Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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giovedì 6 novembre 2014

I LANTERNINI - PALLEGGI da Repubblica Genova 06/11/14

Per me, checché se ne dica, il fu Cavaliere è politicamente defunto (sono autorizzati tutti gli scongiuri). Però è vivo e lotta insieme a Galliani, anzi, senza, col suo solito modulo calcistico: se il Milan vince, dice che i giocatori hanno seguito le sue indicazioni; se pareggia, li accusa di non dargli retta; se perde, addita schifato Inzaghi. È uno schema vincente, per un pallonaro come lui (se la battuta vi piace, l’ho inventata io; se vi pare così così, è stata accorciata dal tipografo; se vi fa schifo, è di Galliani). Enzo Costa


Repubblica Genova 06/11/14

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sabato 25 ottobre 2014

LEMMI LEMMI (dizionario semiserio): ONORABILITA' - da LEFT 25/10/14

A onor del vero, la parola onorabilità risuonava e risuona molto poco, in questi tempi non troppo rispettosi e non troppo rispettabili. E però, un paio di settimane fa, è improvvisamente - se pur fugacemente - tornata agli onori della cronaca, per via di un provvedimento di Bankitalia che ha imposto a Fininvest la cessione del 20% del capitale di Mediolanum. Sanzione inflitta, appunto, a seguito della perdita dei requisiti di onorabilità da parte di Silvio Berlusconi. L‘imprevedibile riaffacciarsi di quel vocabolo demodé istigava molti a un umorismo prevedibilissimo, a base di un fu Cavaliere non solo non più onorevole (sarebbe senatore, ma la forzatura valeva bene l’annesso calembour), ma pure non più onorabile. Umorismo che qui si finge di deplorare al solo scopo di riuscire a riproporlo con una patina di rispettabilità. Ora, si potrebbe ragionare sulla caducità della gloria degli uomini in genere, e di un uomo fardato in particolare, passato nel giro di un Ventennio dagli altari politico-mediatici alla polvere della disonorabilità pubblica ed economica. Ma forse è più opportuno soffermarsi con debito stupore sul contesto evocato dal secondo dei due succitati aggettivi: ma chi l’avrebbe detto che nel vorace e feroce mondo degli affari italico vigesse il principio di “onorabilità”? L’ha detto Bankitalia, e a noi, come al povero Silvio, non resta che prenderne atto. Le finanze nostrane richiedono uomini degni d’onore. Ovviamente senza alcun riferimento a Dell’Utri. Enzo Costa


LEFT 25/10/14

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lunedì 14 luglio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': FRONDA SU FRONDA: MA COME DISSENTONO MINZOLINI E BRUNETTA? da l'Unità 14/07/14

Scritto fuor di satira, in un partito ad personam il dissenso interno è qualcosa di difficile ma apprezzabile. Scritto con l’acido satirico, in un partito ad berluscam (variante estrema e fardata di quello ad personam), è qualcosa di quasi inimmaginabile: mi è difficilissimo immaginare come i temerari Minzolini e Brunetta stiano manifestando in faccia al fu Cavaliere la loro avversione alle riforme come previste dal cosiddetto patto del Nazareno. Proprio loro, storicamente più papisti di Papi, usi ad obbedir perinde ac Minzolini et Brunetta, capi della dissidenza intestina? E con quali modalità espressive? Difettando in creatività fantascientifica, parto banalmente dalle loro configurazioni standard: subito penso che Minzolini espliciti il suo “no” a Silvio brandendo un suo classico ordigno oratorio: l’editoriale da Tg1. Ma poi rammento che i suoi editoriali da Tg1 erano malcelate o spudorate dichiarazioni d’amore a Silvio, e – in quanto tali – inservibili, oggi, come armi da fronda. Più probabile che cerchi di prendere Berlusconi per sfinimento, sottoponendolo alla visione forzata dei mitici servizi frou frou delle news da lui dirette: anche un eterno farfallone come Silvio, all’ennesima “inchiesta” sui gusti di gelato preferiti dagli italiani, potrebbe arrendersi e cestinare il Senato non elettivo. E Brunetta? Me lo vedo in una versione modificata del suo format da talkshow in cui, come sapete, è solito dare sulla voce all’avversario ringhiando a tormentone frasette del tipo “Non è affatto così! Non è affatto così! Non è affatto così!”. Con Silvio, magari, sarà un po’ più educato: “Non sono d’accordo (senza per questo volerLa contraddire)! Non sono d’accordo (senza per questo volerLa contraddire)! Non sono d’accordo (senza per questo volerLa contraddire)!”. Enzo Costa


