Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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martedì 27 settembre 2011

I SEMIFRESCHI - La gentile signora sottosegretario fra insulti e grida - da l'Unità 27/09/11

Già una che si chiama Maria Elisabetta Alberti Casellati parrebbe avere, in senso onomastico, un’attitudine al rispetto ingessato di forme e norme: nome e cognome elegantemente compositi, da nobiltà mai decaduta, che evocano tutto fuorché un’identità anarco-insurrezionalista, un’indole borderline, una propensione alla vita spericolata. Al contrario, si direbbero il segno anagrafico di una natura benpensante, di una vocazione all’etichetta, di una vita pettinata. E difatti nell’osservare Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Giustizia, si resta colpiti dalla sua pettinatura disciplinatissima da coiffeur pre-68, morbidamente rigorosa, vaporosamente ferrea, che fa pendant con tratti, posture e movenze da signora bene d’altri tempi, se non d’alti lignaggi. E, per questo, sulle prime ti viene da immaginare che, come vice-Guardasigilli, abbia la delega al Galateo, al limite alla Recriminazione (ma senza parolacce, per carità!) per la Sparizione della Buona Educazione di Una Volta (con le maiuscole a conferire la debita pomposità al tutto). Fino a quando, come è successo a me il 20 settembre, non la vedi impegnata, in questo caso come ospite di Otto e mezzo su La 7, nella difesa a oltranza del premier. E dire oltranza è dire poco, così come dire difesa è dire sbagliato. La sua era un’offensiva oratorio-cacofonica senza quartiere: frasi, slogan, suoni onomatopeici sparati a macchinetta con il massimo del fragore possibile, scagliati a raffica sulla voce della conduttrice Lilli Gruber e del giornalista Lirio Abbate dell’Espresso, a coprirne le domande, a ignorarne i rilievi, a soffocarne sonoramente le obiezioni. Ora, è vero che tutti i berlusconidi sono addestrati allo stalking da microfono, all’interruzione molesta, all’imbrattamento dell’audio a scopo occultamento dei fatti (meglio, dei misfatti del capo). Ma, vedere una signora così fisiognomicamente (oltre che onomasticamente) per bene dedicarsi a questo lavoraccio sporco per coprire i traffici dell’utilizzatore finale, un po’ di effetto lo faceva. Specie nell’udire la sua vocina suadente da proprietaria chic di boutique caricarsi di sgraziate coloriture gasparriane. Ma, ancora di più, scioccava un passaggio del suo rumorismo pro-papi: quando la Gruber le chiedeva se fosse normale che un presidente del Consiglio, per i suoi disinvolti colloqui al cellulare, utilizzasse schede panamensi, lei berciava a tormentone: «Ma perché, è un reato? Ma perché, è un reato? Ma perché, è un reato?». Un sottosegretario alla Giustizia, con nome e aspetto evocanti Legge e Ordine, che inneggia scompostamente all’hackeraggio telefonico eludi-magistrati. L’inimmaginabile è al potere. Enzo Costa 


l'Unità 27/09/11
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lunedì 18 luglio 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': UN PEZZO DI PANIZ da l'Unità del 18/07/11

Maurizio Paniz lo disegnano così: con la seraficità stampata sulla barbetta, con quell’aria da Ernesto Calindri azzurro che si oppone al logorio della vita di Papi. Invece che fra i tavolini del vecchio carosello Cynar, si piazza sulle sedie dei talkshow: e non è al traffico caotico che non bada, ma alle dure verità scandite dagli astanti. Dalla Gruber, mentre Travaglio elencava i misfatti ad personam del Premier, guardava in camera silente e sereno, al più facendo pudicamente “no” col capino, aspettando soave il proprio turno. E qui esponeva sì tesi indicibili - la credibilità della versione di Ruby ritenuta nipotina di Mubarak, i politici vessati dai giudici – ma con toni d’antan, voce flautata, postura ingessata. Laddove hanno fallito gli urlatori hi-tech alla Santanché ed i situazionisti trash alla Stracquadanio, ci prova lui. Fallisce lo stesso, però con educazione. Enzo Costa


l'Unità del 18/07/11

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lunedì 20 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EMOZIONI D’ORDINE da l'Unità del 20/06/11

