Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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mercoledì 3 agosto 2011

Botta e risposta on. Urso/ Enzo Costa da l'Unità 03/08/11

A proposito dell'articolo di Enzo uscito ieri (02/08/11) su l'Unità, l'on. Urso scrive:

Roma, 2 Agosto 2011

Caro direttore,

mi permetta di rispondere all'articolo di Enzo Costa dal titolo "Trasformisti a destra e ora l'onorevole Urso non urla più" pubblicato stamane su L’Unità.

Trasformisti, a mio modesto parere, sono coloro che cambiano le proprie idee per convenienza. Le posso chiedere quale idee abbia cambiato e quale convenienza ne abbia avuto? Ho sempre sostenuto la necessità di rinnovare e rifondare il centrodestra nella prospettiva europea e su questo sono impegnato anche oggi. Ho sempre ritenuto che occorresse difendere e rafforzare il bipolarismo e la democrazia dell'alternanza, anche con un sistema maggioritario uninominale e non ho affatto cambiato idea. Ho dedicato il mio impegno politico a realizzare una destra moderna, europea, riformista, liberale, inclusiva e tollerante e su questo non ho mai deflettuto. Sono sempre stato a favore dell'utilizzo dell'energia nucleare e delle liberalizzazioni dei servizi idrici, così come della soppressione delle province e delle comunità montane, argomenti su cui di recente si sono confrontati il Paese e il Parlamento. Ho sempre sostenuto che occorresse pensare ai giovani e ai non garantiti, sia per quanto riguarda la riforma del sistema pensionistico, il welfare e la liberalizzazione delle professioni. Sono sempre stato a favore della presenza italiana del mondo e della partecipazione dei nostri militari alle missioni di pace, sono favorevole alla Nato ed a una concezione occidentale dell'Europa e del ruolo dell'Italia. Ho lavorato per scongelare la destra in Israele e costruire saldi legami con l'America, quando ciò appariva una bestemmia anche nel mio mondo.

Insomma, sono un uomo di destra, laico, aperto sulle frontiere dei diritti civili, favorevole all’integrazione degli immigrati e convinto che occorra coniugare ambiente e sviluppo, coesione e competizione, che l’Italia abbia bisogno di più riforme, sociali, economiche, istituzionali e -soprattutto- che la vita politica vada liberata dall'imbarbarimento che la sta inquinando, avvelenando anche i pozzi delle istituzioni. Rifuggo dalle aggressioni personali e dalle urla in trasmissione, ancorchè lo confesso, anch'io qualche volta, una volta, ho perso la calma.

Con Lupi ci siamo rivisti e riappacificati, come è doveroso tra persone normali, poche settimane dopo quell'episodio, come risulta dalle cronache giornalistiche. E per quanto riguarda Berlusconi e il suo ruolo mi sembrano significativi il titolo della mia ultima intervista pubblicata sabato scorso dall'Avvenire ("Basta con i partiti personali") ed il recente fascicolo della mia rivista Charta Minuta che ha in copertina le foto dei quattro leader storici del centrodestra italiano (Berlusconi, Bossi, Fini e Casini) con il titolo "Change". Lavoro, appunto, per il cambiamento del centrodestra nella prospettiva di realizzare in Italia un nuovo soggetto e una nuova coalizione e quindi nuovi leader legittimati dalle primarie per superare finalmente l'anomalia del berlusconismo e dei partiti personali.

Insomma, mi dica quale idea abbia cambiato e sono pronto a confrontarmi con lei dove e quando ritiene più opportuno. E se può mi indichi quale convenienza ne abbia avuto. Ho rinunciato al mio mandato di governo, senza esitare; ho lasciato l'auto blu nel momento stesso in cui la mia segretaria consegnava la lettera di dimissioni alla Presidenza del Consiglio, fermando la macchina di servizio che in quel momento mi accompagnava e inviandola in prefettura. Come risulta dalle cronache recenti, ho rifiutato in più occasioni di assumere impegni di governo più significativi e importanti. In altre parole, oggi come ieri ho fatto una scelta solo ideale, senza rete, garanzie, prebende di qualunque tipo. E sia certo che mi sarebbe stato facile ottenerne.

L'autore del vostro articolo ironizza, infine, sull'incarico che ho assunto di coordinare l'attività delle fondazioni popolari al fine di realizzare un documento comune in vista del ventesimo congresso del PPE che si terrà in dicembre a Marsiglia. Capisco che per lui è nulla. Ed è nulla anche per chi fa della politica un esercizio di mero potere. Per me, che ho sempre lavorato sulle idee e per le idee, con riviste e fondazioni, progetti, convegni e documenti la politica è innanzitutto idee e progetti da realizzare. Per voi è nulla? per me è tutto.

