Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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domenica 4 novembre 2012

I LANTERNINI – UN ANNO DOPO da Repubblica Genova 04/11/12

Un anno dopo, dovremmo aver capito che cementificare senza limiti è ferirci, che l’idea di limite è un’idea vitale, che la Natura va rispettata perché ne facciamo parte, che neppure imparando a rispettarla saremmo del tutto al sicuro, che la consapevolezza della nostra insicurezza è l’inizio della nostra salvezza, che dalle autorità possiamo pretendere protezione dell’ambiente quanto più la pretendiamo da noi stessi. Vorremmo capire cos’è successo in quell’oscura riunione, eventualmente per proteggerci. Enzo Costa


Roberta Alloisio canta una poesia di Enzo Costa sull'alluvione dello scorso anno, musicata da Enzo e Roberto Costa, che suona il brano. Le immagini del video sono di Aglaja.
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Repubblica Genova 04/11/12

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lunedì 5 dicembre 2011

I SEMIFRESCHI - QUEL MALEDETTO 4 NOVEMBRE da Repubblica Genova 05/12/11

Lo dico anch’io che le scuole, quella tragica mattina di un mese fa, in quel dannato 4 novembre, andavano chiuse. Lo dico adesso. Ma prima? Prima del 4 novembre non lo dicevo, e non lo pensavo. Confesso che pensavo il contrario: pensavo che non andassero chiuse, perlomeno a Genova, perché pensavo che l’allarme fosse eccessivo, per colpa di noi “operatori mediatici”, e per riflesso condizionato di molti. Pensavo, cioè, che quell’allerta due fosse una conseguenza esagerata dell’alluvione nello spezzino poco o per nulla annunciata, di pochi giorni prima. È capitato spesso, in questi anni: a fronte di una catastrofe naturale non prevista, stampa, tv ed autorità che si affannano a diramare nuovi avvisi di pericolo, vuoi per rimediare alla mancata previsione precedente, vuoi (almeno inconsciamente) per esorcizzare ulteriori disastri. E il (retro)pensiero delle persone comuni è questo: “Danno l’allarme solo perché non lo avevano dato l’ultima volta, ma stavolta non succederà niente”. In questa specifica occasione, una mezza idea mia, e non solo mia. Ora che - a freddo - si può, facciamo mente locale: la vigilia del 4 novembre, quell’incessante fucina di sentenze sommarie che è anche la rete, emetteva verdetti inappellabili contro il terrorismo allarmistico della sindaco. Lo stesso giorno dell’alluvione, le cronache riferivano la protesta dei commercianti di Sestri Ponente, contrari alla chiusura obbligata dei negozi, giudicata immotivata. Eccolo, un altro elemento del pre-tragedia che, col senno esasperato di poi, è stato rimosso: i riflettori dei media e, di conseguenza, gli occhi dei cittadini, erano puntati sui luoghi dei precedenti disastri, del 2010 e di qualche giorno prima. Il messaggio più esplicito che implicito che passava, poche ore prima della catastrofe che avrebbe ferito il capoluogo ligure, era questo: è in arrivo un nubifragio che toccherà anche Genova e il Ponente della regione, ma i cui effetti più negativi dovrebbero manifestarsi laddove l’alluvione ha colpito da poco (le Cinque Terre) e un anno fa (Sestri): si paventavano altri crolli ed allagamenti nelle zone già sfigurate dalla potenza distruttrice dell’acqua, suggerendo perciò l’idea che fosse là, in quei luoghi già devastati, il vero, se non unico, pericolo. Da qui, o anche da qui, forse, la decisione di lasciare aperte le scuole genovesi, e la quasi unanime pacifica accettazione del provvedimento. Per di più c’era e c’è, come si è detto da varie parti (anche da quelle autorevoli del meteorologo Achille Pennellatore), l’insostenibile vaghezza, nel nostro paese, del concetto di “allerta due”, che contempla una troppo ampia escursione di eventi climatici, più o meno devastanti. Tant’è che ora si è valutato di ridefinirlo. Una genericità propedeutica, nel caso di Genova, a numerose precedenti “allerta due” rivelatesi prive di gravi conseguenze, e foriera, quindi, di puntuali pesanti sarcasmi, on-line e politici, sulla sindaco che chiude le scuole quando poi la bufera di neve si rivela una bufala. Certo, la Vincenzi, in quest’ultimo, tragico caso, può avere sbagliato toni e parole nell’immediato dopo-alluvione, può aver commesso l’errore di difendere in un primo momento con troppa ostinazione quella decisione; ancor di più, per me, ha sbagliato nel non spiegare subito e meglio i motivi di quella scelta, sbagliata col senno di poi (ma lo ha fatto bene poco tempo dopo, con la sua lettera sul web). Ma non penso si possa dire che alla vigilia era evidente che andassero chiuse le scuole: fosse stato così evidente, intendo dire evidente agli occhi di tutti, al punto che tenerle aperte (come hanno sostenuto alcuni degli accusatori della Vincenzi) fosse una scelta quasi criminale, penso che tutti i genitori i ragazzi a scuola non li avrebbero mandati. E poi, tralasciando qualche “dettaglio” sociale (la nostra idolatria per l’asfalto e l’automobile, il nostro invocare strade, garage e posteggi all’insegna del “box populi box dei”), e tecnico (lo scarso coordinamento fra le varie unità operative, ora ammesso dal capo della Protezione Civile), politicamente ci sarebbe da dire altro: che è osceno vedere strumentalizzare una tragedia simile da forze politiche responsabili nazionalmente di condoni edilizi, istigazioni all’abusivismo selvaggio che fa scempio del territorio; le stesse forze politiche il cui governo aveva tentato di varare un Piano casa all’insegna del “costruisco ergo sum”, ed ha quasi azzerato i fondi per la cura del dissesto idrogeologico. Infine, ricorderei una cosa: la vituperata Vincenzi ha predisposto un piano urbanistico nel quale è vietato costruire ancora in collina, con una linea d’azione nell’ambiente urbano mirata più alla riqualificazione dell’edilizia esistente che a nuovo cemento: certo, può non essere sufficiente. Ma è un fatto che già a suo tempo, nel presentarne le linee guida (ben prima che arrivasse in consiglio comunale), la sindaco, accanto al solito “non è abbastanza” degli ambientalisti duri e puri, si era beccata attacchi feroci dalla lobby dei costruttori, il cui leader è (o era) molto vicino al partito di Berlusconi. Forse, prima di chiederle di dimettersi ora, sarebbe stato opportuno darle un minimo di sostegno allora. Enzo Costa


