Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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lunedì 16 giugno 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EBBREZZA POST-VOTO DI EDITORIALISTI: SALVINI LEADER DEI MODERATI da l'Unità 16/06/14

Pare di cogliere un certo smarrimento fra i commentatori berlusconofili. Quelli che, per vent’anni, ci hanno spiegato che il fu Cavaliere era il leader dei moderati e che, vincesse o perdesse le elezioni, fosse rinviato a giudizio o prescritto mercé apposita legge ad berluscam, era imbattibile. Ora, il combinato maldisposto di scoppola elettorale alle europee e alle amministrative ha vanificato il loro più recente tentativo di indorare la pillola della decadenza del fu premier Papi: “Vedrete” avevano intonato artatamente ottimisti “saprà usare al meglio, a fini elettorali, l’affidamento ai servizi sociali! Resta il Migliore, nella comunicazione!”. E invece eccoli lì, (s)travolti dal franare del consenso al Nord, dato già per perso quello del Centro (salvo l’insperata oasi perugina) e per polverizzato quello del Sud. Il crollo del bastione di Pavia del già magnificato sindaco Cattaneo, icona nuovista di Ballarò, è stata, per loro, la mazzata definitiva. Così devastante da indurre i più sofferenti a scorgere un erede di Silvio non più dinastico bensì ex-celtico: Matteo Salvini. “Se è atterrato a Bruxelles e ha conquistato Padova” si sono detti “è lui il futuro leader dei moderati!”. Ora, è vero che – come scrivevo - costoro, per un Ventennio, hanno definito “leader dei moderati” lo sdoganatore fardato dei bassi istinti degli italiani, in comunione mistica con l’eterno sovversivismo di molta nostra classe dirigente. Ma il Salvini post-secessionista neo-lepenista “leader dei moderati” è un caso di politologia da prova dell’etilometro: come se lo immaginano, il centrodestra moderato guidato dal Matteo del Carroccio? Pronto a proporre una riforma dei trasporti che prevede l’apartheid sui bus di tutt’Italia, dai quali cacciare a pedate chi non paga il biglietto in lire? Enzo Costa



 l'Unità 16/06/14

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venerdì 9 maggio 2014

I LANTERNINI - SALVIFICO SALVINI da Repubblica Genova 09/05/14

Anche nella sua tappa genovese, il fiero Salvini ha propugnato la secessione dall’euro. Ho fatto due calcoli, non economici, ma politici: dall’arrivo dell’euro, la Lega ha (s)governato l’Italia dal 2001 al 2006, e dal 2008 al 2011. Otto anni, con tanto di ministro delle Riforme, prima Bossi poi Calderoli, più l’alacre Borghezio a Bruxelles. Mai, in quegli anni, la Lega ha agito per uscire dalla moneta unica: era distratta. Quando Maroni non governerà più la Regione, caldeggerà l’annessione dell’Austria alla Lombardia. Enzo Costa


