Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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domenica 26 ottobre 2014

I LANTERNINI - SERVIZIO SARCASTICO da Repubblica Genova 26/10/14

L’infelicissima frase di Burlando contro Primocanale ci ha quasi fatto rimuovere Travaglio che, prima di fuggire da Santoro come una Santanché molto più di destra, sa che Burlando è colpevole: lo si vede dal suo sarcasmo inversamente proporzionale alla sua conoscenza della realtà genovese, dal suo aborrire l’idea di ascoltare l’imputato. Repertorio per la ola dei web-ultrà. Burlando dà pure l’idea che, se fosse stato in studio, non gli avrebbe allegramente spolverato la sedia. Per Travaglio, una colpa grave. Enzo Costa


Repubblica Genova 26/10/14

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martedì 1 luglio 2014

I LANTERNINI - ITALIA DELLE VARIANTI da Repubblica Genova 01/07/14

E però è vero che, come ha sbottato indecifrabilmente Burlando, fu lui ad “inventare” lo streaming per le sedute di Giunta (prima che la modalità ottenesse il marchio a cinque stelle), così da sedare le brame (e le trame?) dell’Idv: ci scrissi un lanternino. Ed è vero che, un tempo, per i critici da (a)social network e da Fatto Quotidiano, il partito di Di Pietro era un’oasi di moralità dentro al centrosinistra inciucista. Giusto, sia chiaro, interrogarsi sulla bontà di certe alleanze. Ma sulla schizofrenia di certi giudizi, no? Enzo Costa


Repubblica Genova 01/07/14

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lunedì 17 febbraio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': PASSARE DA ENRICO LETTA A MATTEO RENZI: CERTO CHE PERÒ… da l'Unità 17/02/14

Certo che Letta ha fatto il possibile. Però non ha fatto l’impossibile. Certo che Letta, che è nipote di Gianni, è stato sostenuto al governo da Berlusconi, che lo ha condizionato. Però poi di Berlusconi si è liberato, a dispetto di quanto prevedevano molti, da Grillo al Fatto Quotidiano, e a dispetto di suo zio. Certo che governare con Alfano e Lupi non è di centrosinistra. Però governare con la Kyenge e la Carrozza, forse, sì. Certo che Alfano, dopo il caso Shalabayeva, non si è dimesso, e neppure la Cancellieri dopo il caso Ligresti. Però la Idem sì. Certo che il fatto che l’unica a dimettersi sia stata una brava ministra di centrosinistra, e per una colpa lieve, non è stato confortante. Però che poi si sia dimessa la De Girolamo, sì. Certo che per etichettare il governo Letta la semplificazione da social network aiuta. Però per comprenderlo un po’ più a fondo, no. Certo che Letta non ci ha fatto uscire dalla crisi. Però ha iniziato a non farla aggravare. Certo che non ha rilanciato l’economia. Però non è Mandrake, e nemmeno Otelma, e neppure Casaleggio. Certo che Letta, con gli alleati e i numeri che aveva in Parlamento, cosa avrebbe potuto fare? Però ora Renzi avrà gli stessi alleati e gli stessi numeri. Certo che Letta viene dalla vecchia scuola Dc, e si vede. Però Renzi viene dalla post-Dc, e si vede lo stesso. Certo che, vinte le primarie, Renzi ha impresso un’accelerazione alla riforma elettorale. Però ha impresso anche una scoppola al governo Letta. Certo che serviva un cambiamento radicale. Però, forse, senza cambiare radicalmente il modo con cui ci si proponeva di portarlo. Certo che io, in linea di principio, a un cambio di premier senza passaggio elettorale non sono contrario in assoluto. Però il Renzi delle primarie lo era. Certo che però… Enzo Costa


l'Unità 17/02/14

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lunedì 2 dicembre 2013

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LE LARGHE INTESE PASSANO, I DIETROLOGI ANTI PD SONO PER SEMPRE da l'Unità 02/12/13

