Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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venerdì 11 luglio 2014

I LANTERNINI - LAVORARE STRONCA da Repubblica Genova 11/07/14

Traduttore in italiano delle telefonate intercettate di Berneschi in anglo-zeneize. Addetto al reperimento di linee programmatiche di intesa fra Pd genovese e Marco Doria. Conferitore di vivacità ai discorsi di Marco Doria. Marco Doria. Cameraman specializzato in riprese di Sandro Biasotti ora che, per cause di forza maggiore e Forza Italia minore, Biasotti non è più reperibile alle spalle di Scajola. Cercatore di non-insulti nei commenti on-line del popolo pentastellato della rete. Lettore del lanternino. Lavori usuranti. Enzo Costa


Repubblica Genova 11/07/14

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martedì 1 luglio 2014

I LANTERNINI - ITALIA DELLE VARIANTI da Repubblica Genova 01/07/14

E però è vero che, come ha sbottato indecifrabilmente Burlando, fu lui ad “inventare” lo streaming per le sedute di Giunta (prima che la modalità ottenesse il marchio a cinque stelle), così da sedare le brame (e le trame?) dell’Idv: ci scrissi un lanternino. Ed è vero che, un tempo, per i critici da (a)social network e da Fatto Quotidiano, il partito di Di Pietro era un’oasi di moralità dentro al centrosinistra inciucista. Giusto, sia chiaro, interrogarsi sulla bontà di certe alleanze. Ma sulla schizofrenia di certi giudizi, no? Enzo Costa


Repubblica Genova 01/07/14

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lunedì 2 giugno 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': DIVENTA POLITOLOGO CON UNA FRASE: IL PD È LA NUOVA DC da l'Unità 02/06/14

Per la serie “Politologi con una frase”, dico anch’io “Il Pd è la nuova Dc”. Ma solo per adeguarmi al mood settimanale. Dirlo è terribilmente trendy, digitalmente cool, postmodernamente interclassista (tipicamente democristiano?). La prima a dirlo, mentre il fu Cavaliere affondava sotto le proiezioni elettorali di Raitre, è stata una stizzita Daniela Santanchè, aggrappata a quel salvagente lessicale sgonfio. Divenuto mantra autoconsolatorio del popolo pentastellato, incline alla reiterazione dei “concetti” (come i berlusconidi di un tempo e la Santanchè di sempre). Pensierino fattosi virale sulle bacheche della sinistra radicale-ellenica (quella che mai riflette sui motivi delle proprie percentuali di voti), e solennemente scandito dalla candidata-ritirata Barbara Spinelli. Ora, ogni luogo comune ha un fondamento di verità: qui, non solo, parafrasando un’altra massima immortale (sulle stagioni intermedie), non c’è più il Pci (ma quale? anche quello, di Berlinguer, del compromesso storico con la Dc?), ma neppure il Pd di una volta: Renzi, invece delle Frattocchie, ha frequentato i lupetti; non arriva dai Ds, ma dalla Margherita (e, prima, dalla Ruota della fortuna). Però mi chiedo: il bonus Irpef e l’aumento della tassazione sulle rendite, non sono di sinistra? Per me, il Pd è la dialettica faticosa e fruttuosa fra flessibilità renziana e solidità bersaniana, è l’irruenza sfrontata del premier mitigata dalla resistenza diffidente di parte della base, è il combinato più o meno ben disposto di innovazione e tradizione. Ricordo che, anni fa, Barbara Spinelli difendeva sulla Stampa il governo Prodi (un comunista?), biasimando il sabotaggio massimalistico che subiva da rifondatori e “sinistri” duri e puri. Non ho mai pensato che lei, all’epoca, fosse democristiana. Enzo Costa


 l'Unità 02/06/14

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giovedì 29 maggio 2014

I LANTERNINI - MOMENTI PUTTI da Repubblica Genova 29/05/14

A Primocanale il pentastellato Putti non si capacitava platealmente: esibiva un desolato sconforto per un popolo così immaturo, a suo enfatizzato recriminare, da essere passato dal venditore Berlusconi al venditore Renzi. E quando Francesca Baraghini gli parlava di un tweet del premier, Putti si avviliva in favore di telecamera per quella web-politica tutta fuffa. Si sentiva solo, in un Paese che non coglie la preparazione, la serietà e la distanza dalla fuffa della rete del suo non-Leader Beppe Grillo. Enzo Costa