 l'Unità 14/07/14

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lunedì 16 giugno 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EBBREZZA POST-VOTO DI EDITORIALISTI: SALVINI LEADER DEI MODERATI da l'Unità 16/06/14

Pare di cogliere un certo smarrimento fra i commentatori berlusconofili. Quelli che, per vent’anni, ci hanno spiegato che il fu Cavaliere era il leader dei moderati e che, vincesse o perdesse le elezioni, fosse rinviato a giudizio o prescritto mercé apposita legge ad berluscam, era imbattibile. Ora, il combinato maldisposto di scoppola elettorale alle europee e alle amministrative ha vanificato il loro più recente tentativo di indorare la pillola della decadenza del fu premier Papi: “Vedrete” avevano intonato artatamente ottimisti “saprà usare al meglio, a fini elettorali, l’affidamento ai servizi sociali! Resta il Migliore, nella comunicazione!”. E invece eccoli lì, (s)travolti dal franare del consenso al Nord, dato già per perso quello del Centro (salvo l’insperata oasi perugina) e per polverizzato quello del Sud. Il crollo del bastione di Pavia del già magnificato sindaco Cattaneo, icona nuovista di Ballarò, è stata, per loro, la mazzata definitiva. Così devastante da indurre i più sofferenti a scorgere un erede di Silvio non più dinastico bensì ex-celtico: Matteo Salvini. “Se è atterrato a Bruxelles e ha conquistato Padova” si sono detti “è lui il futuro leader dei moderati!”. Ora, è vero che – come scrivevo - costoro, per un Ventennio, hanno definito “leader dei moderati” lo sdoganatore fardato dei bassi istinti degli italiani, in comunione mistica con l’eterno sovversivismo di molta nostra classe dirigente. Ma il Salvini post-secessionista neo-lepenista “leader dei moderati” è un caso di politologia da prova dell’etilometro: come se lo immaginano, il centrodestra moderato guidato dal Matteo del Carroccio? Pronto a proporre una riforma dei trasporti che prevede l’apartheid sui bus di tutt’Italia, dai quali cacciare a pedate chi non paga il biglietto in lire? Enzo Costa



 l'Unità 16/06/14

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mercoledì 21 maggio 2014

I LANTERNINI - L’OTTIMISMO DELLA REGIONE da Repubblica Genova 22/05/14

L’impressione, nel gustare il video in cui il fu Cavaliere annuncia la candidatura del due volte sconfitto Biasotti alla Regione Liguria, fra lo sdegnoso e gongolante stupore di Biasotti, è che il fu Cavaliere, in quella sua sensazionale dichiarazione, sia lucido quasi come quando, l’altro giorno, ha collocato storicamente l’azione politica di Gramsci, defunto nel 1937, nell’immediato dopo-Yalta (1945). Non ha aggiunto che propone Biasotti perché è giovane, biondo e senza barba solo perché aveva fretta. Enzo Costa


Repubblica Genova 21/05/14

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lunedì 5 maggio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUELLE PAROLE STRUMENTALI E SINCERE DEL FU CAVALIERE da l'Unità 05/05/14

