Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
Visualizzazione post con etichetta Ballarò. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ballarò. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EBBREZZA POST-VOTO DI EDITORIALISTI: SALVINI LEADER DEI MODERATI da l'Unità 16/06/14

Pare di cogliere un certo smarrimento fra i commentatori berlusconofili. Quelli che, per vent’anni, ci hanno spiegato che il fu Cavaliere era il leader dei moderati e che, vincesse o perdesse le elezioni, fosse rinviato a giudizio o prescritto mercé apposita legge ad berluscam, era imbattibile. Ora, il combinato maldisposto di scoppola elettorale alle europee e alle amministrative ha vanificato il loro più recente tentativo di indorare la pillola della decadenza del fu premier Papi: “Vedrete” avevano intonato artatamente ottimisti “saprà usare al meglio, a fini elettorali, l’affidamento ai servizi sociali! Resta il Migliore, nella comunicazione!”. E invece eccoli lì, (s)travolti dal franare del consenso al Nord, dato già per perso quello del Centro (salvo l’insperata oasi perugina) e per polverizzato quello del Sud. Il crollo del bastione di Pavia del già magnificato sindaco Cattaneo, icona nuovista di Ballarò, è stata, per loro, la mazzata definitiva. Così devastante da indurre i più sofferenti a scorgere un erede di Silvio non più dinastico bensì ex-celtico: Matteo Salvini. “Se è atterrato a Bruxelles e ha conquistato Padova” si sono detti “è lui il futuro leader dei moderati!”. Ora, è vero che – come scrivevo - costoro, per un Ventennio, hanno definito “leader dei moderati” lo sdoganatore fardato dei bassi istinti degli italiani, in comunione mistica con l’eterno sovversivismo di molta nostra classe dirigente. Ma il Salvini post-secessionista neo-lepenista “leader dei moderati” è un caso di politologia da prova dell’etilometro: come se lo immaginano, il centrodestra moderato guidato dal Matteo del Carroccio? Pronto a proporre una riforma dei trasporti che prevede l’apartheid sui bus di tutt’Italia, dai quali cacciare a pedate chi non paga il biglietto in lire? Enzo Costa



 l'Unità 16/06/14

tutti i diritti riservati

lunedì 14 aprile 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LA PARLATA FLUENTE E OLTREMODO RILASSANTE DI GIOVANNI TOTI da l'Unità 14/04/14

Va detto che Giovanni Toti ha una parlata fluente. Va detto che è fluente come un corso d’acqua esondato. Ma non con un’esondazione rapida e potente, di quelle che ti (s)travolgono. Con un’esondazione lenta e costante, di quelle che quasi non te ne accorgi: un placido valicare gli argini in virtù del quale, piano piano, ti ritrovi inguazzato in una palude in cui rischi di affogare a tua insaputa. La logorrea slow del facTotim di Arcore mi ha giocato uno scherzetto del genere durante la sua ospitata a Che tempo che fa: ha iniziato a dire rallentatamente ma inesorabilmente la sua, una sua densa e opaca, magmatica e afasica, incurante delle interruzioni-interiezioni di Fazio, e io, senza rendermene conto, via via sommerso da quell’informe flusso sonoro a bassa velocità, mi sono assopito. O meglio, sono sprofondato in un dormiveglia asfittico e onirico insieme, cullato da liquide litanie, lontane e arcane (“È il Pd che deve risolvere le sue contraddizioni” o forse era “concentrazioni” oppure “combinazioni”). Mi hanno svegliato le sparate scatologiche della Littizzetto. Due giorni dopo, a Ballarò, mi ha fatto lo stesso effetto semi-letargico. Solo che a strapparmi più spesso dalle braccia di Morfeo c’era Belpietro, impegnato da contratto a dare ferocemente sulla voce al piddino Speranza. Ruolo, quest’ultimo, più tipico della destra politico-mediatica (oltre che del pentastellato Di Battista). Perché va detto anche questo: Toti, rispetto ai berlusconidi storici, è antropologicamente eccentrico. Per oratoria e per curriculum: arriva dalla direzione del Tg4, ma dopo che Fede aveva portato via meteorine e book fotografici. È stato nella sala del bunga bunga, ma solo per (di)mostrare, tramite reiterato speciale Mediaset, che era una linda tavernetta per figli ed educande. Enzo Costa


l'Unità 14/04/14

tutti i diritti riservati

lunedì 16 settembre 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LA LIETA NOVELLA POLITICA DI BALLARÒ: È SCESO IN CAMPO PAPI PIO da l'Unità 16/09/13