 Repubblica Genova 29/05/14

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martedì 27 maggio 2014

I LANTERNINI - UNO A CASA! da Repubblica Genova 27/05/14

Il voto d’azzardo lo idearono anni fa i berlusconidi. Alle provinciali di Genova avvisarono il centrosinistra, che governava: “Se Repetto perde, il governo si deve dimettere!”. Poi Repetto vinse, senza oneri per i berlusconidi: nessuno di loro si dimise. Il loro voto d’azzardo era così: scommesse-minacce assurde e pesanti che, se perse, non comportavano penitenze. Stavolta il giocatore d’azzardo è stato Grillo: “Se battiamo il Pd, Renzi e Napolitano a casa!”. Ora andrà a casa lui: non farà mica come i berlusconidi! Enzo Costa


Repubblica Genova 27/05/14

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lunedì 26 maggio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IL GESTO DELLE MANETTE: TIPICA PICCINERIA ITALIOTA PER L’EUROPA da l'Unità 26/05/14

Forse l’immagine che sintetizza al meglio questa campagna elettorale per le europee è quella del cittadino Di Stefano che alla Camera, il giorno del voto sull’arresto del piddino Genovese, fa il gesto delle manette. Non dimentichiamola, quell’immagine, nella sua straordinaria eloquenza: il cittadino Di Stefano, a corredo delle braccia levate e piegate verso l’alto, le mani incrociate a mimare la presa di immaginari schiavettoni, sfodera un sorriso compiaciuto al limite del ghigno, un’ilarità beffarda denunciata dagli occhi strizzati, fessure emananti bagliori di cupa felicità acida. Sprizza contentezza biliosa, secerne allegria rancorosa, il cittadino Di Stefano, eccitato per l’imminente incarcerazione di Genovese. E ci tiene a esibirla, quella sua euforia avvelenata, per il plaudente popolo della rete. Mimica basica e forcaiola che è il biglietto da visita della propria purezza assoluta: non casuale anticipo, in forma muta, dei tribunali del popolo (sempre della rete) rilanciati e prefigurati qualche giorno dopo dal non-Leader dei 5 Stelle, a suggello del suo tour grottesco fra le tragedie del passato (l’evocazione “non-violenta” dei processi popolari istituiti dai terroristi, dopo la parafrasi blasfema di Primo Levi e le spiritosaggini macabre sullo sconfinamento oltre Hitler). Cosa c’entra tutto questo col voto per l’Europa? Nulla, se non la palese volontà di conseguirlo accarezzando ferocemente i bassi istinti degli italiani. E la loro smemoratezza. Ma in chi la memoria la conserva, la speranza resta: il cittadino Di Stefano, con la sua gestualità garrula, sguaiata e ringhiosa, è un remake 2.0 del leghista col cappio e del post-missino che sbevazza e trangugia mortadella: la fine poi fatta dai loro partiti, all’epoca trionfanti, un po’ ci rassicura. Enzo Costa