Grazie,

Adolfo Urso

Ecco la risposta di Enzo:

Il mio articolo era la semplice narrazione di una trasmissione televisiva vista da tutti, nella quale l'evidente esasperazione dell'on. Urso nei confronti dell'on. Lupi dimostrava (apparentemente) quello che Fini stesso, con la sua rottura, aveva proclamato: non era possibile una destra dignitosa con Berlusconi. Se ora l'on. Urso ritiene che un segretario (in tutti i sensi) di Berlusconi sia un'altra destra, libero di crederlo. Così come che ora questa sia inclusiva e tollerante (malgrado Cie, legge su testamento biologico e "no" alla norma sull'omofobia). Libero io di trovare a questo punto insensato quel suo vecchio sfogo. ("Trasformisti" è solo nel titolo che, come l'on. Urso potrebbe sapere, quasi mai è di chi scrive).
Enzo Costa

martedì 2 agosto 2011

I SEMIFRESCHI - Trasformisti a destra e ora l’onorevole Urso non urla più - da l'Unità 01/08/11

"Lupi! Lupi!”: suonava nervoso e liberatorio il grido anagrafico dell’onorevole Urso. Un dirompente richiamo onomastico che lui, collegato con L’ultima parola su Rai2, indirizzava – per l’appunto - all’onorevole Lupi, ospite nello studio. Lo richiamava con stizza ed enfasi sonora alle sue responsabilità di berlusconiano di ferro, alle sue colpe di devoto al Premier, alla sua involuzione papista-leghista. Insomma, il da sempre moderato (anche nei toni) Urso ora ululava “Lupi! Lupi!”, elevando il volume per meglio biasimare la deriva smoderata della destra azzurra. Affrancandosi dei propri modi composti per liberarsi di un’alleanza, con Cavaliere e sottoposti, non più umanamente, prima che politicamente, sostenibile.
E quella ripetizione accusatoria del cognome dell’ex alleato, “Lupi! Lupi!”, da parte del già agnellino Urso, per affinità animalesca si colorava di accenti sgarbiani, nel senso di certi reiterati epiteti bestiali scagliati dall’ipercritico d’arte contro il povero nemico di turno: “Lupi! Lupi!” come il “Capra! Capra!” che il pugnace Vittorio bercia in favore di telecamera in faccia a questo e a quel malcapitato, ora (di rado) per scherzo, ora (di frequente) sul serio.
Era, tornando al feroce grido ursiano, non molto tempo fa. Nemmeno un anno, credo. Si stava consumando la rottura fra Fini e il Capo, e persino i ligi talk-show di destra non riuscivano (più) ad occultarla, e neppure a minimizzarla: se ben ricordo, accanto ad Urso, da un angusto studiolo di non so quale sede regionale Rai, c’era Bocchino. Mentre nella poltroncina adiacente a quella di Lupi la Santanché, sconvolta dall’accesso d’ira dell’ululante Urso, era espressivamente combattuta fra lo sdegno per quelle grida sacrileghe ed il disappunto per lo scippo di un suo tipico format.
A non governare il tutto, un imbarazzato Paragone, anch’egli lacerato: affranto per l’inopinata magagna politica, avvinto per il materiale da Blob ritrovatosi a maneggiare.
E difatti poi la si è vista spesso, a Blob, quell’epifanica scenetta.
Sino a quando, nei giorni scorsi, a suggello di tanti ripetuti sussurri, ed a riprova della spaventosa vischiosità del berlusconismo, il transfuga Urso (con Ronchi e Scalia) ha mollato Fini riprendendo la via di casa. Dunque, il suo “Lupi! Lupi!”, scandito a L’ultima parola, era solo il penultimo posizionamento.
Dice che lo ha convinto il discorso di Alfano, che ora, da segretario del Pdl, lo ha omaggiato del fondamentale incarico di coordinatore di sei fondazioni di area governativa.
Chissà che bella rimpatriata con l’amico Lupi (che ha appena azzannato i giudici del processo Mondadori): Urso, lo si può ben dire, è tornato all’ovile.


 l'Unità 01/08/11

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lunedì 1 agosto 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': MOFFA SENZA MUFFA da l'Unità del 01/08/11

Da un sottopancia del Tg2 scopro che Silvano Moffa non solo esiste, ma appartiene a “Popolo e territorio”. A dire il vero, della sua iscrizione al consorzio umano e politico qualche vaga memoria l’avevo: schegge di ricordi me lo facevano collocare fra i berlusconiani di ritorno, reduce da un’ora d’aria con Fini e Fli. Ma, proprio per questo motivo, lo credevo un “Responsabile”. Appurata la deperibilità delle mie cellule mnemoniche, ragiono sull’incongruità di quella denominazione parlamentare: “Popolo e territorio” è quanto di meno abbinabile alla faccia da nobile romano decaduto di Moffa, che in realtà sa di “Patrizi e poltrone”. Giorni dopo, però, mi teleappare il mitico Scilipoti, munito di identica didascalia: “Popolo e territorio”. A quel punto, arguisco trattarsi di restyling del logo “Responsabili”: lui, Moffa & compari sono pendolari di alleanze e di brand. Ogni volta si allargano. Dopo “Popolo e territorio”, fonderanno “Umanità e universo”. Enzo Costa