La migliore lettura politica della questione “decadenza di Berlusconi”, anzi, meglio, dell’ascesa e della decadenza di Berlusconi, ce la forniscono le seguenti parole: “Questo è Padre Pio e aiuta Berlusconi (…) lo tocchi che porta buono, e questa è una grazia che io chiedo a Padre Pio che ci aiuti a tenere Berlusconi vicino. I nostri figli hanno bisogno di Berlusconi, perché Berlusconi è una persona stupenda (voce rotta dal pianto, nda), ne han fatte tante tante cose che non dovevano fargli, tante! Padre Pio lo aiuta. Padre Pio lo aiuta, stia tranquillo, ok?”. Parole accorate risuonate martedì a “Ballarò”. Le pronunciava una signora bionda seduta nella platea del Casinò di Sanremo, teatro della kermesse azzurra “Controcorrente” organizzata dal Giornale. Parole che facevano giustizia definitiva di vent’anni di ostinate narrazioni “terziste” sulla “rivoluzione liberale” di Silvio, sul suo configurarsi come variante solo lievemente populistica del moderatismo europeo, e anche – riguardo la battaglia finale sulla legge Severino – della vulgata più o meno interessata secondo cui sarebbe una battaglia in nome del garantismo. Bufale politologiche liquidate per sempre da quell’immagine straziante: una persona adulta e vaccinata che, in un evento politico del partito per il quale vota, pratica l’ostensione di un santino del frate di Pietrelcina blaterando anacoluti mistici e invocazioni miracolistiche, in una (con)fusione totale di sacro e profano, stigmate e lifting, Padre e Papi. Del resto nel 2009, agli albori delle “cene eleganti”, in tv girava uno spot del settimanale “Di più” che annunciava: “Berlusconi da Padre Pio!”. Quando alla base del consenso c’è questo spontaneo e indotto trashsume parareligioso, stiamo a parlare di Einaudi e di Corte di Strasburgo? Enzo Costa



l'Unità 16/09/13

tutti i diritti riservati

venerdì 13 settembre 2013

I LANTERNINI – PAPI PIO da Repubblica Genova 13/09/13

I berlusconiani liguri saranno stati in pena, appesi al dilemma diffuso dai tiggì: ma Silvio arriva o non arriva a Sanremo, al summit “Controcorrente” organizzato dal Giornale? Ansia non sedata dalle pur confortanti apparizioni di Brunetta, Schifani e del vicedirettore Tramontano colpito dalle prove a favore di Silvio pubblicate dal suo giornale. Poi, a “Ballarò”, il lieto fine: nella platea sanremese, una bi-devota affidava Papi a Padre Pio. Sollievo per il popolo azzurro: anche se assente, Lui era salvo. Enzo Costa


Repubblica Genova 13/09/13

tutti i diritti riservati

lunedì 4 marzo 2013

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': POST ELEZIONI: DEL SENNO DI POI SON PIENE LE FOSSE (MEDIATICHE) da l'Unità 04/03/13

Eppure lunedì scorso, dalle 15 alle 16, abbiamo pensato che il centrosinistra avesse vinto. Lo abbiamo pensato, si sa, causa primi instant poll. E lo abbiamo pensato, questo non si è detto, non solo noi “centrosinistri” faziosi, ma quasi tutti (salvo i grillini, o almeno i più “letterali” fra loro, che traducevano il “tutti a casa!” nella certezza del 100% dei voti). Lo abbiamo pensato quasi tutti, noi italiani, a partire dagli ospiti delle tv. Fate mente locale: lunedì scorso, dalle 15 alle 16, in ogni talkshow, al di là delle rituali formule di cautela, avete sentito un conduttore, un analista, un berlusconide (su Raitre, Quagliariello), un cameraman esclamare: “Ma va’! Figuriamoci se Bersani, che ha sbagliato la campagna elettorale, vince Camera e Senato senza nemmeno il bisogno di Monti”? Io non l’ho sentito: non avranno funzionato i microfoni. Non sono qui a dire le solite ovvietà sui flop dei sondaggisti. Ma a notare come del senno di poi sian piene le fosse mediatiche dei leoni sbrananti il Pd, inadatto a vincere. Nella mia faziosità, due lunedì fa, col “dissenno” di prima, avevo firmato un pezzo allarmato che esortava il centrosinistra a essere più incalzante in campagna elettorale. Ora però, per esempio, vedo a Ballarò l’autorevole direttore Calabresi imputare a Bersani una campagna fiacca, fra Silvio che restituiva l’Imu e Grillo che aizzava le folle. Penso che possa aver ragione (ma era così semplice, per la serietà, svettare fra gli opposti illusionismi?). Ma penso pure che La Stampa e altri sobri fogli terzisti, dopo un appoggio indefesso al governo Monti, abbiano alzato il sopracciglio ogni volta che Bersani diceva qualcosa di sinistra con Vendola. Ecco: quel “l’avevo detto!” di oggi viene - anche - da chi gli chiedeva di dire qualcosa di tecnico. Enzo Costa


