Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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venerdì 4 luglio 2014

I LANTERNINI - GLI STATI CAPORALI da Repubblica Genova 04/07/14

Primocanale ha documentato i “no, grazie” di alcuni invitati da Biasotti agli “Stati Generali” del centrodestra da lui ideati: Enrico Musso diceva che non militava nel centrodestra (all’insaputa di Biasotti?); Maurizio Rossi diceva che lui non guardava a sinistra ma a ponente, e non guardava a destra ma a levante (e ricorrere al navigatore?); Raffaella Della Bianca diceva che non gradiva un’iniziativa di Forza Italia (si figuri il sottoscritto!). Attendo i rifiuti dei seguenti invitati vip: Scajola, Batman, Einaudi, Dudù, Biasotti. Enzo Costa


Repubblica Genova 04/07/14

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giovedì 24 aprile 2014

I LANTERNONI – SE SULL’EUROPA SENZA CERTEZZE INCOMBE IL MISTERO DEL TERRITORIO da Repubblica Genova 24/04/14

Ma c’è ancora, il territorio? E, a monte (in senso metaforico, non orografico) della domanda, sarebbe cosa buona e giusta che ci fosse o che non ci fosse più? Non sono qui ad interrogarmi sullo stato idrogeologico del Paese (che, comunque, sappiamo disastrato), ma sull’esistenza o meno di una fisicità geografica della politica, ai tempi delle elezioni europee: appuntamento, quest’ultimo, di per sé basato su una sorta di geografia politica virtuale o se preferite amletica (esiste o non esiste l’Europa intesa come luogo democratico sovrastatale? È stata fatta ma dobbiamo ancora fare gli europei? È viva e lotta insieme a noi, malgrado sia frequentata in quel di Bruxelles da uno come Borghezio?). L’interrogativo iniziale sorge quasi spontaneo ad osservare il caso Scajola: il fu ministro, lo sapete, per la competizione elettorale continentale non è riuscito a trovare casa (mi si passi il basso umorismo di stampo domiciliare, ma è per vivacizzare un po’) nelle liste di Forza Italia. La sua presenza, già anticipata in esclusiva dal coordinatore ligure Biasotti fiero della sua intimità col fu Cavaliere, è stata cassata da Giovanni Toti, forte del suo nuovo ruolo di facTotim di Arcore. E già qui, in fatto di addetti alle nomination, il concetto di territorialità inizia a vacillare: il coordinatore regionale del partito, fresco per di più di un master che fa curriculum (una cena non elegante, ma alla presenza di Dudú in carne e pelo), che viene solennemente ignorato e/o sbugiardato dal nuovo Bondi di Palazzo Grazioli in materia di candidature in terra ligure. Inevitabile chiedersi cosa debba coordinare, per statuto, l’autoctono Sandro: la ola obbligatoria per qualsivoglia scelta imposta dall’esecutore in tuta bianca delle volontà del Leader Supremo, momentaneamente distaccato ai servizi sociali? Ma poi, soprattutto, l’idea di territorio frana come e più di un pendio di Andora con sovrastante terrazza e sottostante ferrovia, al cospetto dell’oggetto della decisione: l’uomo forte di Imperia impossibilitato a candidarsi ad Imperia, nella Liguria tutta e, dunque, nella circoscrizione Nord-Ovest, per cause di Forza Italia maggiore. Certo, l’ostacolo insormontabile alla sua ridiscesa in campo è stato, come è noto, un peccatuccio edilizio commesso fuori porta, giusto di fronte al Colosseo. Ma la sentenza che tale macchia, al momento giudicata penalmente irrilevante dalla magistratura, fosse più indelebile di quelle di Fitto (per non dire di quella passata in giudicato del fu Premier Papi neo-pregiudicato), è stata inappellabilmente formulata in un luogo altro e alto rispetto all’antica zona ponentina di predominio politico del sacrificato. Ma poi, il sacrificato medesimo, col suo territorio, poteva vantare ancora la simbiosi di un tempo? L’inimmaginabile tranvata elettorale presa da un suo uomo alle comunali di Imperia non parrebbe testimoniarlo. Tanto più se si rammenta come quel suo uomo, nel tentativo disperato di rimonta per il ballottaggio, era arrivato a semi-disconoscerlo. E allora? Il caso Scajola cosa dimostra, riguardo la territorialità della politica? Che ad un certo punto essa frana? Restando in Forza Italia, le due candidature liguri passate al vaglio del fido successore di Fede documentano due fenomeni più complessi: per Bonanini, una territorialità insieme proprietaria (il candidato europeo forzista è sotto processo per una gestione, secondo l’accusa, più che padronale del Parco delle Cinque Terre) e camaleontica (il candidato europeo forzista è stato candidato europeo piddino: che adesso punti, risolti o meno i guai giudiziari, alla realizzazione del Parco delle Cinque Terre Due?); per la De Martini, una territorialità di natura oscillatoria, nel senso che nel tempo intercorso fra la sua precedente candidatura alle europee per Berlusconi e la sua attuale candidatura alle europee per Berlusconi, la Nostra ha oscillato per l‘intero spettro di partiti e coalizioni dello Stivale, fino a ritrovarsi pronta, a fine giro, per la ricandidatura in Forza Italia. Tutti esempi, questi, di quanto sia aleatorio, ormai, il concetto di territorio, così come quello di appartenenza. Del resto, negli ultimi anni, la triste parabola della Lega ha dimostrato che un’idea eccessiva di territorialità è solo nefasta: quando si sacralizza in modo fanatico un territorio, in nome dell’opposizione integralistica a quanto è diverso, straniero, c’è un rischio: che a furia di affondare le radici si tocchi un sottosuolo in cui circolano scorie e veleni (pregiudizi, xenofobia, razzismo). Se un territorio viene assunto ottusamente o furbescamente come luogo di Bene assoluto minacciato da agenti esterni, ci si immiserisce così tanto – culturalmente e moralmente – da sprofondare fra i rimborsi del Trota e i diamanti in Tanzania. Una storia apparentemente padana, quella del Carroccio, ma tipicamente italiana, nelle sue degenerazioni familistico-clientelari così simili a quelle di tanta cattiva politica meridionale, fondata su voti di scambio ed elargizioni ad un elettorato relegato ad un sottosviluppo civile pari a quello economico del territorio così malamente rappresentato. Insomma, più in generale: in una Nazione polverizzata in corporativismi e campanilismi, con i partiti in via di estinzione, essere un politico espressione di un territorio non significa incarnare una sorta di boss della circoscrizione? Non si scordi il caso del recordman di preferenze Fiorito, uno che nel territorio era incistato. E ancora: non c’è il rischio che una visione assoluta del territorio finisca per nuocere all’interesse generale? Tema, questo, complesso. Qui mi limito a segnalare come, a proposito di infrastrutture, fino a qualche decennio fa l’esproprio per un’opera pubblica era visto, a sinistra, come segno del prevalere delle istanze della comunità statale su quelle individuali, egoistiche, di questo o quell’abitante. Oggi, invece, la sinistra più antagonista professa l’opposto. Tornando alle elezioni europee, l’auspicio è che sia possibile, come paiono attestare alcune candidature nel Pd (Cofferati, Briano, Gualco) unire rappresentanza del territorio e competenza, conoscenza dei problemi locali e visione più ampia delle dinamiche sociali ed economiche. Anche perché l’alternativa, la politica 2.0, non sta dando prove esaltanti: al di là delle spassose autocandidature web degli aspiranti parlamentari europei a cinque stelle, molti dei quali provenienti da non si sa quale remota galassia, ci sono i comizi a pagamento di Grillo. Uno così all’avanguardia che quando fa lo show a Padova diventa secessionista veneto, e quando, qualche mese prima, arringa gratis folla la folla in piazza della Vittoria, iscrive unilateralmente e suo malgrado Pertini al MoVimento. Lui è legatissimo al territorio in cui si esibisce quella sera. Enzo Costa