 Repubblica Genova 09/05/14

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giovedì 24 aprile 2014

I LANTERNONI – SE SULL’EUROPA SENZA CERTEZZE INCOMBE IL MISTERO DEL TERRITORIO da Repubblica Genova 24/04/14

Ma c’è ancora, il territorio? E, a monte (in senso metaforico, non orografico) della domanda, sarebbe cosa buona e giusta che ci fosse o che non ci fosse più? Non sono qui ad interrogarmi sullo stato idrogeologico del Paese (che, comunque, sappiamo disastrato), ma sull’esistenza o meno di una fisicità geografica della politica, ai tempi delle elezioni europee: appuntamento, quest’ultimo, di per sé basato su una sorta di geografia politica virtuale o se preferite amletica (esiste o non esiste l’Europa intesa come luogo democratico sovrastatale? È stata fatta ma dobbiamo ancora fare gli europei? È viva e lotta insieme a noi, malgrado sia frequentata in quel di Bruxelles da uno come Borghezio?). L’interrogativo iniziale sorge quasi spontaneo ad osservare il caso Scajola: il fu ministro, lo sapete, per la competizione elettorale continentale non è riuscito a trovare casa (mi si passi il basso umorismo di stampo domiciliare, ma è per vivacizzare un po’) nelle liste di Forza Italia. La sua presenza, già anticipata in esclusiva dal coordinatore ligure Biasotti fiero della sua intimità col fu Cavaliere, è stata cassata da Giovanni Toti, forte del suo nuovo ruolo di facTotim di Arcore. E già qui, in fatto di addetti alle nomination, il concetto di territorialità inizia a vacillare: il coordinatore regionale del partito, fresco per di più di un master che fa curriculum (una cena non elegante, ma alla presenza di Dudú in carne e pelo), che viene solennemente ignorato e/o sbugiardato dal nuovo Bondi di Palazzo Grazioli in materia di candidature in terra ligure. Inevitabile chiedersi cosa debba coordinare, per statuto, l’autoctono Sandro: la ola obbligatoria per qualsivoglia scelta imposta dall’esecutore in tuta bianca delle volontà del Leader Supremo, momentaneamente distaccato ai servizi sociali? Ma poi, soprattutto, l’idea di territorio frana come e più di un pendio di Andora con sovrastante terrazza e sottostante ferrovia, al cospetto dell’oggetto della decisione: l’uomo forte di Imperia impossibilitato a candidarsi ad Imperia, nella Liguria tutta e, dunque, nella circoscrizione Nord-Ovest, per cause di Forza Italia maggiore. Certo, l’ostacolo insormontabile alla sua ridiscesa in campo è stato, come è noto, un peccatuccio edilizio commesso fuori porta, giusto di fronte al Colosseo. Ma la sentenza che tale macchia, al momento giudicata penalmente irrilevante dalla magistratura, fosse più indelebile di quelle di Fitto (per non dire di quella passata in giudicato del fu Premier Papi neo-pregiudicato), è stata inappellabilmente formulata in un luogo altro e alto rispetto all’antica zona ponentina di predominio politico del sacrificato. Ma poi, il sacrificato medesimo, col suo territorio, poteva vantare ancora la simbiosi di un tempo? L’inimmaginabile tranvata elettorale presa da un suo uomo alle comunali di Imperia non parrebbe testimoniarlo. Tanto più se si rammenta come quel suo uomo, nel tentativo disperato di rimonta per il ballottaggio, era arrivato a semi-disconoscerlo. E allora? Il caso Scajola cosa dimostra, riguardo la territorialità della politica? Che ad un certo punto essa frana? Restando in Forza Italia, le due candidature liguri passate al vaglio del fido successore di Fede documentano due fenomeni più complessi: per Bonanini, una territorialità insieme proprietaria (il candidato europeo forzista è sotto processo per una gestione, secondo l’accusa, più che padronale del Parco delle Cinque Terre) e camaleontica (il candidato europeo forzista è stato candidato europeo piddino: che adesso punti, risolti o meno i guai giudiziari, alla realizzazione del Parco delle Cinque Terre Due?); per la De Martini, una territorialità di natura oscillatoria, nel senso che nel tempo intercorso fra la sua precedente candidatura alle europee per Berlusconi e la sua attuale candidatura alle europee per Berlusconi, la Nostra ha oscillato per l‘intero spettro di partiti e coalizioni dello Stivale, fino a ritrovarsi pronta, a fine giro, per la ricandidatura in Forza Italia. Tutti esempi, questi, di quanto sia aleatorio, ormai, il concetto di territorio, così come quello di appartenenza. Del resto, negli ultimi anni, la triste parabola della Lega ha dimostrato che un’idea eccessiva di territorialità è solo nefasta: quando si sacralizza in modo fanatico un territorio, in nome dell’opposizione integralistica a quanto è diverso, straniero, c’è un rischio: che a furia di affondare le radici si tocchi un sottosuolo in cui circolano scorie e veleni (pregiudizi, xenofobia, razzismo). Se un territorio viene assunto ottusamente o furbescamente come luogo di Bene assoluto minacciato da agenti esterni, ci si immiserisce così tanto – culturalmente e moralmente – da sprofondare fra i rimborsi del Trota e i diamanti in Tanzania. Una storia apparentemente padana, quella del Carroccio, ma tipicamente italiana, nelle sue degenerazioni familistico-clientelari così simili a quelle di tanta cattiva politica meridionale, fondata su voti di scambio ed elargizioni ad un elettorato relegato ad un sottosviluppo civile pari a quello economico del territorio così malamente rappresentato. Insomma, più in generale: in una Nazione polverizzata in corporativismi e campanilismi, con i partiti in via di estinzione, essere un politico espressione di un territorio non significa incarnare una sorta di boss della circoscrizione? Non si scordi il caso del recordman di preferenze Fiorito, uno che nel territorio era incistato. E ancora: non c’è il rischio che una visione assoluta del territorio finisca per nuocere all’interesse generale? Tema, questo, complesso. Qui mi limito a segnalare come, a proposito di infrastrutture, fino a qualche decennio fa l’esproprio per un’opera pubblica era visto, a sinistra, come segno del prevalere delle istanze della comunità statale su quelle individuali, egoistiche, di questo o quell’abitante. Oggi, invece, la sinistra più antagonista professa l’opposto. Tornando alle elezioni europee, l’auspicio è che sia possibile, come paiono attestare alcune candidature nel Pd (Cofferati, Briano, Gualco) unire rappresentanza del territorio e competenza, conoscenza dei problemi locali e visione più ampia delle dinamiche sociali ed economiche. Anche perché l’alternativa, la politica 2.0, non sta dando prove esaltanti: al di là delle spassose autocandidature web degli aspiranti parlamentari europei a cinque stelle, molti dei quali provenienti da non si sa quale remota galassia, ci sono i comizi a pagamento di Grillo. Uno così all’avanguardia che quando fa lo show a Padova diventa secessionista veneto, e quando, qualche mese prima, arringa gratis folla la folla in piazza della Vittoria, iscrive unilateralmente e suo malgrado Pertini al MoVimento. Lui è legatissimo al territorio in cui si esibisce quella sera. Enzo Costa