Dietro alle larghe intese c’è un inciucio. Dietro alle larghe intese c’è un patto losco. Dietro alle larghe intese c’è un accordo osceno. Dietro alle larghe intese c’è il salvacondotto per Silvio garantito dal Pd. Dietro alle larghe intese c’è l’impunità per Silvio offerta da Napolitano, non a caso rieletto da Pd e Pdl. Dietro alle larghe intese c’è la normalizzazione della magistratura, assicurata da Napolitano e Pd in favore di Silvio, e questo è un Fatto (Quotidiano). Dietro alle larghe intese c’è la salvezza di Silvio assicurata a Gianni da suo nipote Enrico, come è vero che mi chiamo Beppe, facevo il comico e valgo come uno (quest’ultima è una battuta dovuta al mio vecchio mestiere). Dietro alle larghe intese c’è, vedrete, qualcosa di peggio di quanto già dico, ribadisco e rimarco (ritravaglio). Dietro alle larghe intese c’è, vedrete, un modo per neutralizzare la sentenza della Cassazione, e se non lo credete siete ingenui o, peggio, la Casta, o, peggio ancora, cadaveri putrefatti, e prossimamente il nuovo insulto 2.0 che mi verrà in mente. Dietro alle larghe intese c’è, vedrete, l’azione pro-Silvio del Pd nella giunta delle elezioni, e se non lo credete vi hanno messo sottopelle un microchip. Dietro alle larghe intese c’è, vedrete, il voltafaccia finale pro- Silvio del Pd al Senato, e se non lo credete non credete neppure alle sirene. Dietro alle larghe intese c’è, vedrete, il mantenimento del voto segreto al Senato da parte del Pd, e se non lo credete non credete neppure alle scie chimiche. Dietro alle larghe intese, ora che Silvio è decaduto (e che le intese sono meno larghe), non so più bene cosa ci fosse, ma davanti ai fans, a sparare bufale strumentali sul Pd e su Napolitano senza poi mai dire “ci eravamo sbagliati”, ci saremo sempre noi. Enzo Costa


l'Unità 02/12/13

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lunedì 28 ottobre 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': PERCHÉ, SOLITAMENTE, NON POSSIAMO DIRCI SANTANCHIANI da l'Unità 28/10/13

Non scrivendo sul Fatto Quotidiano e non avendo mai ordinato o partecipato ad un V-day, non sono propenso a credere a Daniela Santanché, per esempio al suo blaterare lievemente nervoso di una garanzia poi rimangiata da Napolitano di un salvacondotto per Berlusconi, all’origine del governo delle larghe intese. Non sono un cultore della politica splatter, col suo indotto di dietrologie fanatiche tanto più rilanciate quanto più smentite dalla realtà, buone per venire spacciate come oppio del popolo della rete. Certo, un volta mi capitò di cogliere tracce di verità nel Verbo della Nostra: fu quando affermò che Silvio le donne le concepiva solo in orizzontale: chissà perché, mi sembrò sincera. Ma erano altri tempi, tempi di larghe offese a destra, e quel mio dar credito a Daniela un’eccezione alla regola. Eccezione rinnovatasi più di recente, quando, subito dopo la sentenza della Cassazione sui diritti tv, aveva svelato un proposito del Cavaliere: “Non andrà agli arresti domiciliari, non chiederà l’affidamento ai servizi sociali” ringhiò perentoria alle telecamere la pitonessa, esibendo un raro poliglottismo faunistico “andrà in galera!”, soggiunse con un sorriso mordace. Il mio ricordo può essere impreciso: ma nelle parole, non nella sostanza. Mi pare pure che per “galera!” avesse adottato una scansione sillabica, “ga-le-ra!”, conferente all’intendimento del Capo un piglio littorio: la “bella galera” come versione fardata della “bella morte” della fine di un altro Ventennio. Lì per lì ci credetti, allarmandomi: anche per i miei limiti professional-culturali esposti all’inizio, non mi entusiasma immaginare qualcuno, chiunque sia, in carcere. Ma ora appare evidente che il mio era un allarme immotivato: vedete che non è il caso di credere a Daniela Santanché? Enzo Costa


l'Unità 28/10/13

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venerdì 20 aprile 2012

I LANTERNINI – LA CORTE DEGLI ABULICI da Repubblica Genova 20/04/12

Esco dall’assopimento da dibattito alla Corte curato dal Fatto Quotidiano (assopimento imputabile solo alla formula inevitabile dei troppi candidati sul palco, e forse alla mia età) con una strana sensazione: quella di una mancanza. Mancanza di un candidato che conosca la città, che non dica formule magiche e/o cose generiche, che piuttosto di dirle populistiche le dica impopolari, che abbia un carattere, magari difficile, ma un carattere, e idee, magari discutibili, ma idee. Mi manca la Vincenzi: è proprio l’età. Enzo Costa


 Repubblica Genova 20/04/12

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