Davanti al fu Cavaliere, versione malinconica e malincomica del Cavaliere, tutti noi che lo abbiamo avversato fin dall’inizio, tutti noi che abbiamo dato l’allarme ai tempi in cui Grillo – di cose a cinque stelle - frequentava solo gli alberghi, siamo spiazzati. Nel senso che vederlo blaterare stancamente le sue noiose e vanagloriose litanie a Piazza Pulita, e - prima e dopo - in qualsivoglia megastudio o studiolo Mediaset con o senza l’amorevole assistenza di Barbara D’Urso, e - prima ancora - nell’anteprima ammuffita di Porta a Porta, porta noi antichi oppositori del fu premier Papi a brancolare nelle brume del dubbio: al netto dei canonici scongiuri per una sua paventata rimonta (anche essi, forse, avvilenti parodie di ben più fondate passate scaramanzie), quel triste spettacolo umano, prima ancora che politico, ci interpella. Davvero, viene da chiedersi, i suoi mantra sfibrati su golpe giudiziari e non, traditori di ogni risma e legislatura, Napolitano venuto meno al dovere morale di graziarlo e via delirando serialmente, sono solo, come ci sembra, un tentativo cinico e disperato (oltre che vittimistico) di risalire nei sondaggi? E se invece questo misero bignami di Berlusconi, un Berlusconi sgravato dell’esuberanza vitalistica di un tempo, ne rivelasse l’essenza? Guardiamolo bene, quando si produce nell’oscena sparata sui tedeschi che negherebbero i campi di sterminio: certo, il calcolo ripugnante di strumentalizzare un tema tragico per cavalcare il sentimento antitedesco, è evidente. Ma quel compiacimento garrulo per la sua lezioncina storico-politica rivela e svela anche, senza più il filtro-trucco-alibi di un’astuta disinvoltura di “gioventù”, un sincero abisso di ignoranza. E se il Cavaliere, da sempre, avesse incarnato anche questo? Enzo Costa



 l'Unità 05/05/14

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domenica 4 maggio 2014

I LANTERNINI - E FORZA LIGURIA da Repubblica Genova 04/05/14

“Varerò una direttiva europea che imponga crocchette gratis per i proprietari di cani di razza ligure. La sentenza sui diritti Mediaset è un golpe, e la multa per divieto di sosta che ho preso a Pegli è un crimine contro l’umanità! I tedeschi? Buoni, quelli! Il signor Otto Krupp che ho incontrato al lido di Albaro aveva abbandonato in autostrada il commissario Rex: l’ho insultato a colpi di ‘cucù’!”. Idee per il comizio di un forzista candidato in Liguria che voglia trasferire sul territorio il “programma” elettorale del fu Cavaliere. Enzo Costa


Repubblica Genova 04/05/14

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sabato 26 aprile 2014

I LANTERNINI - ABBASTANZA BELLA CIAO da Repubblica Genova 26/04/14

Ma chi sentenzia che l’Europa non esiste, l’ha visto Martin Schulz, presidente tedesco del Parlamento europeo, omaggiare Genova a Villa Migone, dove i nazisti si arresero ai partigiani? Ma chi ripete che Berlusconi è potente come sempre, ricorda quando a Strasburgo, gonfio di tracotanza ignorante, diede a Schulz del kapò? Giovedì Schulz, candidato socialista alla Commissione europea, celebrava la Liberazione in Liguria, e il fu Cavaliere spendeva le sue ore d’aria da Vespa: davvero nulla è cambiato? Enzo Costa