giovedì 24 aprile 2014

I LANTERNONI – SE SULL’EUROPA SENZA CERTEZZE INCOMBE IL MISTERO DEL TERRITORIO da Repubblica Genova 24/04/14

Ma c’è ancora, il territorio? E, a monte (in senso metaforico, non orografico) della domanda, sarebbe cosa buona e giusta che ci fosse o che non ci fosse più? Non sono qui ad interrogarmi sullo stato idrogeologico del Paese (che, comunque, sappiamo disastrato), ma sull’esistenza o meno di una fisicità geografica della politica, ai tempi delle elezioni europee: appuntamento, quest’ultimo, di per sé basato su una sorta di geografia politica virtuale o se preferite amletica (esiste o non esiste l’Europa intesa come luogo democratico sovrastatale? È stata fatta ma dobbiamo ancora fare gli europei? È viva e lotta insieme a noi, malgrado sia frequentata in quel di Bruxelles da uno come Borghezio?). L’interrogativo iniziale sorge quasi spontaneo ad osservare il caso Scajola: il fu ministro, lo sapete, per la competizione elettorale continentale non è riuscito a trovare casa (mi si passi il basso umorismo di stampo domiciliare, ma è per vivacizzare un po’) nelle liste di Forza Italia. La sua presenza, già anticipata in esclusiva dal coordinatore ligure Biasotti fiero della sua intimità col fu Cavaliere, è stata cassata da Giovanni Toti, forte del suo nuovo ruolo di facTotim di Arcore. E già qui, in fatto di addetti alle nomination, il concetto di territorialità inizia a vacillare: il coordinatore regionale del partito, fresco per di più di un master che fa curriculum (una cena non elegante, ma alla presenza di Dudú in carne e pelo), che viene solennemente ignorato e/o sbugiardato dal nuovo Bondi di Palazzo Grazioli in materia di candidature in terra ligure. Inevitabile chiedersi cosa debba coordinare, per statuto, l’autoctono Sandro: la ola obbligatoria per qualsivoglia scelta imposta dall’esecutore in tuta bianca delle volontà del Leader Supremo, momentaneamente distaccato ai servizi sociali? Ma poi, soprattutto, l’idea di territorio frana come e più di un pendio di Andora con sovrastante terrazza e sottostante ferrovia, al cospetto dell’oggetto della decisione: l’uomo forte di Imperia impossibilitato a candidarsi ad Imperia, nella Liguria tutta e, dunque, nella circoscrizione Nord-Ovest, per cause di Forza Italia maggiore. Certo, l’ostacolo insormontabile alla sua ridiscesa in campo è stato, come è noto, un peccatuccio edilizio commesso fuori porta, giusto di fronte al Colosseo. Ma la sentenza che tale macchia, al momento giudicata penalmente irrilevante dalla magistratura, fosse più indelebile di quelle di Fitto (per non dire di quella passata in giudicato del fu Premier Papi neo-pregiudicato), è stata inappellabilmente formulata in un luogo altro e alto rispetto all’antica zona ponentina di predominio politico del sacrificato. Ma poi, il sacrificato medesimo, col suo territorio, poteva vantare ancora la simbiosi di un tempo? L’inimmaginabile tranvata elettorale presa da un suo uomo alle comunali di Imperia non parrebbe testimoniarlo. Tanto più se si rammenta come quel suo uomo, nel tentativo disperato di rimonta per il ballottaggio, era arrivato a semi-disconoscerlo. E allora? Il caso Scajola cosa dimostra, riguardo la territorialità della politica? Che ad un certo punto essa frana? Restando in Forza Italia, le due candidature liguri passate al vaglio del fido successore di Fede documentano due fenomeni più complessi: per Bonanini, una territorialità insieme proprietaria (il