Repubblica Genova 05/12/11
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giovedì 10 febbraio 2011

I SEMIFRESCHI - VERSANTE LIGURE: SCOSSE DI ANNIENTAMENTO da OLI n°288 del 10/02/11

Di un crollo hai l’impressione
con tutto al suolo raso:
valori, informazione,
diritti, eros, leso
ed in frantumazione
è un ethos condiviso.
E la ricostruzione
(ironico buon peso
che il mio mestier m’impone)
la cura Bertolaso.


da OLI

  10/02/11

sabato 13 febbraio 2010

I SEMIFRESCHI - PERCHÉ VESPA È VESPA (MA QUALE PROTEZIONE CIVILE: LA NOTIZIA È CLERICI A SANREMO) da l’Unità 13/02/10

Riconosciamolo: giovedì sera, la trasmissione di informazione di punta della rete ammiraglia Rai era sulla notizia. La notizia del giorno, che aveva colpito i cittadini, inquietato la società civile, scosso i palazzi della politica: Antonella Clerici al Festival di Sanremo (che avevate capito?). Un fatto insieme epocale e caldo caldo, che l’instancabile Bruno Vespa, reduce da una sfibrante presentazione pomeridiana del proprio libro condotta dal Premier a mo’ di legittimo impedimento letterario, ha sviscerato fino a notte fonda in un’edizione straordinaria di Porta a Porta. Straordinaria per il suo essere sul pezzo, in tempo reale con fatti sconvolgenti: la bellezza di Antonella, la sua dieta coraggiosa, i suoi svenimenti per ritrovare la linea perduta, il suo rapporto con le giarrettiere. Straordinaria per la rilevanza degli ospiti (Pupo, Emanuele Filiberto, Povia, Cutugno, e via canticchiando). Straordinaria per le scritte sul maxischermo, eloquenti didascalie di un giornalismo immune da ogni reticenza: “Italia amore mio: Pupo, il principe e l’allenatore”, “A Sanremo si canta così”, “L’ombra di Morgan sul Festival”. Qualche moralista disfattista avrà pensato: e l’inchiesta sulla Protezione Civile, gli arresti, le intercettazioni, le accuse a Bertolaso? Quisquilie, inezie, bazzecole. Robetta da trafiletti di una gazzetta di provincia. Non in grado di far saltare la scaletta di Porta a Porta. Che magari, a pensarci bene, era pure registrata: sostituirla con una diretta sui fattacci giudiziari di giornata, anche in prima serata? Idea balzana e fantascientifica: le dirette all’impronta in prime time sulle opere della Protezione Civile, Vespa le allestisce solo se è presente il succitato presentatore del suo volume ad autoglorificarsi. In quel caso non esita a far saltare ogni scaletta, ed anche Ballarò.

Giovedì, diversa l’impostazione del Tg1: ha trascurato le imprescindibili news festivaliere sfornando, dopo il primo sull’Iran, questi titoli super partes: “Bertolaso al Tg1: non ho tradito la fiducia degli italiani”, “Berlusconi: Bertolaso non si tocca, i pm si vergognino”. Mancava solo un titolo su un vaccino miracoloso che guarisce la piaga dei giudici inquirenti. Ma la notte ha portato consiglio: venerdì Tg2 e Tg1 delle 13 e delle 13.30 hanno finalmente aperto, coraggiosamente, con la notizia scottante del momento: la nevicata su Roma. Per la serie “Meno male che il freddo c’è”. Per un attimo il Tg3 è sembrato seguirli nella linea meteorologica: il primo titolo iniziava con “Bufera…”. Ma poi proseguiva con “…sulla Protezione Civile”. I soliti disfattisti moralisti. E comunisti. Enzo Costa

Silvio Clerici annuncia la canzone vincitrice di Sanremo 2010:
"Croci Rosse per te", canta Orietta Bertolaso

l'Unità 13/02/10

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venerdì 9 ottobre 2009

I LANTERNINI - IL CROMO E L'ETERE da Repubblica Genova 09/10/09


È chiaro che si brancola nelle emergenze. Annunciando ricostruzioni a norma e messe in sicurezza dei territori fra un condono edilizio e un’istigazione alla cementificazione chiamata “piano casa”. Però ci sono emergenze ed emergenze: per quella ambientale della Stoppani la Protezione Civile ha finito i soldi. Vero, i drammi dell’Aquila e Messina imponevano ogni intervento. Ma il sospetto che bonificare un’area industriale sia reputato poco telegenico, poco adatto a speciali “Porta a Porta”, resta. Enzo Costa



Fogna a fogna


Repubblica Genova 09/10/09


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