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lunedì 25 luglio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': POLITOLOGIA VINTAGE da l'Unità del 25/07/11

“La Lega vince perché è radicata sul territorio. La Lega vince perché parla alla pancia degli elettori. La Lega vince perché parla al territorio ed è radicata nella pancia, invertendo i fattori la favoletta non cambia. La Lega vince perché è un partito vero. Berlusconi vince perché non ha un partito vero, ma un predellino resistente. Berlusconi vince perché non parla politichese, lo diciamo sempre noi politologi. Berlusconi vince perché, anche quando potrebbe perdere, trasforma il voto in un referendum su di lui, e la sinistra ci casca. La destra vince perché è moderna, oppure post-moderna, oppure pre-moderna, e comunque perché la sinistra è peggio comunque. La destra vince perché la sinistra non ha un programma, a prescindere dal fatto che la destra, più che un programma, abbia un palinsesto”. Mi sono dato alla raccolta indifferenziata di analisi politico-elettorali appena scadute. Enzo Costa


l'Unità del 25/07/11

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lunedì 18 luglio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': UN PEZZO DI PANIZ da l'Unità del 18/07/11

Maurizio Paniz lo disegnano così: con la seraficità stampata sulla barbetta, con quell’aria da Ernesto Calindri azzurro che si oppone al logorio della vita di Papi. Invece che fra i tavolini del vecchio carosello Cynar, si piazza sulle sedie dei talkshow: e non è al traffico caotico che non bada, ma alle dure verità scandite dagli astanti. Dalla Gruber, mentre Travaglio elencava i misfatti ad personam del Premier, guardava in camera silente e sereno, al più facendo pudicamente “no” col capino, aspettando soave il proprio turno. E qui esponeva sì tesi indicibili - la credibilità della versione di Ruby ritenuta nipotina di Mubarak, i politici vessati dai giudici – ma con toni d’antan, voce flautata, postura ingessata. Laddove hanno fallito gli urlatori hi-tech alla Santanché ed i situazionisti trash alla Stracquadanio, ci prova lui. Fallisce lo stesso, però con educazione. Enzo Costa


l'Unità del 18/07/11

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lunedì 4 luglio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': TONINO STAI BUONINO da l'Unità del 04/07/11

Apprezzo lo sforzo. O almeno lo immagino. Non dev’essere esercizio facile, per Di Pietro, riconvertirsi d'un botto: la fulminea mutazione da azzanna-Cavaliere a dialogante di centro sarebbe ai confini dell’impossibile per chiunque. Figuriamoci per lui, uno che - più che farsi da solo - si è scolpito con l’accetta dei propri anacoluti primordiali, dei propri proverbi riveduti e scorretti (saggezza del populista), delle proprie requisitorie contundenti, dei propri epiteti ruspanti. E può sempre saltar fuori il solito, noioso topo d’archivio o di YouTube che, mentre il neo-felpato Tonino cinguetta con Premier Papi e papisti, ripubblichi i suoi “Stupratore della democrazia”, “Hitler”, “Saddam”, e via inveendo in aula e in tv sul Capo (e, quindi, sulla banda). Ora, è lecito, forse sano, certo facile sbeffeggiare l’improbabile restyling fai-da-te del Nostro, probabilmente impostogli dall’ultima rilevazione di un sondaggista rudimentale (Piedheimer?). Io però me lo vedo di notte, annaspare stanco e stropicciato fra le sudate carte del corso accelerato “Come diventare Gianni Letta in 15 giorni”. E mi fa tenerezza. Enzo Costa


 l'Unità del 04/07/11

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lunedì 27 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IL POLTRONODROMO da l'Unità 27/06/11

“A Monza! A Monza!”: ha risonanze cecoviane, il sogno ministeriale bossiano di una tarda mattinata d’inizio estate a Pontida, sogno abortito all’alba del susseguente vertice romano. Il frustrato e malinconico stingersi dell’Utopia secessionista in vago miraggio di traslochi di poltrone nelle lande brianzole, è color verde bile. Ma, oltre ai livori del popolo leghista, si intuiscono i malumori dell’opinionismo terzista: stuoli di pensatori sedicenti indipendenti ci avevano spiegato che le magnifiche sorti e progressive del Carroccio dipendevano dal suo vitale radicarsi al territorio, dal suo sapido parlare alla pancia dell’elettorato. Mai che si obiettasse: “Se uno mi parlasse alla pancia, gli direi di alzare lo sguardo e gli argomenti”. Macché: i lumbard erano la Politica. Ora gli frana il territorio sotto i piedi. Gli editorialisti terzisti tacciono. Avranno il mal di pancia. Enzo Costa




l'Unità 27/06/11

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Il TIMIDO BERLINGUER da L'Unità 26/06/11


domenica 26 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - IL TIMIDO BERLINGUER POLITICA IN BIANCO E NERO da l'Unità 26/06/11