candidato europeo forzista è sotto processo per una gestione, secondo l’accusa, più che padronale del Parco delle Cinque Terre) e camaleontica (il candidato europeo forzista è stato candidato europeo piddino: che adesso punti, risolti o meno i guai giudiziari, alla realizzazione del Parco delle Cinque Terre Due?); per la De Martini, una territorialità di natura oscillatoria, nel senso che nel tempo intercorso fra la sua precedente candidatura alle europee per Berlusconi e la sua attuale candidatura alle europee per Berlusconi, la Nostra ha oscillato per l‘intero spettro di partiti e coalizioni dello Stivale, fino a ritrovarsi pronta, a fine giro, per la ricandidatura in Forza Italia. Tutti esempi, questi, di quanto sia aleatorio, ormai, il concetto di territorio, così come quello di appartenenza. Del resto, negli ultimi anni, la triste parabola della Lega ha dimostrato che un’idea eccessiva di territorialità è solo nefasta: quando si sacralizza in modo fanatico un territorio, in nome dell’opposizione integralistica a quanto è diverso, straniero, c’è un rischio: che a furia di affondare le radici si tocchi un sottosuolo in cui circolano scorie e veleni (pregiudizi, xenofobia, razzismo). Se un territorio viene assunto ottusamente o furbescamente come luogo di Bene assoluto minacciato da agenti esterni, ci si immiserisce così tanto – culturalmente e moralmente – da sprofondare fra i rimborsi del Trota e i diamanti in Tanzania. Una storia apparentemente padana, quella del Carroccio, ma tipicamente italiana, nelle sue degenerazioni familistico-clientelari così simili a quelle di tanta cattiva politica meridionale, fondata su voti di scambio ed elargizioni ad un elettorato relegato ad un sottosviluppo civile pari a quello economico del territorio così malamente rappresentato. Insomma, più in generale: in una Nazione polverizzata in corporativismi e campanilismi, con i partiti in via di estinzione, essere un politico espressione di un territorio non significa incarnare una sorta di boss della circoscrizione? Non si scordi il caso del recordman di preferenze Fiorito, uno che nel territorio era incistato. E ancora: non c’è il rischio che una visione assoluta del territorio finisca per nuocere all’interesse generale? Tema, questo, complesso. Qui mi limito a segnalare come, a proposito di infrastrutture, fino a qualche decennio fa l’esproprio per un’opera pubblica era visto, a sinistra, come segno del prevalere delle istanze della comunità statale su quelle individuali, egoistiche, di questo o quell’abitante. Oggi, invece, la sinistra più antagonista professa l’opposto. Tornando alle elezioni europee, l’auspicio è che sia possibile, come paiono attestare alcune candidature nel Pd (Cofferati, Briano, Gualco) unire rappresentanza del territorio e competenza, conoscenza dei problemi locali e visione più ampia delle dinamiche sociali ed economiche. Anche perché l’alternativa, la politica 2.0, non sta dando prove esaltanti: al di là delle spassose autocandidature web degli aspiranti parlamentari europei a cinque stelle, molti dei quali provenienti da non si sa quale remota galassia, ci sono i comizi a pagamento di Grillo. Uno così all’avanguardia che quando fa lo show a Padova diventa secessionista veneto, e quando, qualche mese prima, arringa gratis folla la folla in piazza della Vittoria, iscrive unilateralmente e suo malgrado Pertini al MoVimento. Lui è legatissimo al territorio in cui si esibisce quella sera. Enzo Costa


