Mai visto un Bruno Vespa così nervoso come di questi tempi, a parte la furibonda secessione da Pippo Baudo durante lo show sui 150 anni dell’unità d’Italia. Eccolo, piccato, dare del cafone a Obama, reo di non aver ringraziato il nostro paese per l’intervento in Libia (si paventa una dura ritorsione diplomatica yankee formato battute a raffica di David Letterman); eccolo redarguire stizzito Rosy Bindi, rea di aver eccepito sulla sua formulazione di una domanda sul caso Penati (gli è saltata la mosca al neo). Eccolo bacchettare acido gli imprenditori, rei di criticare le manovre del governo badando al proprio particulare: e qui mi sovviene un Vespa diverso, meno bilioso, che, quando gli industriali protestavano, ne girava partecipe e gongolante le lagnanze (deduco per lui nient’affatto corporative) al governo: ma quelli, per l’appunto, erano altri tempi, tempi del governo Prodi, e di un altro Vespa, soave e felpato. Vederlo così nervoso, oggi, mi inquieta. Enzo Costa
l'Unità 17/10/11
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