Repubblica Genova 24/04/14

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martedì 1 aprile 2014

I LANTERNINI - QUEL SEGUGIO DI SANDRO da Repubblica Genova 01/04/14

La prova del fiuto politico di Biasotti? La foto da lui fieramente esibita dopo la cena elegante, pur se abbigliata, col fu Premier Papi: era in posa giuliva alle spalle di Dudù (con qualche pelo bianco in meno ma un po’ più scodinzolante del soggetto in primo piano). Ora, non a caso, il fu Cavaliere ha lanciato la svolta animalista: vuole i voti di dieci milioni di proprietari di animali domestici. Biasotti lavora al programma: tenersi alla larga dal commissario Cottarelli e farsi immortalare col commissario Rex. Enzo Costa


Repubblica Genova 01/04/14

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domenica 2 marzo 2014

I LANTERNINI - FEDELE ALLA LINEA da Repubblica Genova 02/03/14

Se la foto, fieramente mostrata da Biasotti, era eloquente sulle gerarchie politiche vigenti nella cena di Arcore offerta ai forzisti liguri (Dudù a figura intera retto da un Biasotti dalla testa parzialmente tagliata con, dietro, una fettina di Sappa, presidente della Provincia di Imperia), parimenti chiaro è stato Biasotti su Scajola: col compiacimento di chi è in intimità con Lui, ha rivelato che Silvio gli ha detto che (bontà sua) pensa di candidarlo alle europee. Dunque, per il fu ministro è fatta. Se Dudù è d’accordo. Enzo Costa