Repubblica Genova 24/04/14

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lunedì 7 aprile 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IO E LA (PERDUTA?) MISURA D’ALTURA DI GUSTAVO ZAGREBELSKY da l'Unità 07/04/14

E pensare che io Gustavo Zagrebelsky lo stimavo fin da quando, ci scommetto, Grillo ne ignorava l’esistenza. Lo seguivo già, anche fisicamente: in un agosto di diversi anni fa, me lo vidi passare davanti in un borgo montano dove andavo (e vado) in vacanza. Lo chiamai col trasporto del fan, e lui prima si mostrò misuratamente stupito del mio riconoscerlo (a differenza degli altri villeggianti) e, poi, cortesemente misurato. Si chiacchierò di varia attualità, consuetudine rinnovatasi ogni estate, sempre all’insegna dell’eccessiva esuberanza mia e della cordiale misura sua. Adesso ho scorto la sua firma in un accorato appello di costituzionalisti, intellettuali e Landini contro le riforme istituzionali prospettate da Renzi. Appello grondante accuse perentorie al Pd e vibrante di allarme democratico per una “svolta autoritaria” e “padronale”. Ora, per carità, le riforme annunciate non mi paiono perfette, ma neppure sciagurate; le trovo (come Grasso, De Siervo, Manzella) migliorabili, ma non esecrabili; apprezzabili per l’intento (tante volte auspicato) di rinnovare un sistema bloccato, pur se emendabili. Ma “autoritaria” e “padronale”, come definizioni, mi suonano poco misurate (a prescindere dalla firma di Rodotà che, certo, nell’85 voleva abolire il bicameralismo in ben altro contesto proporzionale, ma che poi aveva gradito la sua sillabata invocazione pentastellata per il Quirinale, invocazione di piazza contrapposta alle “trame” parlamentari dei Grandi Elettori): difatti, ecco unirsi all’appello Grillo & Casaleggio, noti alfieri del dibattito non-padronale nel MoVimento, oltreché della continenza espressiva a suon di “Vaffa Day”. Ora loro sono in sintonia col misurato Zagrebelsky: se il prossimo agosto lo vedo passare, mi impegno a salutarlo in modo non autoritario. Enzo Costa


l'Unità 07/04/14

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lunedì 24 marzo 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': NOTIZIA DA NON ARCHIVIARE: L’AUGUSTO “IMPEACHMENT” DI NAPOLITANO da l'Unità 24/03/14

E l’ “impeachment”? Va bene che il non-Leader dei 5 Stelle secerne post esplosivi a ciclo continuo. Va bene che, prima di smascherare il complotto ordito da Letta con la perfida Albione, emette la fatwa contro l’infedele di turno, duetta filosoficamente con Giletti e caldeggia un gaio ritorno al futuro con la Repubblica di Venezia e la rentrée dei Borboni. Va benissimo che la richiesta della messa in stato d’accusa (scusate, impiego le parole della Costituzione) di Napolitano è stata rispedita al mittente sbraitante, ma quella sortita pentastellata, ancorché cotta e cestinata, non va archiviata così. Prescindendo dalla logica ficcante del non-Leader, che nel 2011 intimava al Presidente di cacciare Berlusconi sostituendolo con un tecnico, e nel 2014 gli dà del Despota congiurante contro Berlusconi, presidente del Consiglio “regolarmente eletto” (sana rusticità lessicale del non- Leader), merita una riflessione l’aspetto più significativo di questo breve ma epocale passaggio politico: il feeling ideologico fra M5S e Minzolini. Va notato che il fu direttorissimo, saputo del “golpe Monti-Napolitano”, aveva manifestato interesse per il cosiddetto impeachment. Mosso, forse, dal suo fiuto di cronista per le notizie frou-frou: ricordate, mentre iniziava a infuriare la crisi economica, il repertorio di news futili e dilettevoli offerto dal Tg1 da lui diretto? Ecco, magari l’Augusto aveva visto nel cosiddetto impeachment una continuità con leggendari pezzi del suo tg quali “Flipper, che passione!”, i gusti di gelato preferiti dagli italiani e via teledistraendo l’opinione pubblica. Notizie non così culturalmente distanti dai mitici scoop a 5 Stelle, tipo i microchip inseriti sottopelle o il regime di tale Pino Chet. Chiamiamole, se volete, affinità elettive. Se non elettorali. Enzo Costa


l'Unità 24/03/14

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giovedì 27 febbraio 2014

I LANTERNINI - SUMMIT EPOCALE da Repubblica Genova 27/02/14

Dopo Teano, Sanremo: è con orgoglio di ligure che ho assistito allo storico incontro fra Beppe Grillo e Massimo Giletti, immortalato da “Blob” fuori dall’Ariston. Il non-Leader dei 5 Stelle, col solito tono da avventore di bar-web in possesso della Verità (“Ho parlato con gli ingegneri! Ho girato mezzo mondo!”), rivelava a Giletti le soluzioni per energia, rifiuti, ecc, da divulgare tramite la da lui vituperata Rai. Giletti non diceva “Obbedisco”, ma conveniva e suggeriva. Dentro lo attendeva il maestro Vessicchio. Enzo Costa