Repubblica Genova 24/04/14

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lunedì 31 marzo 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SALVINI, CON QUELLA BOCCA, PUÒ DISTORCERE CIÒ CHE VUOLE da l'Unità 31/03/14

Ma com’è telegenico, Matteo Salvini, quando ringhia all’euro: la mimica è il suo forte, ammettiamolo. Storce la bocca in un ghigno da cattivo dei fumetti, che in realtà vuole esprimere nel modo più intellegibile possibile l’ira funesta del buon popolano padano angariato dalla perfida moneta dei poteri forti di Bruxelles (città tecnocratica che, pure, lui, il popolano, frequenta da una legislatura, pare con non troppo spirito stakanovista). “Euro criminale!”, sibila schifato e indignato in favore di telecamera, ricorrendo ad un epiteto inequivocabile come la sua espressione facciale, quella di uno che è al limite della sopportazione tanto da arrochire la voce e, soprattutto, da prodursi in smorfie di esasperata ripugnanza. La bocca storta è, per il teleutente di bocca buona, la prova somatica di quanto spietata sia l’odiata divisa europea, capace anche di deformare i lineamenti. Alterazione espressiva funzionale alla rimozione pre-elettorale di un piccolo dettaglio politico: lo schifato Salvini è il segretario di un partito, la Lega Nord, che ha governato l’Italia, dopo l’introduzione dell’euro, dal 2001 al 2006, e dal 2008 al 2011. Oggi lui chiede voti per uscire dalla moneta continentale ma mai, in tutti quegli anni di governo, i ministri leghisti, fra una performance pittoresca e un raglio xenofobo, avevano intrapreso azioni politiche concrete per il ritorno alla lira. Come mai? Sarà mica perché in realtà non si può e perché in realtà non conviene? Sarà mica che oggi il Carroccio salta sul carro di Marine Le Pen perché lisciare strumentalmente il pelo ai tanti colpiti dalla crisi, con una ricetta facile impossibile, giova elettoralmente? Bisognerebbe chiederglielo, allo schifato Salvini. Ma magari rispondere argomentando, con la bocca storta, è difficile. Enzo Costa



l'Unità 31/03/14

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lunedì 20 gennaio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': RENZI RIFLESSIVO, LETTA IMPULSIVO, ALFANO ADOTTATO: MIRACOLI da l'Unità 19/01/14