IL TIMIDO BERLINGUER POLITICA IN BIANCO-NERO

Ricordo del segretario del Partito Comunista scomparso nel giugno 1984. La rimpianta "sinistra poco moderna"

Per me, di base, Berlinguer era un politico timido. Certo, a quei tempi, che non erano questi, poteva permetterselo: “un politico timido” non era un ossimoro innaturale, assurdo ed inconcepibile. Ma un’eccentricità, in qualche modo, lo era. Però dire che fosse timido non è esatto, o meglio non è sufficiente: Berlinguer era timido anche nella sua timidezza. La timidezza lui la portava con pudore, spesso si vedeva che lo imbarazzava politicamente, si intuiva che stesse pensando “Il segretario del Pci non deve esibire le proprie introversioni”, e allora provava a darsi un contegno istituzionale, a volte scandendo meglio le parole, scolpendole con una sorta di solennità sarda, a volte (nelle tribune politiche) guardando al suo fianco Tatò. Che con lo sguardo lo rassicurava timidamente. A quei tempi, che non erano questi, i più stretti collaboratori dei segretari politici potevano permetterselo: sostenere il segretario con pudiche espressioni facciali e lessicali. E non guardandolo come fosse il Signore, l’Unto del Signore o, male minore, il Santo Patrono. E non parlandone come fosse lo Statista (con la esse maiuscola), LO STATISTA (tutto maiuscolo) o, meno peggio?, il fondatore dell’azienda. In particolare fra loro, dico fra Berlinguer e Tatò, c’era una complicità unidirezionale di sguardi sommessi: quelli che partivano flebilmente dal primo producevano quelli che sgorgavano impercettibilmente dal secondo, e mai il contrario. Perché timido sì, ma un leader Berlinguer lo era eccome. E poi, era tante altre cose: Berlinguer era una persona seria. Berlinguer era una persona troppo seria. Berlinguer non era una persona seriosa. Berlinguer era una persona e non un personaggio, una personalità e non un personalismo. Berlinguer era la politica della mia infanzia. Berlinguer era la politica in bianco e nero. Berlinguer era Jader Iacobelli che lo introduceva senza quasi mai ammiccare, tanto poi arrivava lui che non ammiccava per nulla. Berlinguer era l’austerità nello spirito e nel fisico, nella pettinatura e nelle giacche, e poi nel pensiero politico. Berlinguer era la sinistra italiana quando sembrava che la definizione avesse un senso. Berlinguer era lo strappo da Mosca, coraggioso ma lento, cauto ma ostinato, indefinito ma definitivo, che dentro lo lacerava. Berlinguer era un’incompiuta in pieno corso, una scommessa che si poteva benissimo perdere, una speranza che non si voleva spegnere. Berlinguer era l’eurocomunismo, il compromesso storico, la solidarietà nazionale. Berlinguer erano i progetti ambiziosi e affannosi, le visioni lucidamente opache, il pessimismo della volontà, l’ottimismo della ragione. Berlinguer era l’inizio del titolo di un film di Benigni, quando Benigni diceva molte parolacce, però era poetico proprio come oggi. Berlinguer era Benigni che lo prendeva in braccio con la stessa amorevolezza infinita con cui oggi prende in braccio Dante o Mameli. Berlinguer era un politico in ritardo con la Storia con tutte le qualità per passare alla Storia. Berlinguer era una sinistra poco moderna per gli stessi che ora, rievocandolo con rimpianto, dicono che la sinistra è troppo moderna. Berlinguer era l’opposto di Craxi, l’interfaccia di Moro, il figlio di Pertini, un non consanguineo di Andreotti, un non connazionale di Berlusconi. Berlinguer erano le classi deboli che andavano tutelate e non manipolate, fatte crescere e non rimbambire, educate nelle sezioni e non narcotizzate con le televisioni. Berlinguer era un’idea di società, forse utopistica, forse confusa, ma era un’idea ed era una società. Berlinguer erano gli operai che c’erano e non dovevano sparire, era la marcia dei 40.000 e la sconfitta di Mirafiori, così terribilmente vincente, rispetto alla disfatta di trentuno anni dopo. Berlinguer era la sua vita sussurrata, la sua morte gridata, il suo funerale intimo e trionfale. Un dolore potente, dirompente e imponente. E timido. Enzo Costa





















l'Unità 26/06/11

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martedì 21 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - Vespa, il brutto della differita da l'Unità del 21/06/11