Repubblica Genova 26/04/14

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giovedì 24 aprile 2014

I LANTERNONI – SE SULL’EUROPA SENZA CERTEZZE INCOMBE IL MISTERO DEL TERRITORIO da Repubblica Genova 24/04/14

Ma c’è ancora, il territorio? E, a monte (in senso metaforico, non orografico) della domanda, sarebbe cosa buona e giusta che ci fosse o che non ci fosse più? Non sono qui ad interrogarmi sullo stato idrogeologico del Paese (che, comunque, sappiamo disastrato), ma sull’esistenza o meno di una fisicità geografica della politica, ai tempi delle elezioni europee: appuntamento, quest’ultimo, di per sé basato su una sorta di geografia politica virtuale o se preferite amletica (esiste o non esiste l’Europa intesa come luogo democratico sovrastatale? È stata fatta ma dobbiamo ancora fare gli europei? È viva e lotta insieme a noi, malgrado sia frequentata in quel di Bruxelles da uno come Borghezio?). L’interrogativo iniziale sorge quasi spontaneo ad osservare il caso Scajola: il fu ministro, lo sapete, per la competizione elettorale continentale non è riuscito a trovare casa (mi si passi il basso umorismo di stampo domiciliare, ma è per vivacizzare un po’) nelle liste di Forza Italia. La sua presenza, già anticipata in esclusiva dal coordinatore ligure Biasotti fiero della sua intimità col fu Cavaliere, è stata cassata da Giovanni Toti, forte del suo nuovo ruolo di facTotim di Arcore. E già qui, in fatto di addetti alle nomination, il concetto di territorialità inizia a vacillare: il coordinatore regionale del partito, fresco per di più di un master che fa curriculum (una cena non elegante, ma alla presenza di Dudú in carne e pelo), che viene solennemente ignorato e/o sbugiardato dal nuovo Bondi di Palazzo Grazioli in materia di candidature in terra ligure. Inevitabile chiedersi cosa debba coordinare, per statuto, l’autoctono Sandro: la ola obbligatoria per qualsivoglia scelta imposta dall’esecutore in tuta bianca delle volontà del Leader Supremo, momentaneamente distaccato ai servizi sociali? Ma poi, soprattutto, l’idea di territorio frana come e più di un pendio di Andora con sovrastante terrazza e sottostante ferrovia, al cospetto dell’oggetto della decisione: l’uomo forte di Imperia impossibilitato a candidarsi ad Imperia, nella Liguria tutta e, dunque, nella circoscrizione Nord-Ovest, per cause di Forza Italia maggiore. Certo, l’ostacolo insormontabile alla sua ridiscesa in campo è stato, come è noto, un peccatuccio edilizio commesso fuori porta, giusto di fronte al Colosseo. Ma la sentenza che tale macchia, al momento giudicata penalmente irrilevante dalla magistratura, fosse più indelebile di quelle di Fitto (per non dire di quella passata in giudicato del fu Premier Papi neo-pregiudicato), è stata inappellabilmente formulata in un luogo altro e alto rispetto all’antica zona ponentina di predominio politico del sacrificato. Ma poi, il sacrificato medesimo, col suo territorio, poteva vantare ancora la simbiosi di un tempo? L’inimmaginabile tranvata elettorale presa da un suo uomo alle comunali di Imperia non parrebbe testimoniarlo. Tanto più se si rammenta come quel suo uomo, nel tentativo disperato di rimonta per il ballottaggio, era arrivato a semi-disconoscerlo. E allora? Il caso Scajola cosa dimostra, riguardo la territorialità della politica? Che ad un certo punto essa frana? Restando in Forza Italia, le due candidature liguri passate al vaglio del fido successore di Fede documentano due fenomeni più complessi: per Bonanini, una territorialità insieme proprietaria (il candidato europeo forzista è sotto processo per una gestione, secondo l’accusa, più che padronale del Parco delle Cinque Terre) e camaleontica (il candidato europeo forzista è stato candidato europeo piddino: che adesso punti, risolti o meno i guai giudiziari, alla realizzazione del Parco delle Cinque Terre Due?); per la De Martini, una territorialità di natura oscillatoria, nel senso che nel tempo intercorso fra la sua precedente candidatura alle europee per Berlusconi e la sua attuale candidatura alle europee per Berlusconi, la Nostra ha oscillato per l‘intero spettro di partiti e coalizioni dello Stivale, fino a ritrovarsi pronta, a fine giro, per la ricandidatura in Forza Italia. Tutti esempi, questi, di quanto sia aleatorio, ormai, il concetto di territorio, così come quello di appartenenza. Del resto, negli ultimi anni, la triste parabola della Lega ha dimostrato che un’idea eccessiva di territorialità è solo nefasta: quando si sacralizza in modo fanatico un territorio, in nome dell’opposizione integralistica a quanto è diverso, straniero, c’è un rischio: che a furia di affondare le radici si tocchi un sottosuolo in cui circolano scorie e veleni (pregiudizi, xenofobia, razzismo). Se un territorio viene assunto ottusamente o furbescamente come luogo di Bene assoluto minacciato da agenti esterni, ci si immiserisce così tanto – culturalmente e moralmente – da sprofondare fra i rimborsi del Trota e i diamanti in Tanzania. Una storia apparentemente padana, quella del Carroccio, ma tipicamente italiana, nelle sue degenerazioni familistico-clientelari così simili a quelle di tanta cattiva politica meridionale, fondata su voti di scambio ed elargizioni ad un elettorato relegato ad un sottosviluppo civile pari a quello economico del territorio così malamente rappresentato. Insomma, più in generale: in una Nazione polverizzata in corporativismi e campanilismi, con i partiti in via di estinzione, essere un politico espressione di un territorio non significa incarnare una sorta di boss della circoscrizione? Non si scordi il caso del recordman di preferenze Fiorito, uno che nel territorio era incistato. E ancora: non c’è il rischio che una visione assoluta del territorio finisca per nuocere all’interesse generale? Tema, questo, complesso. Qui mi limito a segnalare come, a proposito di infrastrutture, fino a qualche decennio fa l’esproprio per un’opera pubblica era visto, a sinistra, come segno del prevalere delle istanze della comunità statale su quelle individuali, egoistiche, di questo o quell’abitante. Oggi, invece, la sinistra più antagonista professa l’opposto. Tornando alle elezioni europee, l’auspicio è che sia possibile, come paiono attestare alcune candidature nel Pd (Cofferati, Briano, Gualco) unire rappresentanza del territorio e competenza, conoscenza dei problemi locali e visione più ampia delle dinamiche sociali ed economiche. Anche perché l’alternativa, la politica 2.0, non sta dando prove esaltanti: al di là delle spassose autocandidature web degli aspiranti parlamentari europei a cinque stelle, molti dei quali provenienti da non si sa quale remota galassia, ci sono i comizi a pagamento di Grillo. Uno così all’avanguardia che quando fa lo show a Padova diventa secessionista veneto, e quando, qualche mese prima, arringa gratis folla la folla in piazza della Vittoria, iscrive unilateralmente e suo malgrado Pertini al MoVimento. Lui è legatissimo al territorio in cui si esibisce quella sera. Enzo Costa


