Sarò distratto, ma mi sembra che Enrico Musso non abbia detto per chi ha votato alle elezioni francesi. Sarò confuso, ma mi sembra di ricordare che cinque anni fa, vantando la propria doppia nazionalità italo/francese, avesse detto e ridetto di aver votato per Sarkozy. Se davvero stavolta ha taciuto, ci sono tre spiegazioni alternative: 1- ha smarrito il certificato elettorale; 2- gli hanno tolto la cittadinanza francese perché l’hanno data a Carla Bruni; 3- ha votato per Hollande, ma non lo dice per modestia. Enzo Costa
Se la caduta delle ideologie è certezza (ideologica) consolidata, ti spiazza il crollo delle videologie, ossia di postulati telespacciati per anni come verità: già vacilli quando vedi Bondi che, all’incalzare della Gruber sulla crisi di credibilità del governo, non oppone più confutazioni fideistiche (“Non è vero! Si vergogni!”), ma dolenti mezze ammissioni. O Paragone che non riserva più “L’ultima parola” ai berlusconidi ma a se stesso, per infilzare Stracquadanio. Ma il disvelamento finale sono le risatine del duo Sarkò-Merkel: e paradossalmente a squarciare il velo videologico è la rodomontesca insurrezione anti-francese di Ferrara. Quel suo raffinato buttarla in caciara, a suon di facce esagerate genere “vedete come sono spiritoso?”, ti illumina: ora la colpa sarebbe della perfida Parigi alleata con l’infida Berlino. Ma lui e altri cantori del Capo meno colti, non dicevano che la forza dell’Uomo (della Provvidenza) di Arcore era la diplomazia del cucù? Enzo Costa
Magari è vero che tutti, politici compresi, al telefono dicono cose turpi, pesanti o inquietanti, tanto per dirle. Magari è vero che se intercettassero Tabacci lo sentiremmo progettare una sommossa contro il Tribunale di Brescia ed un assedio alla redazione della Padania, che se intercettassero la Bindi la sentiremmo narrare ad un pusher le sue prodezze sessuali con una dozzina di gigolò, che se intercettassero Bersani lo sentiremmo intrattenersi con (s)faccendieri pseudosocialisti a caccia di affari, soldi e Volvo S80, che se intercettassero Casini lo sentiremmo raccontare barzellette sporche al segretario di Bagnasco. Magari è vero che vale anche per l’estero, che se intercettassero la Merkel la sentiremmo affibbiare epiteti a Sarkozy, che se intercettassero Obama lo sentiremmo insultare giudici, baristi e tassisti. Magari è vero che vale anche per il passato, che al telefono Einaudi risultava uno zoticone, De Gasperi un erotomane. Magari è vero. Magari no. Enzo Costa
Si potrebbe dire che fa specie vedere la destra italiana, da sempre eurofobica, tacciare la Francia di anti-europeismo; che i respingimenti frontalieri dei francesi sono la variante meno brutale di quelli costieri da noi concordati con l’amico Gheddafi; che Sarkozy fa ai tunisini ciò che Silvio & Umberto volevano fare ai rumeni; che Parigi, per basse ragioni elettorali, è più leghista della Lega. Ma, davanti alle difficoltà di Ventimiglia, le polemiche politiche portano sul binario morto. Si aiuti chi ha disagi, e basta. Enzo Costa
Stavolta Silvio ci ha delusi: la nota ufficiale di Palazzo Chigi con cui ha modificato i sottotitoli di Canal Plus sulle parole che avrebbe rivolto a Sarkozy, non è da lui. Non che non sia berlusconiano l’uso di sparata con rettifica incorporata: quello, si sa, è un marchio di fabbrica del Premier. Ma la negazione dell’evidenza, la smentita sdegnata di sentenza appena pronunciata, il Cavaliere è solito applicarle ai suoi aforismi politici: vedi l’attacco minaccioso alla Costituzione “sovietica”, poi riconvertito in difesa della Carta fondamentale. Ma qui ci troviamo in zona facezie, nel proverbiale “umorismo” di Silvio: settore nel quale il Nostro, convinto di esserne un campione assoluto, non solo non smentisce, ma ribadisce, per poi rilanciare col suo campionario di accuse di seriosità strumentale ed ottusa alla sinistra faziosa e barbogia. Insomma, con la gaffe italo-francese siamo dalle parti dell’ “abbronzato” garrulamente appioppato a Obama, delle barzellette spensieratamente ambientate nei lager nazisti, delle ilari ricette anti-stupro sui militari custodi di “belle ragazze”. Ecco: “Moi je t’ai donné la tua donna” suonava come un aggiornamento del repertorio di spiritosaggini, aggiornamento all’insegna della continuità. E quindi meritevole della solita, orgogliosa rivendicazione dell’Umorista prestato alla Politica: “Sì, l’ho detto, e chi mi critica è la solita sinistra triste e internazionalista che controlla anche l’emittenza transalpina!”. Invece ha negato. Avrebbe detto “Tu sais que j’ai étudié à la Sorbonne ». Magari avrà davvero detto così, però, che delusione! (Ma, a pensarci bene, vero o falso che sia, per uno che parla di “Romolo e Remolo” e vanta una politica culturale a base di Bagaglino e Grande Fratello, sostenere di avere studiato alla Sorbona, è una boutade strepitosa). Enzo Costa