Lunedì 13 giugno non ho visto la prima puntata di Porta a Porta Estate, dedicata agli omicidi di Sarah e Melania (chiedo scusa alla dirigenza di Raiuno, ma ero colpevolmente distratto dalle notizie sui referendum). In compenso, giovedì 16 giugno ho letto su Repubblica la lettera scritta da Bruno Vespa in replica ad un articolo di Michele Serra (dedicato a quel suo curioso omissis televisivo sul voto), e mi sono immedesimato nel conduttore-notaio in pieno dramma professionale: avrebbe voluto occuparsi in tv dei risultati referendari, ma era impossibilitato a farlo causa chiusura (pre)estiva del suo programma. Serrata (pre)canicolare decretata molto tempo prima (in pieno inverno?) dai vertici della rete ammiraglia: un diktat al quale Vespa, per citare un motto in sintonia col recente show unitario in cui si accapigliava con Pippo Baudo, ha dovuto rispondere “Obbedisco”. Capisco la sua amarezza deontologica, e lo sconcerto che lo ha assalito allorché ha scoperto che Ballarò sarebbe andato in onda fino a inizio luglio. Un’inaudita impar condicio ai suoi danni e a sua insaputa, che – garantisce Vespa nella sua epistola – non avrà più da ripetersi nella prossima stagione catodica. Non l’ho vista, quella prima puntata di Porta a Porta Estate, ma la missiva del conduttore-notaio un dettaglio me lo regala: era una trasmissione precotta, facente parte di un ciclo “già registrato in precedenza” (vaghezza temporale che evoca distanze siderali). Dettaglio che mi incuriosisce: ma come si fa a registrare un programma basato su fatti di cronaca in frenetica evoluzione, relativamente alle indagini, gli indagati, gli scagionati e gli arrestati? Come avrà ovviato Vespa al brutto della differita? Offrendo per una volta, invece che particolari raccapriccianti, imprecisioni spiazzanti (“Ci sarebbe una nuova traccia genetica, ma anche no, riconducibile a zio Michele, o ad un passante, o ad un alieno di un’altra galassia, che gli inquirenti avrebbero ritrovato nel garage, o in un bar a 250 km, o in un’astronave parcheggiata in un eliporto clandestino, e ci sarebbe un’intercettazione chiarissima, o un pizzino indecifrabile, o un testimone non-vedente ma dall’udito potentissimo”)? Registrando tante puntate alternative, con tanti plastici altrettanto alternativi, per poi trasmettere quella più affine agli ultimi, clamorosi sviluppi? E se sì, il conduttore-notaio non avrebbe potuto precuocere anche un paio di puntate antitetiche sui referendum? Una con Premier e/o sottoposti singhiozzanti, una con Premier e/o sottoposti esultanti. Anzi, visti i sondaggi e l’aria che tirava da un po’, forse bastava solo la prima. Enzo Costa

















 l'Unità del 21/06/11

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lunedì 20 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EMOZIONI D’ORDINE da l'Unità del 20/06/11

Bello, Brunetta che - dalla Gruber - imputava il voto sul nucleare all’emotività sprizzando razionalità da tutte le smorfie e gli urletti. Sublime, da Santoro, mentre incarnava il Logos secernendo anatemi apodittici su Bersani e sinistra quasi tutta (ha risparmiato mio zio, che vota Pd), ed esibendo un classico del suo illuminismo ministeriale: strillare a pappagallo un unico concetto (talvolta) o epiteto (spesso) contro il Nemico di turno. Ora mi sfugge il refrain berciato ad Annozero: da emotivo, mi spavento per i dettagli e non bado all’essenza filosofica. Ma su Otto e mezzo mi sono applicato, annotando la razionalissima minifilippica brunettiana contro gli pseudoartisti che non fanno cultura. L’indomani, il ministro dileggiava e seminava razionalmente una precaria, e io mi rammaricavo: siamo così emotivi che votiamo sordi alle massime kantiane di Papi sul bungabunga. Enzo Costa 


l'Unità del 20/06/11
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lunedì 13 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LO SCAPIGLIATO da l'Unità del 13/06/11

Eccomi qua, sono lo scapigliato del Capo. Lo difendo con oltraggiosa benevolenza. Lo scuoto riscuotendo applausi stupiti per la mia deferente irriverenza. Vedete? Sfoggio contraddizioni, come già le mutande libertine dopo gli anatemi contro i gaudenti della procreazione assistita; maneggio ossimori: dopo “atei devoti”, “liberi servi”; presto “agnostici mistici”, “schiavi anarchici”. Tutto (niente) per (contro) Lui: ma non con la piatta fedeltà di un Fede. Con l’estro esibito del dadaista postsocialista, l’invettiva nostalgico-futurista da assemblea autoconvocata: “Il Cav. si rimetta in gioco! Si dia in pasto alle primarie! Torni quello del ’94!”. Come se Lui nel ’94 fosse diverso da oggi, come se allora non sparasse bufale, non sfuggisse ai confronti, non volesse una tv di affini a minzonlini. Però io non lo mollo, sogno la bella morte. Meglio, una (in)discreta sopravvivenza. Eia-eia-arcoré! Enzo Costa


l'Unità del 13/06/11


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lunedì 30 maggio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUALE GIULIANO? da l'Unità del 30/05/11