 l'Unità 04/03/13

tutti i diritti riservati

lunedì 11 febbraio 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LE FACCE GIUSTE DEGLI ECONOMISTI E LA FACCIA TOSTA E MESTA DI PAPI da l'Unità 11/02/13

“Basta guardare le loro facce”: diceva così, il fu premier Papi, a Ballarò. Si riferiva con evidente disgusto agli svariati economisti che, in un filmato appena irradiato, avevano bocciato la bufala di successo dell’Imu, almeno riguardo la pretesa copertura della sua abolizione e restituzione. Stroncatura estetica, quella espressa con espressione schifata dal Cavaliere fardato, che seguiva quella ideologica: i suddetti economisti - in realtà variegati per formazione, orientamento, ricette - erano tutti “di sinistra”. Così aveva decretato Lui. Sentenza politica surreale e paradossale quanto quella facciale, annessa come aggravante e come motivazione: le loro facce erano una colpa in quanto brutte e in quanto specchio somatico di un animo comunista. “Idee” del già leader del partito dell’Amore: primo paradosso, l’irrisione insolente dei lineamenti altrui sibilata da un sedicente liberale dal cuore d’oro, connesso ad un altro: chi aveva indiscriminatamente bollato facce in realtà normali, varie, maschili e femminili, dalle ampie gamme espressive, esibiva una faccia terrificante, non solo perché sfigurata dai lifting, che l’avevano consegnata ad una fissità agghiacciata e agghiacciante. Era, in senso psicologico, la faccia di un pugile suonato, che si ostinava ad opporre i suoi colpi stanchi alla gragnuola di osservazioni, puntualizzazioni e obiezioni di Floris. Micidiale, il conduttore, nel suo sottrarsi al ruolo imperante di spalla dello stagionato showman di Arcore per assegnarsene uno in tv assai raro: quello di giornalista. “Perché, che facce hanno?” chiedeva pronto al fu premier Papi. Ma Lui non rispondeva: forse, stordito, non aveva sentito la domanda. Forse, inopinatamente, si era appena visto sul monitor. (Però poi, dalla Annunziata, è andato peggio). Enzo Costa



l'Unità 11/02/13

tutti i diritti riservati

domenica 7 ottobre 2012

I SEMIFRESCHI - DI COSA PARLEREMMO CON SONDAGGI DIVERSI? da l'Unità 07/10/12

A scanso di equivoci: so bene che il problema fondamentale è quello della drammatica crisi della politica, del distacco dei cittadini da chi dovrebbe rappresentarli, del rifiuto dei partiti visti tutti come consorterie di fruitori e dispensatori di favori e prebende, emblema e fonte di malversazione, corruzione, impunità, in una parola semplice (e per me, anche se non conta, facile perché autoassolutoria): Casta. Ho chiaro che di questi tempi è la stessa democrazia a essere in pericolo, fra disoccupazione dilagante, povertà crescente, arroccamenti suicidi del Palazzo e pericolose scorciatoie qualunquistiche. E sono consapevole che una spia di questa grave situazione è la percentuale enorme di quanti, nelle rilevazioni, si dichiarano non solo incerti sulle intenzioni di voto, ma anche molto dubbiosi, se non contrari, riguardo l’opportunità di votare. Ma, detto e (spero) chiarito tutto ciò, debbo confessarvi, proprio rispetto ai sondaggi, che guardando Ballarò mi è venuto un pensierino inconfessabile, fondato su uno scenario immaginario. Uno scenario opposto, non relativamente alla quota dei delusi dai partiti, ma ai valori del consenso delle forze politiche. Mi sono detto: e se invece per caso, per un inspiegabile motivo, il sondaggio di Pagnoncelli e tutti gli altri circolanti avessero dato il partito di Berlusconi fra il 27 e il 28%, con tutti gli altri partiti, a partire dal Pd, molto distanziati, sotto di almeno 10 punti? Di cosa staremmo parlando, oggi? Certo, di crisi della politica, con tutte le preoccupate derivate di cui sopra, ma solo di essa? Io non lo credo. Credo che, non soltanto giornali e tv proprietà-megafono del fu Premier Papi, ma anche e soprattutto fogli indipendenti, editorialisti terzisti, commentatori da talkshow non ufficialmente schierati, più Ostellino, ci starebbero spiegando che però, malgrado tutto, il Cavaliere tiene, che Lui, solamente Lui, anche in questi tempi di rabbia e disincanto, è ancora in sintonia con una buona fetta di italiani, sa parlare alla pancia del Paese, e via enfatizzando (da parte degli osservatori più sedicenti super partes o di sinistra, a mo’ di presa d’atto vagamente dolente) quel dato numerico di poco sotto il 30%, e la sua distanza da quello degli altri partiti. È una mia opinione personalissima, e per fortuna indimostrabile (basata com’è solo sul ricordo di quanto è successo, a livello mediatico, negli ultimi vent’anni). E con questo non voglio affatto dire che, stanti gli attuali sondaggi, andrebbe rimarcata la buona tenuta di Bersani. Le questioni importanti da considerare sono quelle di cui scrivevo all’inizio. Magari aggiungendovi il tema della qualità dell’informazione. Enzo Costa