Matteo Renzi che dice: “Questa cosa Letta l’ha fatta meglio di come l’avrei fatta io”. O che all’improvviso, in streaming, rallenta il ritmo di digitazione alla tastiera su Twitter, per riflettere un po’, almeno sulla punteggiatura. O che commenta: “Renzi chi?”, anche solo fra sé e sé. Enrico Letta che ritrova la calma (dove la notizia sta nel fatto che prima l’aveva persa). O che tiene in ordine i conti, ma in modo situazionista. O che governa con il Nuovo Centrodestra, e però, magari inavvertitamente, sussurra una cosa di centrosinistra, e poi si ricompone. Debora Serracchiani che, in un pur brevissimo frangente, a Ballarò non sembra un’esponente dell’opposizione. Manuela Repetti che, in un pur brevissimo frangente, a Ballarò confessa che se il Pd non avesse fatto decadere Silvio, il governo Letta le sarebbe andato ancora benissimo. Il sottoscritto che, in un pur brevissimo frangente, guardando Ballarò scaccia dalla testa il pensiero che la ministra Lorenzin, fra i politici presenti, sia quella più credibile e responsabile. Peter Gomez che, anche impiegandoci mezz’ora, a Ballarò mi fa capire come, con il risultato delle ultime elezioni specchio di un paese diviso in tre blocchi non maggioritari, fosse tecnicamente possibile un governo non di larghe o semi-larghe intese. Nunzia De Girolamo che esce dal governo e Josefa Idem che vi rientra, con feste grandi in tutto il paese, e grandissime a Benevento. Beppe Grillo che elogia un giornalista che lo critica. Gianroberto Casaleggio che sprizza simpatia. La Lega che sprizza tolleranza. Il Web che sprizza civiltà. Angelino Alfano che viene chiesto in affidamento da una coppia gay. La coppia gay che, ottenuto Alfano in affidamento, resiste alla tentazione di riportarlo indietro dopo un paio d’ore. Miracoli. Enzo Costa



l'Unità 19/01/14

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lunedì 6 gennaio 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': C’ERA UNA VOLTA LA LEGA MODERATA. ORA RINGHIA CON SALVINI da l'Unità 06/01/14

Ma vi ricordate che, in un frangente, la Lega è stata moderata? Fu quando, per una contro-magia di stampo giudiziario, il Cerchio Magico di Bossi iniziò a palesare qualche trucchetto contabile, fra spese accademiche del Trota e investimenti africani del diversamente padano Belsito. Davanti al rischio che il partito della secessione subisse la secessione degli elettori, Maroni, tutto d’un tratto, assunse - appunto - tratti moderati. Certo, l’impresa di pulizia che mise su impiegò, come si confaceva a quella forza ruvidamente popolare, strumenti igienici spicci: un rotear di ramazze (di lì a poco riposte in cantina) accompagnò l’entrata in scena di Bobo il moralizzatore. Che però esibiva un nuovo look, post-mistico, ossia affrancato dal culto del Dio Po, e neo-compassato, ossia depurato da furori xenofobo-forcaioli in favore di posture misurate. Maroni in tv si conteneva, si limitava, si equilibrava, nelle espressioni e nell’espressione. Scalciava Formigoni per candidarsi al suo posto, ma moderatamente, riuscendo a scalare il Pirellone proprio in virtù della sua nuova, celebrata virtù di leader moderato di un partito territoriale sì, ma moderato. Neutralizzato Bossi, sedato Borghezio, i Maroni boys si mostravano docili: persino Salvini, in quei giorni, faceva il cucciolone. Ora invece Matteo si è insediato segretario in una bolgia torinese, al coro di “Italia vaffanculo!”, scagliando avvertimenti ai giornalisti, bollando l’euro come un crimine contro l’umanità e ringhiando alla ministra Kyenge di tornare in Congo, fra la ola dei razzisti lumbard da web e di Borghezio. Il rischio dell’estinzione del Carroccio lo ha indotto a cavalcare la crisi con la bava alla bocca, sgomitando affannato fra forconi e “vaffa”. E Maroni? Non pervenuto. Ma certo non più moderato. Enzo Costa