Oggi questa rubrica mi procura un grave, profondo disagio: se leggerete le mie parole nell’intervallo temporale compreso fra la mattina e l’immediato dopopranzo, condividerete la mia incertezza elettorale (ed umorale, ed esistenziale). Se invece le scorrerete nel secondo pomeriggio, saprete già tutto, a differenza del sottoscritto che ora, mentre sta scrivendo, non sa un bel nulla. L’Unità pratica un sadico giornalismo ad orologeria per espormi alla gogna dei lettori tardo-postprandiali. Pena cui provo a sottrarmi dandomi ad una variazione giornalistica, che prescinde dal risultato del voto, ispirata alla lezione del maestro Vespa: nel diario di Pierino Ciottolo, il nipotino di Pisapia, si legge “Giuliano è un pallone gonfiato”. (Nella rubrica della prossima settimana specificherò che Pierino si riferiva a Giuliano Brambilla, suo compagno di banco, oppure a Giuliano Ferrara). Enzo Costa


(S)toccata...





...e fuga
l'Unità del 30/05/11

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lunedì 23 maggio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SÌ, PERÒ da l'Unità del 23/05/11

Sì, però a Napoli siete fuori dal ballottaggio. Sì, però a Milano siete in testa nel ballottaggio, ma non con il vostro, che aveva perso le primarie. Sì, però a Torino avete vinto al primo turno e con il vostro che aveva vinto le primarie, ma è l’effetto Chiamparino. Sì, però a Bologna è andata come a Torino, ma è l’effetto commissariamento. Sì, però il fatto che abbiate vinto a noi ci fa effetto. Sì, però i grillini, a Bologna e Torino, vi hanno eroso voti. Sì, però il fatto che abbiate vinto lo stesso al primo turno, a noi un po’ ci rode. Sì, però al primo turno si scherza, al secondo non scherziamo, io non scherzo qui a Radio Londra! Sì, però Berlusconi ha sbagliato la campagna elettorale. Sì, però, fino alla prima proiezione dicevamo che vi aveva fregato come sempre. Sì, però così siamo rimasti fregati. Sì, però vi siete buttati a sinistra. Sì, però non potevate buttarvi e basta? Enzo Costa 


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lunedì 16 maggio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': MODERATO SARÀ LUI da l'Unità del 16/05/11

Da qui ai ballottaggi, fra un comizio nel tribunale di Milano, una telefonata alla convention di Platì dei Responsabili, un video sulla pagina Facebook della nipotina della Brambilla e un monologo col gobbo nel bollettino del calvo (leggi “un’intervista al Tg1”), dirà che: certi pm sono un cancro da estirpare prima che Lui stesso debelli il cancro negli intervalli del bungabunga a cui invita una candidata sindaco dell’Udc che Lui sostiene poiché Casini è un boicottatore come Napolitano col quale c’è feeling tant’è che Lui varerà una Commissione di inchiesta sui capi dello Stato di nome “Giorgio” provenienti dalla sinistra i cui esponenti sono soliti sputare per terra mentre reintroducono la tassa sul macinato e il vaiolo non come Lui che è per i valori cristiani e la sapete quella di buon gusto dell’albicocca al doppio gusto? Dura la vita di un Premier moderato. Enzo Costa