 l'Unità 07/10/12

tutti i diritti riservati

lunedì 10 settembre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SIGNORI, LO CONFESSO: SONO TROPPO LENTO PER MATTEO RENZI da l'Unità 10/09/12

Mi dico: “E Renzi?”. Mi rispondo: “E chi lo sa?”. E già nel mio non rispondermi mi sento in colpa, o perlomeno in discussione: non sarà, la mia estrema difficoltà nel definire, decifrare, valutare la figura umana e la caratura politica del sindaco di Firenze, un segno della mia vecchiaia anagrafica (navigo spedito verso i 50, significativamente nato l’anno remoto in cui Gigliola Cinquetti cantava Non ho l’età), un sintomo della mia decrepitezza culturale, un indizio della rottamabilità delle mie idee politiche? Insomma, Renzi mi sfugge, e temo sia perché - come diceva Celentano - non sono rock, ma lento. In pubblico, con gli amici ed i compagni, specie con quelli giovani (nati da L’estate sta finendo in poi), cerco disperatamente di nascondere l’arretratezza del mio decoder ricorrendo a espressioni neutre e vaghe: “Certo, in tv funziona…”, “Sa comunicare con le nuove generazioni…”, “Esilarante come Crozza lo raffigura a Ballarò, però lui è abile, fa vedere che si diverte…”, e via non dicendo. Se poi qualcuno, senza un briciolo di pietà, mi chiede “Ma tu lo voteresti?”, rispondo “E perché no?”, aggiungendo per onestà intellettuale (pur se, disonestamente, a bassa voce) “e perché sì?”. Doppia domanda retorica che annulla il quesito annichilendomi, ossia facendomi sentire una nullità, e quel che è peggio stagionata: sono così insignificante e superato che non so rispondere. Eppure ce la metto tutta: lunedì scorso non solo ho visto Il viaggio, la nuova trasmissione di Pippo Baudo, perché avevo letto che fra gli ospiti ci sarebbe stato anche lui, Renzi. Ho fatto molto di più: per qualche minuto, ero riuscito a trovarlo, dirò così, interessante. Ma poi mi sono detto “Però non quanto l’ospite precedente, Jovanotti”. Qualunque cosa significasse. Enzo Costa


l'Unità 10/09/12

tutti i diritti riservati

lunedì 25 giugno 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CHE DIBATTETE CON SALLUSTI da l'Unità 25/06/12