l'Unità 06/01/14

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domenica 22 dicembre 2013

I LANTERNINI – VA’ DILEGGIO da Repubblica Genova 22/12/13

E Bruzzone? E Rixi? Per colpevole distrazione, mi sono perso le ultime mosse politiche dei leghisti liguri, fermandomi alle penultime (per Bruzzone, l’occupazione del consiglio regionale a fucile invocato contro lo stop alla caccia del Consiglio di Stato; per Rixi, il ripudio postumo di Belsito). Immagino stiano con Salvini, ma ignoro se ci fossero al suo insediamento a Torino, ad intonare in platea il canto patriottico “Italia vaffanculo” (chiedo scusa per “patriottico”). Anche loro nel coro di soavi voci verdi? Enzo Costa


Repubblica Genova 22/12/13

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venerdì 13 dicembre 2013

I LANTERNINI – TOH da Repubblica Genova 13/12/13

Toh, leggo su vari giornali e sul web che l’arruffa-popolo dei Forconi, pardon, il portavoce del coordinamento 9 dicembre di Genova, Guglielmo Bonanno, proviene dalle seguenti formazioni politiche: lista Biasotti, Genova Nuova, Lista Civica Cristiana e Lega Nord, partito - quest’ultimo – di cui poi il Nostro, quando se ne allontanò, provò a vendere il dominio del sito su e-Bay. Prodursi in piazzate facili contro i partiti tutti uguali, da mandare tutti a casa, dopo aver girato convulsamente tutta la destra. Toh. Enzo Costa


Repubblica Genova 13/12/13

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lunedì 5 agosto 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': L’ESTATE, LA POLITICA E LA TV: HO VISTO COSE CHE VOI UMANI… da l'Unità 05/08/13

Ma l’avete visto anche voi, l’altro giorno, in tv? L’avete visto Brunetta che prima si rivolgeva alla presidente della Camera con toni soavi, e poi sussurrava dolcemente “Non commento la sentenza della Cassazione”? L’avete visto Sallusti che, dopo aver reso omaggio alla magistratura, chiedeva di potersi assentare un attimo per aiutare una vecchietta ad attraversare la strada? L’avete vista la vecchietta che lo ringraziava ma, per buona sicurezza, non attraversava? L’avete vista la Santanché che abbandonava lo studio per punirsi per tutte le oscenità da lei dette sui giudici, e nessuno la inseguiva per dissuaderla? L’avete visto Grillo che dichiarava “Non escludo che il Pd abbia ragione”? L’avete visto Crimi che dichiarava “Non escludo che Grillo abbia torto”? L’avete visto Maroni che diceva “Guai a minimizzare le cose gravissime dette da Borghezio e Calderoli”? L’avete visto Salvini che accusava Maroni di essere troppo morbido col razzismo di Borghezio e Calderoli, e fondava la Lega Nord-Sud-Est-Ovest propugnando bus multiculturali? Li avete visti Borghezio e Calderoli contare fino a 2500 prima di parlare, e per di più contare in congolese? L’avete visto Epifani che proponeva, conseguendo l’unanimità dei consensi, di varare una regola che vieti il dibattito infinito, infuocato ed isterico, anche retrospettivo, sulle regole delle primarie? L’avete visto Renzi che la smetteva col silenzio stampa ma anche col vittimismo, andava ad “Amici Estate” però in giacca e cravatta, confessava di non aver mai visto “Happy Days”, di aver letto tutto Marx e di stimare Bersani? L’avete visto Enrico Letta che, ripensando ad Alfano, riabilitava la Idem? Come? Tutto questo ben di Dio non l’avete visto e l’ho visto solo io? Allora ha ragione il mio medico: certe insolazioni producono allucinazioni incredibili. Enzo Costa


