Mi resta dentro la voce della ragazza che, dal suo terrazzo, sta
riprendendo il disastro col cellulare: la mano è straordinariamente
ferma, la voce scossa, devastata da ciò che vede e vive. Urla il suo
dolore violento e incredulo opponendo alle lacrime l’urgenza di salvare
gli altri, anche per salvarsi dalla disperazione: con la freschezza
ferita di chi scopre il male, grida a chi galleggia fuori dall’auto di
togliersi di lì, dice con singhiozzi e parole strozzate le cose che
passano, il terrore che la assale. Vorrei abbracciarla. Enzo Costa
Repubblica Genova 06/11/11
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