo capitolo del grottesco italico. L’altra è che mi aspetto di vedere tutti gli immigrati liberi di replicare, in tutti i palinsesti, a tutte le pericolose offese di Maroni e soci. Quest’ultimo, in realtà, non è un pensiero: è un sogno impossibile. Enzo Costa


l'Unità 01/12/10 

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giovedì 25 novembre 2010

I LANTERNINI - SVERSA VIA CON ME da Repubblica Genova 25/11/10

Nel giorno in cui Roberto Saviano mostrava in tv l’altezza record della montagna dei rifiuti illegali, gli inquirenti scovavano in zona Col di Nava una discarica abusiva poco più bassa dei piloni del soprastante viadotto, e larga come il bosco che ha distrutto. Di certo, ambientalisti isolati segnalavano da tempo il disastro. Ma di sicuro i più non volevano vedere. Succede lo stesso con le documentate denunce di Saviano. Unica consolazione: nell’imperiese, al momento, Maroni non ha preteso di rettificare. Enzo Costa


Repubblica Genova 25/11/10  

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domenica 21 novembre 2010

I LANTERNINI - MOLTO DALL’ARCHIVOLTO da Repubblica Genova 21/11/10

Venerdì sera, al teatro Modena, sei abitato da due forti emozioni: il piacere intenso di scoprire, da spettatore, l’asciutta potenza delle parole di Roberto Saviano narratore, amplificata dalla lettura sorvegliata di Neri Marcoré ed Eugenio Allegri, e dalla regia evocativamente scarna di Giorgio Gallione. Da cittadino, il conforto di quella platea gremita, di quei tantissimi giovani partecipi con religiosa attenzione a due ore di pedagogia civile in forma di spettacolo. Ne esci arricchito di bellezza, e di speranza. Enzo Costa


Repubblica Genova 21/11/10

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venerdì 19 novembre 2010

I LANTERNINI - SPARALA PIÙ GROSSA, BRUZ da Repubblica Genova 19/11/10

Non c’è niente da fare, davanti ai propri modelli nazionali, italiani, pardon, padani, il cattivismo della Lega Nord Liguria impallidisce, trascolorando in tenero folclorismo. Ha voglia il generoso Bruzzone a fare la faccia feroce, perorando la chiusura dei parchi in nome della caccia selvaggia. Una proposta da mammolette, priva com’è di effettacci grandguignoleschi: per dire, la possibilità di impallinare, nelle ex aree protette, anche Montezemolo. O la libertà di sguinzagliare delle mute feroci, che bracchino Saviano. Enzo Costa


Repubblica Genova 19/11/10
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domenica 31 ottobre 2010

I SEMIFRESCHI - I PULLMAN DELL'ORRORE CATODICO da l'Unità del 31/10/10

Ma cosa porta i turisti dell’orrore ad Avetrana? Cos’è che li conduce fino a quel remoto luogo del delitto, prima ancora dei pullman che occhiutissime agenzie di viaggi low-cost hanno riconvertito da scarrozza-massaie deportate per spaccio di pentole a family-mobile per il grandtour garage di zio Michele-uliveto del rogo del cellulare-pozzo di campagna in cui provare la vertigine dell’abisso?
Certo, la naturale, morbosa pulsione per il Male, per il Vuoto che conforta quando lo si scruta negli altri, per la Disgrazia che ci sfiora ma non ci tocca (Grazia ricevuta!), sia essa un pauroso incidente d’auto o un omicidio primordiale e postmodernamente amorale. Ma c’è qualcosa di più, che fa da primo motore immobile a quegli amorevoli papà che tengono per mano i figlioletti attorno al buco che ha inghiottito la povera Sarah, a quelle giovani coppie in pellegrinaggio presso il portone che ha custodito un’indicibile violenza, a quegli italiani annusanti l’odore di morte che emana una villetta dall’estetica efferata come quelle di tanta povera gente. A trascinare lì quelle facce normali è l’ordinario orrore catodico, l’agghiacciante indotto televisivo di una tragedia, indotto che ogni giorno, inesorabilmente, quella tragedia la mastica, rumina, digerisce, vomita e rimastica, ingigantendola e sezionandola. È il ciclo continuo Giletti-Sposini-Venier-D’Urso-Panicucci-Vinci-Vespa-plastico-inviati-avvocati-criminologi-addetti agli orrori-passanti intervistati-vicini interpellati-“rivediamo cosa disse Sabrina”-“risentiamo Cosima”-“riascoltiamo Concetta” (chiamati coi soli nomi di battesimo, come gli internati del Grande Fratello). Una fabbrica fordista di Nulla eterico che da mattina a sera, da Uno Mattina a Porta a Porta, lavora il Dolore grezzo conciandolo e sconciandolo, sminuzzandolo e serializzandolo, rendendolo telegenico come altri fortunati tormentoni del video, dalla pornografia sentimentale di Uomini e Donne ai tormenti dei sedicenti talenti di Amici.
Il risultato è la costruzione di un’umanità-audience così rimpinzata di parole e immagini oscene da non poterne percepire la tossicità, la ripugnanza, l’orrore. Anzi, da aver patologicamente bisogno di nutrirsene anche dal vivo, a costo di pagarsi il viaggio in pullman, per sedare le crisi d’astinenza da (rari) buchi dei palinsesti (alla faccia della sentenza interessata “la tv non condiziona!”).
Un effetto mirato: quando si azzera il pensiero dei cittadini, è più facile fargli credere che l’Osceno sia il vaffanbicchiere di Santoro, o un’inchiesta di Report, o un programma di Fazio e Saviano. Enzo Costa