l'Unità 05/08/13

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sabato 15 giugno 2013

I LANTERNINI – EQUI CASCA L’ASINO da Repubblica Genova 15/06/13

Mentre a Treviso la Lega diviene (quasi) politicamente clandestina, a Genova impalla le telecamere col redivivo Bruzzone che spara un’idea macroregionale: sostituire Equitalia (bersaglio facile per ogni politico in cerca di applausi facilissimi) con un’agenzia di riscossione di sangue lumbard, compatibile (etnicamente?) con Liguria e Piemonte. Non so se l’assenza del Veneto sia spia di una secessione da Tosi. So che, personalmente, non mi sentirei troppo tranquillo con Equipadania. Enzo Costa 


Repubblica Genova 15/06/13

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domenica 28 aprile 2013

I LANTERNINI – LA PENULTIMA SPIAGGIA da Repubblica Genova 28/04/13

Ora che è ri-assurto agli onori della cronaca nera, ri-girano nei tiggì immagini d’archivio di Belsito in un summit politico-balneare. È in adiposa tenuta para-adamitica all’ombra del gotha del partito del Sole delle Alpi in canotta e/o costumino: da Bossi a consorte via via allargando il cerchio magico ai leghisti rivieraschi ospitanti, tutti (tra)sudano un’alacre unità d’arenile. Vivido, lo sguardo del tesoriere ligure dal soma mastelloide. In barba al tempo passato, arrivano effluvi di oli abbronzanti, creme solari, affari in Tanzania. Enzo Costa


Repubblica Genova 28/04/13

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mercoledì 6 marzo 2013

I LANTERNINI – ALBENGA DI UN NUOVO GIORNO da Repubblica Genova 06/03/13

Che bello, vedere al Tgr l’inaugurazione ad Albenga della Moschea-centro culturale più grande di Liguria, la soddisfazione degli immigrati, il loro aprirsi agli italiani. Che bella sorpresa, le parole pro-integrazione della sindaco leghista Guarnieri. Viene da ripensare alle feroci battaglie anti-Moschea della Lega, a Genova e altrove: una xenofobia meno sventolata in queste elezioni, essendo ora la crisi, e non la “sicurezza”, il problema. Erano battaglie strumentali, dunque. E come tali due volte disgustose. Enzo Costa


Repubblica Genova 06/03/13

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domenica 3 marzo 2013

I LANTERNINI – CORSI E RICORSI CELTICI da Repubblica Genova 03/03/13

“Missione compiuta!”, ha sibilato Maroni con l’aria di uno che non è finito sotto al tram aggrappandosi in extremis alla scaletta dell’elicottero di un miliardario di Arcore. “Missione da compiere!”, ha annunciato il leghista rivierasco Chiappori con l’aria di chi cova una reazione a una tranvata elettorale: in risposta all’odiata macroregione lombardo-piemonto-veneta, un‘euroregione inaudita: Liguria, Sardegna e Corsica. Vuol guidare la secessione di Ajaccio da Parigi. La tranvata dev’essere stata micidiale. Enzo Costa


Repubblica Genova 03/03/13

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martedì 19 febbraio 2013

I LANTERNINI – LA CREDIBILITÀ SUPPOSTA da Repubblica Genova 19/02/13

Non conta che Tremonti, nella sua visita genovese, sprizzasse la solita affabilità schifata: non deve essere simpatico ma credibile, per tirarci fuori dal baratro in cui siamo finiti anno dopo anno, quasi sempre con lui ministro, tranne quando Silvio lo cacciò preferendogli Siniscalco. Ora la Lega lo vuole Premier, ma Silvio no: ad “Agorà” gli ha imputato la scarsa lotta all’evasione fiscale, e lo ha proposto alla Sanità, così – ha detto – prescrive supposte agli italiani. Eccola, la credibilità (di Tremonti, Silvio e Lega). Enzo Costa