Repubblica Genova 27/02/14

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lunedì 24 febbraio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUANDO SI APRE IL DIBATTITO SU CHI HA VINTO IL MANCATO DIBATTITO da l'Unità 24/02/14

Però qualcuno, non solo nel blog del non-Leader, convinto che il non-Leader ne sia uscito bene, c’è. Più di qualcuno, ancorché in minoranza. Ho letto, in non so più quale pagina Facebook di non so più quale amico, un classico “Renzi non doveva concedere quella visibilità a Grillo con la diretta streaming” di stampo centrosinistrorso, poi ritrovato su giornali progressisti. Ho visto su siti non (ufficialmente) schierati dibattiti e sondaggi su chi avesse vinto il web-duello. Segni, tutti questi, tutti quanti, quelli pentastellati doc, quelli iper-autocritici di sinistra, quelli super partes o quasi, che per parecchi italiani è concepibile la seguente opzione: partecipare ad un incontro-confronto politico e impedire sistematicamente all’interlocutore di parlare. E badate bene: non farlo come bieco espediente tattico non dichiarato, alla Gasparri, per innervosire l’avversario facendogli perdere il filo del discorso e sabotandone le argomentazioni scomode. No: farlo espressamente, come deliberata intenzione di non riconoscimento dell’altrui diritto di parola. Come fiera dimostrazione pratica della propria superiorità morale, della propria purezza. Ecco: c’è chi pensa, e non solo fra gli irriducibili del MoVimento, che si possa fare. Che così facendo se ne esca vincenti. O almeno non necessariamente sconfitti: difatti si apre il dibattito, si vara il sondaggio. Con, deduco, (retro)pensieri conseguenti del tipo: se Grillo avesse zittito totalmente Renzi, imbavagliandolo, allora avrebbe trionfato. Oppure: avrebbe dovuto emettere un rumore di fondo costante, un suono monovocalico, “uuuuuuu!”, tappandosi platealmente le orecchie, così da esplicitare meglio la non-ascoltabilità del Nemico. Quest’ultima è solo una battuta. Almeno spero. Enzo Costa



l'Unità 24/02/14

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domenica 16 febbraio 2014

I LANTERNINI - L’HO GIÀ SENTITA da Repubblica Genova 16/02/14

Non ho titolo per scrivere qui se un buon modo per ricordare pubblicamente un grande come Arnaldo Bagnasco fosse, anche, il breve show politico di Beppe Grillo, che era suo amico. Ho mie personali, opinabili idee, che tengo per me. Certo, il monologo è stato astuto, nel dare del decreto Imu-Bankitalia la vulgata del MoVimento, e nel capitalizzare con ironia la richiesta di condanna al processo ai no-Tav. Dire che un’indagine a proprio carico sia una spesa eccessiva, invece, era già nel tipico repertorio di Silvio. Enzo Costa


Repubblica Genova 16/02/14

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venerdì 14 febbraio 2014

I LANTERNINI - CHI DI WAFFA DAY FERISCE… da Repubblica Genova 14/02/14

“Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”: la citazione di Wittgenstein con cui il professor Becchi ha ingoiato la semi-fatwa di Grillo conferma che il non(più)-ideologo dei 5 Stelle è uomo di letture: ad “Agorà” scandì “Web ergo sum”, specificando poi, a rimarcarne la natura erudita, l’origine cartesiana della massima. E pronunciando “veb”, con la “v”. Invece martedì, a “Ballarò”, sbirciava di nascosto appunti come uno studentello. Io, confesso, Wittgenstein l’ho cercato su Wikipedia. Pronunciato “vikipedia”. Enzo Costa