E Sallusti? “Spento, ovvio, apparve lugubre / smorto, di calore privo: / esibiva un’aria funebre / come fosse ancora vivo”. Scusate la citazione vanesia di un mio epitaffio in rima scritto nell’estate 2011 dB (durante Berlusconi), ma forse è un buon incipit per rimarcare come, con le stagioni politiche, cambiano gli uomini, pure quelli che diremmo fissati in un’unica, eterna maschera psicosomatica: magari impercettibilmente, ma cambiano. E anche per evidenziare che non c’è limite al meglio o al peggio, dipende dai gusti. Sì, perché quel mio Sallusti poetico di un anno fa pareva l’idea platonica di Sallusti: agghiacciato e agghiacciante, nella sua aria sepolcrale che lo rendeva esanime in vita, fino a farmelo immaginare altrettanto funebremente vivo da defunto. Ma in realtà allora lo animava (si fa per dire) il fatto che fosse vivo (si fa sempre per dire) il governo Berlusconi: il gelo nosferatesco che sprizzava l’algido direttore era mitigato da una certezza che agevolava la sua circolazione sanguigna: Papi, per l’appunto, era vivo e sgovernava contro di noi. Cosa che rendeva i ghigni vampireschi del Nostro ancora (minimamente) vitali: con essi accompagnava nell’oltretomba l’opposizione, i comunisti, la stampa tutta nemica del Cavaliere, il quale però andava tenuto strenuamente in vita, a suon di lodi ed encomi caldi (nei limiti) e appassionati (quasi). Ora invece Lui non c’è più, ed eccolo, il Sallusti d’inizio estate 2012, riesumarsi a Ballarò: politicamente orfano di Silvio, lo è anche di ogni flebile traccia di umano trasporto, di palpitante speranza: con parole e sguardi ferali trascina agli inferi tutti quanti, destra e sinistra, Monti e Tremonti, Prodi e per lui parimenti non prodi successori. Ha elaborato il lutto somministrandoci un lutto assoluto. Aiuto! Enzo Costa


l'Unità 25/06/12

Tutti i diritti riservati

lunedì 7 novembre 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': CADUTA LIBERA da l'Unità 07/11/11

Non ce l’hanno raccontata giusta. O meglio: salvo Ballarò, non ce l’hanno raccontata proprio, la barzelletta raccontata dal Capo. Che qui vi racconto: c’è Berlusconi che, precipitando da un palazzo, emette un grido monovocalico: “eeeeeeeeh!”. Ma quando, in piena caduta, all’altezza del decimo piano vede una ragazza che si spoglia, il suo urlo disperato si tramuta in un allupato “oooooooh!”. Il mio racconto non rende l’idea, privo com’è delle immagini del Premier con mimica e toni da vecchio comico patetico e demodé, del già democratico ora consigliere personale del Capo sempre padronale Calearo che si estorce un mezzo sorriso, di una non identificata signora che assume pose di circostanza. Non so se non ce l’hanno raccontata per censura o per pietà. Non so se la location fossero gli Stati generali del commercio estero, il set della nuova serie di La sai l’ultima? o entrambe le cose. So che fuori la crisi infuriava, e dentro - a guardare e sentire Lui - di più. Enzo Costa


l'Unità 07/11/11

tutti i diritti riservati

martedì 21 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - Vespa, il brutto della differita da l'Unità del 21/06/11

Lunedì 13 giugno non ho visto la prima puntata di Porta a Porta Estate, dedicata agli omicidi di Sarah e Melania (chiedo scusa alla dirigenza di Raiuno, ma ero colpevolmente distratto dalle notizie sui referendum). In compenso, giovedì 16 giugno ho letto su Repubblica la lettera scritta da Bruno Vespa in replica ad un articolo di Michele Serra (dedicato a quel suo curioso omissis televisivo sul voto), e mi sono immedesimato nel conduttore-notaio in pieno dramma professionale: avrebbe voluto occuparsi in tv dei risultati referendari, ma era impossibilitato a farlo causa chiusura (pre)estiva del suo programma. Serrata (pre)canicolare decretata molto tempo prima (in pieno inverno?) dai vertici della rete ammiraglia: un diktat al quale Vespa, per citare un motto in sintonia col recente show unitario in cui si accapigliava con Pippo Baudo, ha dovuto rispondere “Obbedisco”. Capisco la sua amarezza deontologica, e lo sconcerto che lo ha assalito allorché ha scoperto che Ballarò sarebbe andato in onda fino a inizio luglio. Un’inaudita impar condicio ai suoi danni e a sua insaputa, che – garantisce Vespa nella sua epistola – non avrà più da ripetersi nella prossima stagione catodica. Non l’ho vista, quella prima puntata di Porta a Porta Estate, ma la missiva del conduttore-notaio un dettaglio me lo regala: era una trasmissione precotta, facente parte di un ciclo “già registrato in precedenza” (vaghezza temporale che evoca distanze siderali). Dettaglio che mi incuriosisce: ma come si fa a registrare un programma basato su fatti di cronaca in frenetica evoluzione, relativamente alle indagini, gli indagati, gli scagionati e gli arrestati? Come avrà ovviato Vespa al brutto della differita? Offrendo per una volta, invece che particolari raccapriccianti, imprecisioni spiazzanti (“Ci sarebbe una nuova traccia genetica, ma anche no, riconducibile a zio Michele, o ad un passante, o ad un alieno di un’altra galassia, che gli inquirenti avrebbero ritrovato nel garage, o in un bar a 250 km, o in un’astronave parcheggiata in un eliporto clandestino, e ci sarebbe un’intercettazione chiarissima, o un pizzino indecifrabile, o un testimone non-vedente ma dall’udito potentissimo”)? Registrando tante puntate alternative, con tanti plastici altrettanto alternativi, per poi trasmettere quella più affine agli ultimi, clamorosi sviluppi? E se sì, il conduttore-notaio non avrebbe potuto precuocere anche un paio di puntate antitetiche sui referendum? Una con Premier e/o sottoposti singhiozzanti, una con Premier e/o sottoposti esultanti. Anzi, visti i sondaggi e l’aria che tirava da un po’, forse bastava solo la prima. Enzo Costa

