Repubblica Genova 19/02/13

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lunedì 21 gennaio 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': UN TIPO EMERGENTE: L’INDEFESSO CELEBRANTE IL PAPI DEBORDANTE da l'Unità 21/01/13

Due settimane fa ho descritto il candidato sghignazzante a 5 Stelle, quel tipo umano che arreda i non-comizi di Grillo esibendosi, per l’appunto, in sghignazzi assortiti emessi dal fondo del palco ad ogni feroce “verità” berciata dal suo non-leader. Oggi passo ad un altro carattere emergente: l’indefesso celebrante il fu premier Papi debordante. Un tipo ufficialmente non schierato, né tantomeno stipendiato dal Cavaliere, che dirige o scrive su giornali indipendenti, interviene in varie emittenti, twitta a spron battente, quasi esclusivamente sulle gesta elettorali di Silvio. È quello che, ai titoli di coda del suo show da Santoro, parlava di “rimonta”, in spasmodica attesa di sondaggi che la attestassero. Quello che, due giorni dopo quello show, titola in prima pagina che Lui risale da uno a cinque punti, e poi, leggendo l’articolo all’interno, si scopre che un noto sondaggista parla di una probabile risalita di un punto, mentre i cinque punti di prima pagina sono di imprecisati sondaggi citati da appositi berlusconidi. È quello che, a furia di dirla e ridirla, fa della rimonta una profezia che magari non si avvera del tutto, ma un po’ sì. Quello che omette di specificare che, fino ad una decina di giorni fa, la Lega correva da sola, per cui nei sondaggi il centrodestra mancava dei suoi voti, ecco spiegata gran parte della “rimonta”. Quello che ancora deplora l’alleanza Brancaleone dell’Unione nel 2006, e nulla dice dell’accozzaglia della libertà Pdl-Lega Nord-Grande Sud-Fratelli d’Italia-Samorì-Storace e via ammucchiando. Quello per il quale Papi, sparante su tutti i canali insulti, bufale, oscenità, smentite di smentite (più gag da avanspettacolo), è sempre “un combattente”. E mai “senza vergogna”. A ben guardare, almeno in parte, è “un combattente” anche lui. Enzo Costa


 l'Unità 21/01/13

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lunedì 14 gennaio 2013

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LA “NUOVA” ALLEANZA CON SILVIO: MA PER FORTUNA CHE C’È ROBERTO! da l'Unità 14/01/13

Eppure, malgrado l’ipermediatica rivolta della base, Maroni la base la rappresenta. Almeno antropologicamente. Se non tutta, quella riferibile alla corrente dominante dei barbari sognanti, dove di “barbari” va rimarcata la significativa iterazione sillabica: il fatto, cioè, che la parola, a parte la “i” finale, sia costituita dalla ripetizione del lemma-sillaba “bar”. Ed evocano un’atmosfera, un clima, un humus umano due volte da bar del varesotto, le ultime mosse tattiche del segretario del Carroccio, così come i toni con cui lui le racconta, le espressioni che usa, le facce che fa: “Dài, Bobo, dicci quella dell’alleanza con Silvio che non si poteva più fare ma che ora invece si fa però Silvio non fa più il premier che magari lo fa Tremonti anche se Silvio lo detesta e dice che lo potrebbe fare Alfano e invece poi ci mettiamo Tosi, così ci teniamo buono il Veneto!”. E il Bobo, stecchino fra i denti e stecca fra le mani, si tira su dal tavolo del biliardo e la racconta di nuovo, arricchendola anche stavolta di sapidi dettagli inediti (chessò, di come nella villa di Arcore, dopo aver fregato politicamente Silvio, gli ha fregato pure un posacenere): frasi scarne ma dense, brumose come la nebbia padana che alimenta fantasie e sogni. Sognanti, per l’appunto, gli avventori del bar-bar, trasognato l’occhio del Bobo: come quando, tempo prima, raccontava quella di lui che, da solo e a mani nude, aveva sgominato la Mafia, che peraltro al Nord non c’era, ed era andato anche a raccontarla da Fazio per smentire Saviano, e quasi lui non ci credeva, lui Bobo, si intende. Che però, per darsi un tono, al bar-bar vorrebbe lo chiamassero Roberto: “Ma per fortuna che c’è Roberto / che di politica è un vero esperto / non è di grande compagnia / ma è il più simpatico che ci sia!”. Enzo Costa