Repubblica Genova 24/04/14

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venerdì 11 aprile 2014

I LANTERNINI - FUORI DI ONDA da Repubblica Genova 11/04/14

Sull’onda di quello, incredibile ma verosimile, di Toti & Gelmini, ci si deve aspettare qualche fuori onda locale? Scajola & De Martini che, uditi a loro insaputa, inveiscono sulla candidatura europea di Toti progettando per ritorsione di far saltare in aria il tunnel dei neutrini della Gelmini? Biasotti che, inquadrato a sua saputa, fa la solita faccia di quello che Silvio gli ha detto tutto in confidenza, però gli scappa da ridere? Burlando che stona “Io rinasceròòòò!” perché sì è sottratto all’abbraccio mortale di Monteleone? Enzo Costa


Repubblica Genova 11/04/14

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martedì 1 aprile 2014

I LANTERNINI - QUEL SEGUGIO DI SANDRO da Repubblica Genova 01/04/14

La prova del fiuto politico di Biasotti? La foto da lui fieramente esibita dopo la cena elegante, pur se abbigliata, col fu Premier Papi: era in posa giuliva alle spalle di Dudù (con qualche pelo bianco in meno ma un po’ più scodinzolante del soggetto in primo piano). Ora, non a caso, il fu Cavaliere ha lanciato la svolta animalista: vuole i voti di dieci milioni di proprietari di animali domestici. Biasotti lavora al programma: tenersi alla larga dal commissario Cottarelli e farsi immortalare col commissario Rex. Enzo Costa


Repubblica Genova 01/04/14

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lunedì 24 marzo 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': NOTIZIA DA NON ARCHIVIARE: L’AUGUSTO “IMPEACHMENT” DI NAPOLITANO da l'Unità 24/03/14