Repubblica Genova 14/02/14

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lunedì 3 febbraio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IPOTESI SUGGESTIVA: E SE FOSSE VILIPENDIO DELLA LINGUA ITALIANA? da l'Unità 03/02/14

Prima di “boia” ha detto “stanno paventando”. Lo ha detto due volte, con ferma indignazione e composto allarme: toni propri di chi, accingendosi a formulare l’accusa più drammatica, “boia”, informa l’uditorio dell’orrore che si profila. Dunque, il cittadino pentastellato Giorgio Sorial ha detto così: “Questi grandi partiti della maggioranza stanno paventando la tagliola, stanno paventando il fatto di cucire le bocche, praticamente, ai deputati dell’opposizione”. Il suo sguardo tradiva la consapevolezza della drammaticità di quella denuncia. Un po’ meno la consapevolezza del significato del verbo paventare, che non indica, come pareva credere il cittadino Sorial, un’intenzione compiaciuta del soggetto, in questo caso i grandi partiti della maggioranza, bensì, al contrario, una prefigurazione preoccupata di un fatto non gradito dal soggetto medesimo. Insomma, l’allarmato e indignato cittadino Sorial, poco prima di dire “boia” a Napolitano, affermava a sua insaputa che i partiti della maggioranza temevano che, a breve, l’opposizione sarebbe stata zittita. Esempio illuminante, quanto l’eclatante “boia”, del grado di confidenza con le parole, col loro peso, col loro senso, di quel cittadino. E, a prescindere dal “Boia chi molla!” di missina memoria scandito alla Camera dal cittadino Angelo Tofalo, che però, previa ricerca su Wikipedia, si affrettava a chiarire le più antiche origini dell’espressione, risalente alla Repubblica Partenopea del 1799, viene in mente che, giorni fa, Grillo aveva detto per errore, con aria schifata, “extracomunitari” invece di “extraparlamentari”: lapsus freudiano? Ma, si sa, attaccarsi alle parole è un mezzuccio con cui la sterminata Casta criminalizza il MoVimento. Che potrà sempre replicare “Molti nemici, molto onore”. Enzo Costa


l'Unità 03/02/14

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domenica 2 febbraio 2014

LA VIGNETTA DI AGLAJA


I LANTERNINI - CHE SAGOME! da Repubblica Genova 02/02/14

I consiglieri comunali a cinque stelle che, col supporto ideologico della Federazione della sinistra, hanno esposto all’assemblea dell’Anci una sagoma (peraltro iperrealistica, non solo per dimensioni) del sindaco Doria per lamentarne l’assenza (peraltro giustificata, e sanata dalla presenza dell’assessore Miceli), sono troppo burloni: se reputavano grave quell’assenza, avrebbero dovuto o dovrebbero assaltare il consiglio comunale, bloccarne i lavori. L’hanno buttata in goliardia: che siano Casta anche loro? Enzo Costa


Repubblica Genova 02/02/14

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giovedì 30 gennaio 2014

I LANTERNINI - 43 PRESCRIZIONI TRANNE UNA da Repubblica Genova 30/01/14

Per un attimo ho pensato che la Via positiva, corredata di 43 prescrizioni, rilasciata dal ministero dell’Ambiente sulla Gronda, avesse messo una pietra (ecocompatibile) sopra, non dico alle discussioni sull’utilità dell’opera, ma a quelle sul giudizio del governo. Poi apro Repubblica, e scopro che per l’assessora Paita quella Via è un via libera, mentre per il pentastellato Camisasso quelle 43 prescrizioni, in pratica, equivalgono ad un no. In arrivo ulteriori discussioni. Che, da noi, non cadono mai in prescrizione. Enzo Costa


Repubblica Genova 30/01/14

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