 l'Unità 14/01/13

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venerdì 11 gennaio 2013

I LANTERNINI – (PORTO)FINO ALLA FINE da Repubblica Genova 11/01/13

Già un leghista ligure, come uno lombardo, uno piemontese, uno veneto, deve ingoiare l’indigeribile ri-alleanza col fu Premier Papi. Però ai colleghi nordisti vanno premi taroccati di consolazione: lo slogan placebo “Prima la Lombardia”, per inguaribili maroniani; la macroregione lombardo-piemonto-veneta che, nel mondo dei sogni padani, trattiene il 75% delle tasse. Ma il povero leghista ligure, escluso da simili bufale, cosa si racconta? Che, col ritorno del Silvio (soprav)vivente, Portofino si terrà il 100% dell’Imu? Enzo Costa


 Repubblica Genova 11/01/13

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lunedì 15 ottobre 2012

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': DA MARONI A TREMONTI: LE DOMANDE CHE SONO MANCATE da l'Unità 15/10/12

Domande di argomento nordista: in che modo il segretario della Lega Maroni intende attuare il suo proposito, annunciato a Venezia al popolo del Sole delle Alpi (alias Formigoni?), di cacciare Equitalia dal Nord? Inducendo con l’ipnosi Equitalia a traslocare al Centro? Deportandola con un carro bestiame al Sud? E poi, al di là delle modalità tecniche, perché se un partito - territoriale ma concorrente alle elezioni nazionali e presente in Parlamento - reputa deleterio un ente, in questo caso quello delegato alla riscossione dei tributi, si propone di eliminarlo solo in una fetta geografica dello Stato? Ciò che per quel partito deve sparire dagli occhi dei propri elettori può essere rifilato al resto degli italiani? Equitalia, per la Lega, è come quei rifiuti tossici fatti interrare da certi imprenditori settentrionali nelle campagne meridionali? Domande da mancato linguista: perché la nuova formazione politica di Giulio Tremonti si chiama Lista 3L, e poi le 3L stanno per “Lista Lavoro e Libertà”? Per quale motivo ha conteggiato anche una L, la prima, che è l’iniziale di una parola neutra, “Lista”, relativa alla forma organizzativa, e non a programmi o valori come le altre due? Una L è abusiva, tanto poi varerà un condono? Come avevamo vagamente sospettato dopo un ventennio di sue prove governative, e checché ne dicesse il fu Premier Papi, il fu ministro all’Economia non è propriamente un fenomeno in fatto di conti? Oppure la sua è una scelta lessicale deliberata? Se avesse fondato il Movimento Misticismo e Multimedialità, lo avrebbe chiamato Movimento 3M? Se si fosse nominato segretario del Partito Patria Postmodernità e Polenta Taragna, avrebbe guidato il Partito 4P più una T (Taragna), anzi due (Tremonti che, forse, paga il conto in contanti)? Enzo Costa


 l'Unità 15/10/12 

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mercoledì 4 luglio 2012

I LANTERNINI – L’ASSAGO NEL PAGLIAIO da Repubblica Genova 04/07/12

Non trovo notizie sulle modalità con cui il padano ligure Giacomo Chiappori, come da lui annunciato, si è sottratto al bossicidio perpetrato ad Assago da barbari sognanti. Ma me le immagino: il Nostro, nella sua fase aurea di ultrà del Senatur, trasudava sia in zona che a “Porta a Porta” una perentorietà insita nel cognome: quel “Chiappori” sdrucciolo che sembra un imperativo categorico berciato da Bracardi. Al congresso avrà schifato Maroni, baciato l’Umberto e salmonato il Trota. Chiappori, bel suol d’amore. Enzo Costa 


 Repubblica Genova 04/07/12

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