E l’ “impeachment”? Va bene che il non-Leader dei 5 Stelle secerne post esplosivi a ciclo continuo. Va bene che, prima di smascherare il complotto ordito da Letta con la perfida Albione, emette la fatwa contro l’infedele di turno, duetta filosoficamente con Giletti e caldeggia un gaio ritorno al futuro con la Repubblica di Venezia e la rentrée dei Borboni. Va benissimo che la richiesta della messa in stato d’accusa (scusate, impiego le parole della Costituzione) di Napolitano è stata rispedita al mittente sbraitante, ma quella sortita pentastellata, ancorché cotta e cestinata, non va archiviata così. Prescindendo dalla logica ficcante del non-Leader, che nel 2011 intimava al Presidente di cacciare Berlusconi sostituendolo con un tecnico, e nel 2014 gli dà del Despota congiurante contro Berlusconi, presidente del Consiglio “regolarmente eletto” (sana rusticità lessicale del non- Leader), merita una riflessione l’aspetto più significativo di questo breve ma epocale passaggio politico: il feeling ideologico fra M5S e Minzolini. Va notato che il fu direttorissimo, saputo del “golpe Monti-Napolitano”, aveva manifestato interesse per il cosiddetto impeachment. Mosso, forse, dal suo fiuto di cronista per le notizie frou-frou: ricordate, mentre iniziava a infuriare la crisi economica, il repertorio di news futili e dilettevoli offerto dal Tg1 da lui diretto? Ecco, magari l’Augusto aveva visto nel cosiddetto impeachment una continuità con leggendari pezzi del suo tg quali “Flipper, che passione!”, i gusti di gelato preferiti dagli italiani e via teledistraendo l’opinione pubblica. Notizie non così culturalmente distanti dai mitici scoop a 5 Stelle, tipo i microchip inseriti sottopelle o il regime di tale Pino Chet. Chiamiamole, se volete, affinità elettive. Se non elettorali. Enzo Costa


l'Unità 24/03/14

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sabato 22 marzo 2014

I LANTERNINI - I CANDIDATI RIMORCHIO da Repubblica Genova 22/03/14

“Si sta valutando se candidare qualche Berlusconi, figlio o figlia, perché il nome traina moltissimo”: così (giuro!) a Primocanale Sandro Biasotti, coordinatore ligure di Forza Berlusconi. Gli suggerisco tre candidati: 1) Berlusconi Pierciccio: omonimo di cognome del fu Cavaliere e semi-omonimo di nome del figlio. Politicamente, è un programma. 2) Berlusconi Montana: orfana, il nome evoca Marina, però più ossigenata. 3) Berluscotti Sandro: già coordinatore ligure, perfetto previo lieve ritocco all’anagrafe. Enzo Costa


Repubblica Genova 22/03/14

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domenica 2 marzo 2014

I LANTERNINI - FEDELE ALLA LINEA da Repubblica Genova 02/03/14

Se la foto, fieramente mostrata da Biasotti, era eloquente sulle gerarchie politiche vigenti nella cena di Arcore offerta ai forzisti liguri (Dudù a figura intera retto da un Biasotti dalla testa parzialmente tagliata con, dietro, una fettina di Sappa, presidente della Provincia di Imperia), parimenti chiaro è stato Biasotti su Scajola: col compiacimento di chi è in intimità con Lui, ha rivelato che Silvio gli ha detto che (bontà sua) pensa di candidarlo alle europee. Dunque, per il fu ministro è fatta. Se Dudù è d’accordo. Enzo Costa


Repubblica Genova 02/03/14

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lunedì 17 febbraio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': PASSARE DA ENRICO LETTA A MATTEO RENZI: CERTO CHE PERÒ… da l'Unità 17/02/14