 l'Unità del 21/06/11

tutti i diritti riservati

venerdì 15 aprile 2011

I SEMIFRESCHI - PAPISTI TRISTI A BALLARO': VIETATO RIDERE ALLE BATTUTE DI CROZZA da l'Unità del 15/04/11

I papisti, gli adepti-sottoposti di Papi, li riconosci da tante cose. Anche dalle facce che fanno quando Maurizio Crozza sbeffeggia il Premier a Ballarò. Alfano patisce un progressivo incupimento: più Crozza si accanisce, più il suo volto si accartoccia: passa dallo stadio espressivo “Non sono di buonumore” allo stadio “Sofferente di mal di denti prima di estrazione senza anestesia di molare e canino” fino allo stadio “Pitbull nervosetto”. Se a inizio monologo è quasi plausibile che il suo nome sia Angelino, sul finale pare essere Satanello: ha narici fumanti e pensieri furiosi: imperiosamente assillante: “Mandate la pubblicità!”; nostalgicamente televisivo: “Era meglio il the nel salottino di Anna La Rosa!”; televisivamente nostalgico: “Bei tempi quando Crozza era nei Broncovitz!”; giustizialmente ministeriale: “Invierò un’ispezione nel suo camerino!”. Lupi, invece, scaglia anatemi facciali stile Scomunica e Liberazione (da Crozza). Fitto è banalmente afflitto, Sacconi ha sguardo insaccato. Bondi (parlandone da vivo) trasecola: si immo(rta)la in un basito sgomento per la secolarizzazione dei costumi catodici giunta all’oltraggio al (suo) Signore. Espressione riassumibile in un concetto: “Sacrilegio!”, o in una poesia: “Eterica eresia/ Blasfema logorrea/ Che Crozza vada via!/ Perché gli fa la bua?”. Tremonti dai graffi di Crozza ricava l’impulso a manifestarsi nella quintessenza di sé, a somatizzare la propria idea platonica, a tremontizzarsi in un assoluto psicofisico sgombro di accidenti e contingenze: non muove un muscolo, non batte ciglio, non scuce un’ombra non dico di sorriso ma neppure di umana pietas. Proprio come quando ci espone le sue profezie economiche a Porta a Porta o ad Annozero. Ma qui lo fa in silenzio, mediante un’erre moscia meramente mentale, con la sola forza di uno sguardo ghiacciato grondante “ovvove”, che fende le lenti degli occhialini incenerendo ogni freddura crozziana. Non è lui ad essere seppellito da una risata, ma il contrario: l’atarassia al Potere. Di cui è antitesi l’interattivo Rotondi: egli sprizza partecipazione da tutti i pori, corredando le malignità di Crozza con l’occhietto deliberatamente sornione di colui che, reputandosi arguto, si picca di camuffare l’evidente fastidio per l’umorismo altrui da divertita bonomia. O, peggio, da spiritosaggini non richieste: molte puntate fa si avventurò a replicare all’impronta alle perfidie dell’attore genovese, che controreplicò infilzandolo. Più di recente, ha aspettato il suo turno, dopo il siparietto cabarettistico, per dire che le bunga-bunga night erano all’insegna della classe e dell’eleganza: da spalla perdente di Crozza a travolgente comico (involontario). Enzo Costa


l'Unità del 15/04/11

tutti i diritti riservati

lunedì 24 gennaio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LUPI E AGNELLI da l'Unità del 24/01/11