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venerdì 15 aprile 2011

I SEMIFRESCHI - PAPISTI TRISTI A BALLARO': VIETATO RIDERE ALLE BATTUTE DI CROZZA da l'Unità del 15/04/11

I papisti, gli adepti-sottoposti di Papi, li riconosci da tante cose. Anche dalle facce che fanno quando Maurizio Crozza sbeffeggia il Premier a Ballarò. Alfano patisce un progressivo incupimento: più Crozza si accanisce, più il suo volto si accartoccia: passa dallo stadio espressivo “Non sono di buonumore” allo stadio “Sofferente di mal di denti prima di estrazione senza anestesia di molare e canino” fino allo stadio “Pitbull nervosetto”. Se a inizio monologo è quasi plausibile che il suo nome sia Angelino, sul finale pare essere Satanello: ha narici fumanti e pensieri furiosi: imperiosamente assillante: “Mandate la pubblicità!”; nostalgicamente televisivo: “Era meglio il the nel salottino di Anna La Rosa!”; televisivamente nostalgico: “Bei tempi quando Crozza era nei Broncovitz!”; giustizialmente ministeriale: “Invierò un’ispezione nel suo camerino!”. Lupi, invece, scaglia anatemi facciali stile Scomunica e Liberazione (da Crozza). Fitto è banalmente afflitto, Sacconi ha sguardo insaccato. Bondi (parlandone da vivo) trasecola: si immo(rta)la in un basito sgomento per la secolarizzazione dei costumi catodici giunta all’oltraggio al (suo) Signore. Espressione riassumibile in un concetto: “Sacrilegio!”, o in una poesia: “Eterica eresia/ Blasfema logorrea/ Che Crozza vada via!/ Perché gli fa la bua?”. Tremonti dai graffi di Crozza ricava l’impulso a manifestarsi nella quintessenza di sé, a somatizzare la propria idea platonica, a tremontizzarsi in un assoluto psicofisico sgombro di accidenti e contingenze: non muove un muscolo, non batte ciglio, non scuce un’ombra non dico di sorriso ma neppure di umana pietas. Proprio come quando ci espone le sue profezie economiche a Porta a Porta o ad Annozero. Ma qui lo fa in silenzio, mediante un’erre moscia meramente mentale, con la sola forza di uno sguardo ghiacciato grondante “ovvove”, che fende le lenti degli occhialini incenerendo ogni freddura crozziana. Non è lui ad essere seppellito da una risata, ma il contrario: l’atarassia al Potere. Di cui è antitesi l’interattivo Rotondi: egli sprizza partecipazione da tutti i pori, corredando le malignità di Crozza con l’occhietto deliberatamente sornione di colui che, reputandosi arguto, si picca di camuffare l’evidente fastidio per l’umorismo altrui da divertita bonomia. O, peggio, da spiritosaggini non richieste: molte puntate fa si avventurò a replicare all’impronta alle perfidie dell’attore genovese, che controreplicò infilzandolo. Più di recente, ha aspettato il suo turno, dopo il siparietto cabarettistico, per dire che le bunga-bunga night erano all’insegna della classe e dell’eleganza: da spalla perdente di Crozza a travolgente comico (involontario). Enzo Costa


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lunedì 4 aprile 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': FAVOLETTA SURREALE da l'Unità del 04/04/11

Il proprietario di una casetta vi entrò, quando i suoi affittuari erano fuori, per vedere come la tenessero (bene). Poi uscì, lasciando aperta la porta. Entrò un senzatetto, e via via tanti altri: 123 disperati si ammassarono in quelle quattro mura. La sera, gli affittuari rincasarono a fatica, rintanandosi nel tinello, circondati da estranei: buoni, ma troppi. Non si respirava. E il proprietario? Da fuori, li chiuse dentro. Li lasciò lì un mese ad asfissiare. Dentro gridavano disperati, e lui fuori se ne fregava. Finché le urla si fecero così forti che le udirono tutti, e dovette intervenire: aprì la porta e con sorriso da benefattore giurò agli affittuari che li avrebbe aiutati, tinteggiandogli le pareti, mettendo la jacuzzi nel bagno, procurandogli l’Oscar della Bontà, cacciando nel Nulla i senzatetto. Ma gli affittuari non lo applaudirono, essendo questa una favoletta. Enzo Costa 


l'Unità del 04/04/11
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venerdì 18 marzo 2011

I SEMIFRESCHI - GELMINI MINISTRA IMPREPARATA da l'Unità del 18/03/11

La ministra Gelmini, da Fazio, si applica ma non è preparatissima: dice che nella sparata contro la scuola pubblica Lui è stato frainteso (e fin qui, la lezioncina l’ha imparata), però Fazio la interroga su “inculcare”: non è verbo sbagliato, grondante imposizione e non educazione, sia se riferito ai valori (negativi, per il Premier) trasmessi dai professori, sia se relativo a quelli (positivi, sempre per il Premier) proposti dalla famiglia? Ovvero: un capo del governo che, nel giudicare malamente la scuola pubblica, si esprime malamente, non dimostra – al di là del contenuto – di non essere all’altezza di giudicare la scuola pubblica? La ministra non risponde: fa finta di non capire, o – peggio – non capisce? Sarò fazioso: propendo per la seconda ipotesi. Però ha imparato altro: dire “piuttosto che” in senso disgiuntivo, per intendere “oppure”, “o anche”, è trendy, e perciò lo dice. Ma non sa che dirlo in quel senso è sbagliato. E’ sbagliato, ma lo dicono in tv, lo dicono molti anche di sinistra (figli di quelli che dicevano “nella misura in cui”?), e pure i radical chic: se la ministra scopre che parla come loro, avrà uno choc. E poi ha imparato a memoria, è il suo “argomento a piacere” preferito, quella del ‘68 origine di tutti i mali scolastici, fonte di qualsiasi disgrazia (dis)educativa, primo motore immobile di ogni sciagura (d)istruttiva. Qui va in automatico: lo dice e lo ripete.
E quando Fazio – a proposito dei tagli agli insegnanti di sostegno – osserva che al ‘68 (controverso come tutti i movimenti complessi, ambiziosi, travolgenti e stravolgenti) si deve anche il fatto che oggi non sia più concepibile l'idea di classi o scuole differenziate per i disabili, lei non capisce.
Non capisce o non sa cosa fosse la scuola italiana prima del ’68, quale attrezzatissima palestra di discriminazioni culturali, quale laboratorio scientifico di emarginazioni sociali, quale produttiva fabbrica di epurazioni di menti e corpi imperfetti. Non sa o non capisce che, più odiosi e spaventosi degli eccessi dell’egualitarismo, ci sono stati gli eccessi del “differentismo”, e che antiche forme di privilegi permangono, anche come progetto nella mente di alcuni. Non sa o non ricorda che Berlusconi, nell’ultimo faccia a faccia con Prodi delle elezioni 2006, gli imputò di volere una società in cui i “figli degli operai” siano uguali ai “figli dei liberi professionisti”. Un Premier che, a parte la forma di cui scrivevo all’inizio, si esprime con concetti simili, è – fra l’altro - la prova vivente del disastro della scuola pre-’68. Enzo Costa


