Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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giovedì 20 novembre 2014

I LANTERNINI - LA TERZA VIA da Repubblica Genova 20/11/14

Al di là del merito della questione, la polemica Burlando-Renzi sulle alluvioni ci dice qualcosa di questi tempi politico-mediatici: il Presidente della Liguria, non certo noto per lo stile comunicativo, e però tra i primi a usare twitter (ma per andare per funghi), dopo aver abbracciato la svolta irruente di Matteo ne lamenta le semplificazioni sloganistiche. Dire “chi di Renzi ferisce di Renzi perisce” sarebbe semplicistico. Forse servirebbe una terza via fra rottamazione e conservazione, magari in formato ogm: Burlenzi. Enzo Costa


Repubblica Genova 20/11/14

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giovedì 27 dicembre 2012

I SEMIFRESCHI - LA RESISTIBILE PREVALENZA DELLE RICETTE FACILI da l'Unità 27/12/12

Dieci anni. È la scadenza che un campione rappresentativo di italiani darebbe ai politici per poi farli tornare comuni cittadini, se ho ben ascoltato l’esito di un sondaggio Ipr Marketing esposto tempo fa al Tg3. Nell’ascoltarlo, ho pensato all’ineluttabile deturpazione del di per sé lecito concetto di «politico di professione», deturpazione provocata dal fiorire di politici «fioriti» fra ruberie, privilegi e festini: se fare il politico, come narrano le cronache, significa pensare agli affaracci propri, ovvio che si speri di limitare gli anni di quello spasso privato finanziato da denari pubblici.
Con buona pace dell’idea ragionevole di una «professionalità» dell’attività politica, fatta in realtà di competenze acquisibili anche con il tempo. Poi, ho pensato all’efficacia della predicazione a cinque stelle, della sua versione progressista detta «rottamazione», e del «patto per i due mandati» spacciato sere fa su Retequattro dal tre volte fu premier Papi: in tempi travagliati e complicati, nulla è più seducente della semplificazione brutale: (quasi) tutti i politici rubano, meno fanno i politici meno rubano.
Elementare e popolare, come il successo di una definizione: quella dei politici «nostri dipendenti». Con tanti saluti alla parola novecentesca «rappresentanti», così polverosa e illusa nel configurare uno scambio fra elettori ed eletti, dove «scambio» non era introdotto dal triste prefisso «voto di... », ma inteso come relazione implicante margini di manovra dei rappresentanti nell’indicare percorsi e progetti ai rappresentati, dei quali i primi non erano certo, per definizione, meri esecutori. Infine, circa quel sondaggio, ho pensato che però sarebbe bastata una domandina per aprire una crepa in convinzioni tanto più granitiche quanto più mediatiche, scandite come un mantra da giornali, tv e web.
Questa: «E Napolitano?». Ossia: «Se il limite di dieci anni per i politici fosse stato in vigore da tempo, oggi non avremmo Napolitano al Quirinale: lei ne sarebbe contento?». Credo che, salvo la quota grillina e qualche rivolo dipietresco, il campione rappresentativo avrebbe risposto «No, non ne sarei contento». E, se sollecitato al ragionamento articolato, si sarebbe accorto che di Napolitano apprezzava proprio le qualità derivate, oltre che da doti personali, da una lunga militanza politica: esperienza, competenza, capacità di valutazione dell’interesse generale. Si sarebbe accorto che non tutto è «Casta». Ma forse non conviene che le persone ragionino: le ricette facili vendono di più, e circolano che è un piacere (nel senso che basta un «mi piace» su Facebook).
Però, come ha dimostrato la vittoria di Bersani alle primarie, non sono invincibili. Enzo Costa


 l'Unità 27/12/12

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lunedì 29 ottobre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': NUOVE PAROLE E IDEE COMODAMENTE TRASPORTABILI IN CAMPER da l'Unità 29/10/12

Se “rottamazione”, come parola, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva (mi perdoni chi, per giovinezza politica, non gradisce l’espressione antica), si profilano nuovi termini e concetti, sempre agevolmente trasportabili in camper. Uno è un aggettivo risuonato a In mezz’ora di Lucia Annunziata: “disgustoso”. Così Renzi ha definito un per lui vecchio malvezzo del centrosinistra: quello di ricompensare gli sconfitti alle primarie con posti di governo (ha fatto l’esempio di Mastella e Pecoraro Scanio). Un’idea ripetuta a tormentone, quella dell’insostenibilità etica prima che politica dei premi ministeriali ai perdenti, perché seducente, oltre che (ovviamente) legittima. Ma è anche vero che negli Usa Obama nominò segretario di Stato Hillary Clinton, che aveva battuto alle primarie. Chissà se il già rottamatore, nella sua recente trasferta americana, ha redarguito per questo l’amico Barack, sfoderando il suo inglese sbarazzino: “Disgusting!”. Espressione che avrebbe fatto giovane anche oltreoceano. Come lo fa qui scandire con tono irrisorio “Io a quel tempo andavo al liceo”. A Che tempo che fa Renzi l’ha detto per declinare ogni responsabilità politica da leggi a suo giudicare di ostacolo all’artigianato. Poi, si è rammaricato perché il governo Berlusconi, non corretto da quello Monti, ha prosciugato il fondo per la non autosufficienza. Fondo istituito a suo tempo dagli allora ministri Turco e Bindi (quando lui forse aveva appena finito l’università). Ma questo Renzi non l’ha ricordato. Si sa, Livia Turco e Rosy Bindi le vuole rottamare, anche se ora pare un po’ meno trendy dichiararlo. Mi resta una curiosità: cosa dice quando incontra Napolitano? “Buongiorno, Signor Presidente: quando Lei si occupava di politica economica per il Pci io frequentavo l’asilo”? Enzo Costa


 l'Unità 29/10/12

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giovedì 18 ottobre 2012

I SEMIFRESCHI - RIME BACATE: Sulla via delle primarie - da l'Unità.it 18/10/12

Una folgorazione
gli fece cambiar stile:
“Farò rottamazione
ma in modo più civile!”.
A un vecchio leader chiese
di uscire dalla scena
però fu ipercortese:
gli massaggiò la schiena;
col segretario antico
parlò lingua di pace:
“Vai a casa, io ti dico,
sol se non ti dispiace”;
l’anziana Presidente
indusse ad andar via
con più di un bacio ardente,
rara galanteria.
Ma il garbo ritrovato
lo spinse a dubitare:
“Che sia maleducato,
comunque, rottamare?
Di più: a dirla tutta,
non sa di presunzione
quella parola brutta
che è ’rottamazione’?
Perché dovrei pensare
‘dei vecchi si fa senza’?
Da loro ho da imparare!
Evviva l’esperienza!”.
Idea di cui fu fiero
perciò non la nascose
quel suo nuovo pensiero
ai suoi seguaci espose:
restarono sgomenti
stupiti, senza fiato
poi furon conseguenti:
è stato rottamato.



 l'Unità.it 18/10/12

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