Nei papisti, la negazione dell’evidenza per l’osceno delirio d’onni(m)potenza di Papi, assume varie declinazioni: in Alfano si traduce in ghigno truce da controscena minacciosa nel monologo di Crozza a Ballarò, smorfia schifata poi mutata in filippica smemorata (l’attacco ai pm milanesi già plauditi a luglio quando, in associazione con Maroni, aveva messo il cappello governativo sugli arresti anti-mafia al Nord). Nella Santanché, in un flusso di incoscienza fatto di epiteti a vanvera e interiezioni contundenti con fuga finale per precisa finalità politica: buttarla in caciara. In Bricolo, in tormentone straniato: “L’importante è il federalismo”. Nel ciellino Lupi, riluce di un’aura mistica: con accenti esausti e indomiti, ci offre la toccante testimonianza del proprio intimo tormento di uomo di fede devoto al Papa e a Papi, a sua volta devoto alle donne di Fede. Enzo Costa

 l'Unità del 24/01/11
tutti i diritti riservati

lunedì 20 dicembre 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': DARE LA LIVREA da l'Unità del 20/10/10

Certo, Brunetta che ringhia l’Inno di Mameli alla Camera per festeggiare con i secessionisti padani la sconfitta dell’invasore rosso-futurista-udiccino; Bondi che a Ballarò schizza mielosa ferocia su Bocchino. Ma l’emblema del post-vittoria di Pirro della destra è la performance di Bonaiuti a Otto e mezzo. Un ritorno all’ordine (nel senso di pulizie domestiche): passata la buriana finiana, il Capo lo inviava a rassettare la propaganda di casa. Missione che lui assolveva con aria da maggiordomo-crooner, da Jeeves meno arguto ma più confidenziale: testa ciondolante, dava rispolveratine a quella del governo che ha salvato i conti, a quella della sinistra che non ha risolto il conflitto di interessi, a quella di Napoli ripulita in due giorni. Invece quella dei giovani consorziati dal governo per liberarli dalla disoccupazione era nuova: la posava davanti alla telecamera, con cura. Enzo Costa


da l'Unità 20/12/10
tutti i diritti riservati

lunedì 6 dicembre 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SBRAITARE AIUTA da l'Unità del 06/12/10

Però intanto, facendo casino telefonico a Ballarò, ha lasciato nella pancia di non pochi smemorati e manipolabili, l’impressione che l’impar condicio ai suoi danni ci sia; ha fatto subliminalmente credere che Ballarò avesse nascosto il caos immondizia durante il governo Prodi, mentre non fu così; ha rinfocolato la leggenda catodica, da Lui stesso diffusa su tutti i canali, di una Rai anti-destra; ha implicitamente ribadito il concetto-tormentone dei talkshow pubblici tutti di sinistra, ri-conferendo la patente di neutralità ai fidi Porta a Porta, L’ultima parola e Telecamere, e occultando l’opera di informazione sul disastro rifiuti compiuta, in era Prodi, da Annozero, le cui impietose immagini d’epoca furono da Lui stesso utilizzate, proiettandole su maxischermo, quando inaugurò il termovalorizzatore di Acerra. Tecniche efficaci per giovarsi di consenso disinformato. Enzo Costa 


l'Unità 06/12/10 

tutti i diritti riservati

lunedì 15 novembre 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': TOCCARE IL BONDI da l'Unità del 15/11/10

Si vedeva che la dottoressa Saraceno, malgrado i lamentosi ed animosi inviti di Bondi, non riusciva a essere orgogliosa per l’immagine che il nostro Premier ci regala all’estero. Si vedeva dall’espressione trasudante imbarazzo per quella richiesta molesta del tondo ministro, espressione comune a quasi tutta la platea di Ballarò: si era creato un unicum emotivo transnazionale all’insegna di un attonito sconcerto sparso fra milioni di italiani accomodati sui divani di casa ed una sociologa collegata dallo studio di Berlino. Ma il punto era l’eccezione (dis)umana a quell’afflato unitario: insieme al disagio emblematico della Saraceno, si vedeva l’agio fanatico di Bondi: egli davvero, in perfetta buonafede, provava un’acuta, solitaria fierezza per come Papi ci rappresenta oltreconfine. Il buonista che è in me, pur aderendo alla mozione di sfiducia su Pompei, avrebbe voluto abbracciarlo. 


l'Unità 15/11/10
tutti i diritti riservati

domenica 24 ottobre 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SORRISI E CAGNARE da l'Unità del 25/10/10