Certo che Letta ha fatto il possibile. Però non ha fatto l’impossibile. Certo che Letta, che è nipote di Gianni, è stato sostenuto al governo da Berlusconi, che lo ha condizionato. Però poi di Berlusconi si è liberato, a dispetto di quanto prevedevano molti, da Grillo al Fatto Quotidiano, e a dispetto di suo zio. Certo che governare con Alfano e Lupi non è di centrosinistra. Però governare con la Kyenge e la Carrozza, forse, sì. Certo che Alfano, dopo il caso Shalabayeva, non si è dimesso, e neppure la Cancellieri dopo il caso Ligresti. Però la Idem sì. Certo che il fatto che l’unica a dimettersi sia stata una brava ministra di centrosinistra, e per una colpa lieve, non è stato confortante. Però che poi si sia dimessa la De Girolamo, sì. Certo che per etichettare il governo Letta la semplificazione da social network aiuta. Però per comprenderlo un po’ più a fondo, no. Certo che Letta non ci ha fatto uscire dalla crisi. Però ha iniziato a non farla aggravare. Certo che non ha rilanciato l’economia. Però non è Mandrake, e nemmeno Otelma, e neppure Casaleggio. Certo che Letta, con gli alleati e i numeri che aveva in Parlamento, cosa avrebbe potuto fare? Però ora Renzi avrà gli stessi alleati e gli stessi numeri. Certo che Letta viene dalla vecchia scuola Dc, e si vede. Però Renzi viene dalla post-Dc, e si vede lo stesso. Certo che, vinte le primarie, Renzi ha impresso un’accelerazione alla riforma elettorale. Però ha impresso anche una scoppola al governo Letta. Certo che serviva un cambiamento radicale. Però, forse, senza cambiare radicalmente il modo con cui ci si proponeva di portarlo. Certo che io, in linea di principio, a un cambio di premier senza passaggio elettorale non sono contrario in assoluto. Però il Renzi delle primarie lo era. Certo che però… Enzo Costa


l'Unità 17/02/14

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domenica 16 febbraio 2014

I LANTERNINI - L’HO GIÀ SENTITA da Repubblica Genova 16/02/14

Non ho titolo per scrivere qui se un buon modo per ricordare pubblicamente un grande come Arnaldo Bagnasco fosse, anche, il breve show politico di Beppe Grillo, che era suo amico. Ho mie personali, opinabili idee, che tengo per me. Certo, il monologo è stato astuto, nel dare del decreto Imu-Bankitalia la vulgata del MoVimento, e nel capitalizzare con ironia la richiesta di condanna al processo ai no-Tav. Dire che un’indagine a proprio carico sia una spesa eccessiva, invece, era già nel tipico repertorio di Silvio. Enzo Costa


Repubblica Genova 16/02/14

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lunedì 10 febbraio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': ACCIPICCHIA! IL GRANDE STRATEGA BERLUSCONI HA GIà VINTO da l'Unità 10/02/14

Dunque, ora si tratta di dire che, con il ritorno di Casini alla base, Berlusconi è in testa nei sondaggi. Si tratta di dirlo e ribadirlo. Si tratta di ripeterlo dando per assodato il fatto, per scientifiche e definitive le rilevazioni della sondaggista di fiducia del (fu?) Cavaliere, per svanita ogni ipotesi di ballottaggio. Si tratta di celebrare le virtù tattico-strategiche del fu premier Papi, di rievocarne le campagne elettorali vincenti, al più riservando un po’ di ammiccante ironia al trasformismo di centro del leader Udc, reduce da solenni propositi terzopolisti con tale Mario Monti. Si tratta di sbeffeggiare comodamente il pesce piccolo per adulare servilmente il Caimano. Si tratta, quindi, di sorvolare su come, in passato, questa capacità aggregativa di Berlusconi avesse poi generato maggioranze Brancaleone, governi inermi e rissosi (leggi ad berluscam a parte), “che fai, mi cacci?” e via scannandosi fra “traditori”, futuristi liberi e follini, e al netto delle campagne acquisti modello De Gregorio. Si tratta, perciò, di deplorare, certo, più o meno fermamente, le pagliacciate anti- euro della Lega contro Napolitano a Strasburgo, ma badando bene a non annotare “e questi sarebbero quelli che, sommati a Casini, garantirebbero il trionfo elettorale di Berlusconi”, giacché tale annotazione, con la prospettiva di Borghezio agli Esteri o di Buonanno alla Giustizia, attenuerebbe la Luce abbagliante dell’attuale vittoria sondaggistica a reti unificate. Si tratta, pertanto, di non soffermarsi sul dettaglio che all’odierno trionfo virtuale al primo turno concorre la Destra di Storace, così da preparare il palato del teleutente distratto a future, decisive ma occultate intese elettorali con, chissà, Forza Nuova, Nazisti Padani e Neo-Borbonici delle Due Sicilie. Enzo Costa


da l'Unità 10/02/14

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