Repubblica Genova 02/03/14

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lunedì 27 gennaio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': (FU?) CAVALIERE DOCET: NON CI SONO PIÙ I BEAUTY CENTER DI UNA VOLTA da l'Unità 27/01/14

Densa di suggestioni, la foto che giovedì svettava in molti quotidiani italiani: ritraeva Berlusconi in piedi sul balcone di un beauty center sul Garda. Fotografato dal basso, il fu Premier Papi esibiva un sorriso tirato (forse senza responsabilità del lifting), la mano sinistra sollevata sopra il capo con il braccio incurvato e proteso in avanti, un po’ a mo’ di protezione dai raggi solari, un po’ a mo’ di saluto benedicente ad una folla plaudente o ad un fotografo invocante. Un Cavaliere (titolo vacillante) che mostrava un’aria simil-rilassata, da post-Italicum, per quanto lievemente affaticata, a dar retta al braccio destro aggrappato alla ringhiera. Il look total black, comprensivo della classica polo ganza sotto la giacca d’ordinanza, era contrappuntato dalla mise bianco integrale del limitrofo Giovanni Toti, che, pur nella considerevole corpulenza, conferiva alla scena una certa freschezza giovanile mitigata, però, da quella sua tinta candida che lo caricava di un’aura paramedica: ad un primo sguardo, pareva un infermiere di turno. Ma una disamina più attenta lo svelava nella sua qualifica di direttore del Tg4 distaccato alla riesumazione di Forza Italia. Toti sorrideva alla non identificata platea sottostante, con l’espressione di chi ce l’aveva fatta, alla faccia di Emilio Fede e di Raffaele Fitto. Ma se il pubblico in basso era un’intuizione, le figure all’interno, nascoste all’obiettivo, erano una certezza: quella foto dal terrazzino emanava un sano sapore familiare. Si avvertivano, nella camera retrostante, Dudù scodinzolante e Francesca Pascale palpitante. Diversa atmosfera, rispetto a quella di una remota seduta ad un beauty center umbro con, anche, Marysthelle Polanco. Erano altri tempi, per così dire eleganti. E non c’erano fotografi. Enzo Costa


l'Unità 27/01/14

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lunedì 7 ottobre 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': ECCO LA NUOVA FICTION DI SUCCESSO: DOPO I CESARONI, I BERLUSCONI da l'Unità 07/10/13

Ora che, dopo il penoso voltafaccia sul governo, deve rifarsi il trucco, il pur efficace quadretto familiar-domestico non gli basta più. Alla figlia maggiore tosta, glamour e operativa, alla figlia minore tenera, semplice e protettiva, alla fidanzatina dolce, innamorata e combattiva, al barboncino soffice, candido e affettivo, vanno aggiunte altre figure da rotocalchi, quotidiani e talkshow (organi di informazione intercambiabili), personaggi avvincenti per target differenti. Per esempio, una cugina stagionata, Mafalda Berlusconi, cuoca provetta, da intervistare a ogni mazzata giudiziaria piovuta sul capo moquettato del fu Premier Papi: “Per consolarlo dal verdetto sui diritti Mediaset, gli ho fatto le melanzane alla parmigiana!”, rivela materna Mafalda a Chi. Oppure una vivace nipotina, Jessica Berlusconi, messa alle strette da un inviato del Giornale: “Ho 17 anni, ma quando zio Silvio mi ha visto me ne ha dati 25!”. O un arzillo, simpaticissimo suocero, Pasquale Pascale, ideale per un memoriale su Panorama: “Chillo (il genero fardato, nda) è ‘nu Signore, anzi, ‘n’Unto d’o Signore!”. O ancora, l’amichetto del cuore di Dudù, Fifì, un placido San Bernardo, il cui ritratto giornalistico, uno scoop di Libero (“nella botticella porta una tisana-elisir che tiene in forma il Cavaliere”), è rilanciato da Diva e Donna, “Porta a Porta” e Tg4. Così la fauna antropo-zoologica sarebbe completa: magari non del tutto autentica (ma perché, il fidanzato di Noemi Letizia che saltò fuori anni fa, era vero?), magari non del tutto autorevole (ma perché, la condanna della sentenza di condanna sulla Mondadori emessa da colei che, in base alla sentenza, dirige la Mondadori a seguito della corruzione di un giudice, è autorevole?), però perfetta per la nostra fiction quotidiana. Enzo Costa


l'Unità 07/10/13

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