Nell’ultimo Ballarò Pagnoncelli riferiva che, sul caso Antigua, a fronte di una minoranza divisa fra indignati e ammirati per l’intraprendenza abitativa di Silvio, c’era un’enorme maggioranza che non ne sapeva nulla. Mi è venuta in mente una signora di mezza età incontrata ad agosto, come da anni, nelle mie vacanze montane: mai, prima, mi aveva parlato di politica, sempre del tempo e delle birichinate del suo cane. Solo per look e qualche atteggiamento ne avevo intuito un orientamento di destra, ma vago e tiepido. Questa volta, invece, vibrava di sdegno: “Compro sempre Sorrisi e Canzoni, oggi c’era in omaggio…come si chiama? Panorama: ho letto della casa di Fini!”, e via esecrandone i misfatti monegaschi. Ecco: quando il Premier vuole aizzare gli italiani ignari contro un Nemico, impugna le sue armi mediatiche e li aizza. Quando vuole assopirli, sondaggio di Ballarò docet, li assopisce. Enzo Costa 


l'Unità 25/10/10
tutti i diritti riservati

lunedì 12 aprile 2010

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUALCUNO GLIELA SPIEGHI da l'Unità del 12/04/10

Per sano orgoglio o insano egocentrismo, la satira si è sempre appuntata sul petto l'ira dei suoi bersagli: un politico stizzito per una battuta acuminata era un marchio di qualità satirica. Poi venne l'era delle vittime gommose, capaci di farsi rimbalzare addosso qualsiasi corsivo corrosivo: segno di un'era gelatinosa di satirici troppo rispettosi, o di un'era giudiziosa di potenti meno spocchiosi. Martedì 6, a Ballarò, si è aperto l'evo dei sottoposti zelanti e furenti. Crozza aveva dispensato amabili perfidie a centro (risate smoderate di Tabacci) e manca (sorrisi amari della Serracchiani). Poi, una facezia su Silvio ("Su Facebook ha cambiato il suo stato, ma perché vuol cambiare anche il mio Stato?") era freddata dallo sguardo della sottosegretario Ravetto: sprizzava furore per lesa maestà da tutte le occhiatacce. "Non mi fa ridere!" sibilava feroce. Temo dicesse la verità. Avesse capito la battuta in tutta la sua innocuità, sarei più tranquillo. Enzo Costa


Tutto vero (purtroppo)

l'Unità 12/04/10

tutti i diritti riservati

venerdì 12 marzo 2010

I LANTERNINI - NEMMENO CON UN FLORIS da Repubblica Genova 12/03/10

Dall’alto della mia imparzialità (sono speculare a Emilio Fede, ma non gioco a poker), propongo due soluzioni per indurre Biasotti a non disertare del tutto “Ballarò”. Al fu teleGovernatore non va un faccia a faccia live con Burlando? Soluzione 1 - Faccia a spalle: Burlando parla, lui (sua specialità) fa scena muta annuendo felice alle spalle di Scajola. Soluzione 2 – Faccia a Franca Lai: Burlando argomenta, lui non si presenta, Lai (sua testimonial) sì. Ma più che a “Ballarò”, è adatta a “Porta a Porte Mazzitelli”. Enzo Costa

Soluzione 3 - Faccia a poltrona (barbuta)

da Repubblica Genova 12/03/10

tutti i diritti riservati

lunedì 2 novembre 2009

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI' : SE LUI CHIAMA da l’Unità 02/11/09


Finora non me ne ero persa una: da quella a Ballarò, in cui aveva dato un buffetto a Epifani, a quella, già mitica, a Porta a Porta, quando aveva spiritosamente insultato la Bindi, fino a quella, più lontana, dove esplose il suo “Si contenga!” su Santoro. La mia memoria di teleutente ne conserva il prototipo, testato in un remoto Processo di Biscardi, in cui qualificò come gerarca fascista Carlo Rognoni. Le avevo gustate tutte in tempo reale, le livorose tele-telefonate di Silvio. Ma martedì sera, ahimè, non ero davanti alla tivù: la viva voce del Premier berciante contro Floris, giudici e ospiti non sottoposti l’ho udita solo l’indomani, nei tiggì. Insolenze riscaldate. Un vero peccato: ho perso il brivido della diretta. Io come molti altri cittadini. Ignari, quel martedì, dei malumori di Papi. Perché non capiti più, urge rimedio: quando Lui telefona alla tivù, commuti la chiamata sulle utenze telefoniche di 60 milioni di italiani. Squillerà il telefono e lo sentiremo tutti. Enzo Costa

 
"S.B. S.B. Telefono-casa!" 


l'Unità 02/11/09


tutti i diritti riservati