l'Unità del 18/03/11

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venerdì 11 marzo 2011

I SEMIFRESCHI - SE LA CONSULTA BOCCIA VENDOLA, E' COMUNISTA? da l'Unità dell' 11/03/11

Mi scusi, Presidente Berlusconi: ma non diceva che la Corte Costituzionale era un covo di giudici comunisti che emetteva sentenze comuniste? Non lo andava ripetendo all’estero e in Italia, da Bonn ad Arcore, via web agli indomiti Promotori della Libertà e al telefono con i devoti Responsabili, nelle pause del bunga bunga e nel corso di Porta a Porta? E allora, anche prescindendo dal computo integrale di tutti i verdetti della Consulta, dal fatto che in passato avesse decretato l’incostituzionalità di molte leggi approvate dal centrosinistra, come spiega che pochi giorni fa la stessa Consulta abbia bocciato norme contro il lavoro precario varate dalla Regione Puglia? Se era comunista, com’è che annulla le leggi del comunista Vendola? A Suo parere, com’è che il centrosinistra, per questa sentenza, non ha dato della berlusconiana alla Corte? Sarà mica perché il centrosinistra, a differenza di quanto fa Lei, ritiene istituzionalmente sano rispettare le sentenze, comprese quelle avverse? E soprattutto, com’è che Lei, Presidente Berlusconi, dopo questa sentenza, non ha detto nulla, non ha fatto autocritica, non ha ammesso di aver proferito da tempo e dappertutto, di persona e in collegamento, una bufala? Sarà mica perché è politicamente comodo ripetere una bufala conveniente (che si ficca nella testa della gente) e tacere una verità imbarazzante?

Mi scusi, Direttore Minzolini: ma non potrebbe fare finalmente chiarezza sul caso dell’intervista al Presidente Berlusconi sospettata di essere stata realizzata mediante l’utilizzo, da parte del Presidente medesimo, del gobbo? Non pensa che sia un sospetto grave, meritevole di essere smentito da parte di chi pratica un’informazione corretta? Non crede che il fatto che anche il Suo comitato di redazione avesse chiesto spiegazioni, Le imponga di far luce su questo episodio? Non ritiene che qui non si tratta del taglio dato ad una notizia, della maggiore o minore rilevanza attribuita ad un fatto, della opinabile ma libera linea editoriale di un notiziario della tv pubblica, bensì di un sospetto di truffa ai danni dei teleutenti? Non pensa cioè che, come già scritto, sarebbe giornalismo taroccato, una sorta di tresca fra “intervistatore” ed “intervistato”, presentare come parole spontanee e non preparate la non rivelata lettura di risposte scritte (grazie alla precedente visione delle domande) su un dispositivo elettronico? Non pensa, caro Direttore, che se la tresca non c’era, affermarlo e dimostrarlo sia innanzitutto nel Suo interesse? Ciò, ovviamente, qualora non l’abbia già fatto. Se invece lo ha già fatto, mi scusi. Enzo Costa


 l'Unità dell' 11/03/11

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lunedì 7 marzo 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': A BUON FRAINTENDITOR da l'Unità del 07/03/11

Non si può andare avanti così. Vedi le sparate sulla scuola e su Napolitano: falsità e malignità assortite, seguite da precisazioni aggrappate alla categoria salvifica “fraintendimento”. Variamente declinata, però, dall’interprete di turno: la ministra alla Pubblica Distruzione che chiarisce il concetto scolastico papesco prendendosela con la sinistra; il ministro dell’Interno padano che nega l’attacco al Capo dello Stato italiano chiarendo che “puntiglioso” non è una critica. Una babele di esegesi minimizzatorie da evitare con un rimedio: il ministro al Fraintendimento. L’unico autorizzato a spiegare l’indomani cosa intendesse dire il Premier. Ma chi potrebbe farlo? Un Responsabile affabile? Barbareschi, in poesia? Apicella, in musica? Macché: per ora (e sempre) il solo che può spiegare Lui è Lui: Silvio. Un perfetto ministro al Fraintendimento a (non)interim. Enzo Costa

(Che Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Fra' Galdino e puranco le sue noci mi perdonino! Aglaja)

 l'Unità del 07/03/11

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