l'Unità 31/10/10
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mercoledì 27 ottobre 2010

I SEMIFRESCHI: VERSANTE LIGURE - TELE NON VISIONI da OLI n°275 del 27/10/10

Report, Santoro, Fazio,
Saviano: ormai la lista
di chi pagherà dazio
s’ingrossa a d’occhio vista.
E chi tace a ’sto strazio
o è cieco o è Masichista.


da OLI

27/10/10

venerdì 2 ottobre 2009

I SEMIFRESCHI - SAVIANO E LE PAROLE DELL’ITALIA L'Unità 02/10/09


“La condanna ce l’hai”: potrebbero sembrare queste, le parole più importanti della straordinaria puntata d’esordio della nuova Era glaciale (andata in onda venerdì scorso nella notte di Raidue). Sono le parole che Roberto Saviano, unico ospite di Daria Bignardi, rivela di aver recentemente ascoltato dalla viva voce di un pentito. Parole la cui sinistra asciuttezza quasi ne amplifica l’inesorabilità: la camorra ha emesso la sua sentenza di morte per l’autore di Gomorra. Che è lì, in quell’algido studio televisivo, a testimoniare come a quella condanna possa sfuggire non soltanto con il suo coraggio e con la sua determinazione, ma anche con la forza che gli viene dai tantissimi che leggendolo, sostenendolo, offrendogli da lontano il conforto della vicinanza, non lo lasciano mai solo. Eppure, per quanto eloquenti, quelle non sono le parole più significative e impressionanti: lo sono altrettanto, se non di più, quelle che risuonano in un filmato, scandite con sconvolgente incuria mentale (prima che verbale) da uomini e donne del profondo Nord che degradano a effetto collaterale di una scelta economica la morte dei militari italiani, tutti del Sud, in Afghanistan, di cui Saviano aveva mirabilmente scritto su Repubblica. Parole fradice di pregiudizi, in un ampio spettro che va dal razzismo all’imbecillità (“i meridionali sono dappertutto, anche nei quiz”), intenti ad alimentarsi a vicenda, forti della fiera consapevolezza di essere spesso oggi parole di governo. Oppure le parole, intrise di un rancore cieco e masochistico, che i ragazzi di Casal di Principe vomitano sul loro illustre (anzi, in quell’ottica distorta, famigerato) concittadino, colpevole di “aver fatto i soldi diffamando la sua terra”.
Alle parole confuse e terribili di quest’Italia divisa da odi e risentimenti reciproci, ma unita da un’ottusa ed afasica disperazione, Saviano – ogni giorno, con il suo lavoro solitario di scrittore, adesso, con il suo argomentare pubblico nello studio, grazie anche alla rara capacità di ascolto della conduttrice – oppone, da italianissimo anti-italiano, parole precise, prensili e indimenticabili, mai consolatorie, mai rassegnate. Parole di verità sulla tragedia umana, civile e politica di ogni mafia, cariche di una straordinaria forza analitica, insieme accorata e lucida. Nell’asserita convinzione-illusione che possono cambiare le cose attraverso il loro potere di denudarle.
Un’ora e mezza di grande televisione. Non sarà sfuggita a qualche ministro, che provvederà a convocare d’urgenza i vertici Rai. Enzo Costa




La parte più glaciale di quest'era

l'Unità 02/09/09


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