Bello, Brunetta che - dalla Gruber - imputava il voto sul nucleare all’emotività sprizzando razionalità da tutte le smorfie e gli urletti. Sublime, da Santoro, mentre incarnava il Logos secernendo anatemi apodittici su Bersani e sinistra quasi tutta (ha risparmiato mio zio, che vota Pd), ed esibendo un classico del suo illuminismo ministeriale: strillare a pappagallo un unico concetto (talvolta) o epiteto (spesso) contro il Nemico di turno. Ora mi sfugge il refrain berciato ad Annozero: da emotivo, mi spavento per i dettagli e non bado all’essenza filosofica. Ma su Otto e mezzo mi sono applicato, annotando la razionalissima minifilippica brunettiana contro gli pseudoartisti che non fanno cultura. L’indomani, il ministro dileggiava e seminava razionalmente una precaria, e io mi rammaricavo: siamo così emotivi che votiamo sordi alle massime kantiane di Papi sul bungabunga. Enzo Costa 


l'Unità del 20/06/11
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martedì 1 marzo 2011

I SEMIFRESCHI - IL MISTERO DEI “PAPISTI” INVASATI da l'Unità dell' 01/03/11

Però la curiosità antropologica mi resta, davanti all’indicibile spettacolo di certi papisti impegnati nella missione impossibile di difendere l’autodifesa di Papi nel (perdonate la parolaccia) Rubygate. Al di là del disgusto etico e politico che mi procura una faccenda simile, non riesco a soffocare una vocina che è in me e mi sussurra: “Ma ci credono davvero? Ma quali molle psicologiche li attivano? Ma a casa, non gli dicono niente, non si imbarazzano, non si preoccupano?”. L’ultima volta è stata osservando la pidiellina Bernini a Otto e mezzo sulla 7. Triplice, il motivo della sete di conoscenza che mi suscitava: il fatto che sostenesse una tesi insostenibile; il fatto che la sostenesse con un trasporto irrefrenabile; soprattutto, il fatto che in altre occasioni, precedenti a questa vicenda, io l’avessi vista pronunciare parole per me non condivisibili ma comprensibili, esposte in forma argomentativa, con accenti non fanatici. Ecco, una così, non esattamente una variante femminile di Capezzone, né tantomeno una velina rifilata alla politica, ora era lì, davanti a Lilli Gruber, ad affermare che il Premier aveva telefonato in questura perché sinceramente convinto che Ruby fosse la nipotina di Mubarak. Meglio: non lo affermava: lo ripeteva come un pappagallo arteriosclerotico. La cui iteratività sonora era direttamente proporzionale alla potenza di emissione: più ribadiva il concetto inconcepibile più alzava il volume, oltre ad acutizzare il tono. Una visione, per me, allucinante, inquietante, sconvolgente, e proprio per questo (sgomento a parte) intrigante: ma come aveva potuto ridursi così? Domanda che prendeva a presentarsi e ripresentarsi nella mia mente fino a diventare un pensiero fisso dopo che qualcuno in studio (non ricordo più chi) aveva obiettato: “Ma se davvero voleva evitare un incidente diplomatico, perché non si è attivato con l’ambasciata egiziana, e invece ha contattato una consigliera regionale lombarda che poi ha consegnato la ragazza ad una prostituta?”. Obiezione più che ragionevole: sana. Dettata dal buon senso, dalla logica, dalla funzionalità neuronale. Alla quale la Bernini opponeva una sorta di silenzio invasato: non rispondeva nel merito, rifugiandosi nel precedente, martellante refrain. Da quel momento, non ho più avuto pace: non c’è istante in cui io non mi chieda come sia stato possibile, quale oscuro meccanismo emotivo, fattore inconscio, agente psichico pre-politico abbia conciato così una stimabile onorevole. Più me lo chiedo e più non mi rispondo. Mi divora una curiosità profonda, attonita e desolata: qualcuno mi può aiutare? Enzo Costa 


  l'Unità dell' 01/03/11

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