Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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lunedì 14 aprile 2014

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': LA PARLATA FLUENTE E OLTREMODO RILASSANTE DI GIOVANNI TOTI da l'Unità 14/04/14

Va detto che Giovanni Toti ha una parlata fluente. Va detto che è fluente come un corso d’acqua esondato. Ma non con un’esondazione rapida e potente, di quelle che ti (s)travolgono. Con un’esondazione lenta e costante, di quelle che quasi non te ne accorgi: un placido valicare gli argini in virtù del quale, piano piano, ti ritrovi inguazzato in una palude in cui rischi di affogare a tua insaputa. La logorrea slow del facTotim di Arcore mi ha giocato uno scherzetto del genere durante la sua ospitata a Che tempo che fa: ha iniziato a dire rallentatamente ma inesorabilmente la sua, una sua densa e opaca, magmatica e afasica, incurante delle interruzioni-interiezioni di Fazio, e io, senza rendermene conto, via via sommerso da quell’informe flusso sonoro a bassa velocità, mi sono assopito. O meglio, sono sprofondato in un dormiveglia asfittico e onirico insieme, cullato da liquide litanie, lontane e arcane (“È il Pd che deve risolvere le sue contraddizioni” o forse era “concentrazioni” oppure “combinazioni”). Mi hanno svegliato le sparate scatologiche della Littizzetto. Due giorni dopo, a Ballarò, mi ha fatto lo stesso effetto semi-letargico. Solo che a strapparmi più spesso dalle braccia di Morfeo c’era Belpietro, impegnato da contratto a dare ferocemente sulla voce al piddino Speranza. Ruolo, quest’ultimo, più tipico della destra politico-mediatica (oltre che del pentastellato Di Battista). Perché va detto anche questo: Toti, rispetto ai berlusconidi storici, è antropologicamente eccentrico. Per oratoria e per curriculum: arriva dalla direzione del Tg4, ma dopo che Fede aveva portato via meteorine e book fotografici. È stato nella sala del bunga bunga, ma solo per (di)mostrare, tramite reiterato speciale Mediaset, che era una linda tavernetta per figli ed educande. Enzo Costa


l'Unità 14/04/14

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sabato 22 febbraio 2014

I LANTERNINI - GRAZIE DEI VOTI da Repubblica Genova 22/02/14

Forse l’azzimato di destra Gadolla che vota alle primarie del Pd incarna davvero (civettuolamente) la svolta a non-sinistra del partito “renzizzato”. Però mi sovviene il suo percorso politico: An, Pdl, Futuro e libertà. E ricordo che quand’era berlusconiano disse cose intolleranti contro la Moschea a Genova, per poi passare col Fini futurista-liberale che diceva l’opposto. Ergo, Gadolla, più che post-ideologico, è neo-videologico: ogni volta sta con quello di cui più si parla alla tv. Questa settimana sarà vicino a Fabio Fazio. Enzo Costa


Repubblica Genova 22/02/14

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venerdì 26 ottobre 2012

I LANTERNINI – CHE VIA CHE FARANNO da Repubblica Genova 26/10/12

Tale era la bellezza espressiva con cui Bernardo Bertolucci, da Fazio, parlava delle barriere architettoniche romane per la sua carrozzina che solo all’inizio ho pensato “se ne è accorto solo quando il problema lo ha riguardato”. Poi ho capito come quelle parole, dette in quel modo, da quell’artista, fossero importanti. Avevo scritto cose simili sul discusso rifacimento di via Garibaldi.Ora leggo che non verrà rifatta, ma migliorata per i disabili. Confido sia vero. Nel caso non lo sia, confido in Bertolucci. Enzo Costa
bertolucci
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Repubblica Genova 26/10/12
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venerdì 18 marzo 2011

I SEMIFRESCHI - GELMINI MINISTRA IMPREPARATA da l'Unità del 18/03/11

La ministra Gelmini, da Fazio, si applica ma non è preparatissima: dice che nella sparata contro la scuola pubblica Lui è stato frainteso (e fin qui, la lezioncina l’ha imparata), però Fazio la interroga su “inculcare”: non è verbo sbagliato, grondante imposizione e non educazione, sia se riferito ai valori (negativi, per il Premier) trasmessi dai professori, sia se relativo a quelli (positivi, sempre per il Premier) proposti dalla famiglia? Ovvero: un capo del governo che, nel giudicare malamente la scuola pubblica, si esprime malamente, non dimostra – al di là del contenuto – di non essere all’altezza di giudicare la scuola pubblica? La ministra non risponde: fa finta di non capire, o – peggio – non capisce? Sarò fazioso: propendo per la seconda ipotesi. Però ha imparato altro: dire “piuttosto che” in senso disgiuntivo, per intendere “oppure”, “o anche”, è trendy, e perciò lo dice. Ma non sa che dirlo in quel senso è sbagliato. E’ sbagliato, ma lo dicono in tv, lo dicono molti anche di sinistra (figli di quelli che dicevano “nella misura in cui”?), e pure i radical chic: se la ministra scopre che parla come loro, avrà uno choc. E poi ha imparato a memoria, è il suo “argomento a piacere” preferito, quella del ‘68 origine di tutti i mali scolastici, fonte di qualsiasi disgrazia (dis)educativa, primo motore immobile di ogni sciagura (d)istruttiva. Qui va in automatico: lo dice e lo ripete.
E quando Fazio – a proposito dei tagli agli insegnanti di sostegno – osserva che al ‘68 (controverso come tutti i movimenti complessi, ambiziosi, travolgenti e stravolgenti) si deve anche il fatto che oggi non sia più concepibile l'idea di classi o scuole differenziate per i disabili, lei non capisce.
Non capisce o non sa cosa fosse la scuola italiana prima del ’68, quale attrezzatissima palestra di discriminazioni culturali, quale laboratorio scientifico di emarginazioni sociali, quale produttiva fabbrica di epurazioni di menti e corpi imperfetti. Non sa o non capisce che, più odiosi e spaventosi degli eccessi dell’egualitarismo, ci sono stati gli eccessi del “differentismo”, e che antiche forme di privilegi permangono, anche come progetto nella mente di alcuni. Non sa o non ricorda che Berlusconi, nell’ultimo faccia a faccia con Prodi delle elezioni 2006, gli imputò di volere una società in cui i “figli degli operai” siano uguali ai “figli dei liberi professionisti”. Un Premier che, a parte la forma di cui scrivevo all’inizio, si esprime con concetti simili, è – fra l’altro - la prova vivente del disastro della scuola pre-’68. Enzo Costa


l'Unità del 18/03/11

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domenica 31 ottobre 2010

I SEMIFRESCHI - I PULLMAN DELL'ORRORE CATODICO da l'Unità del 31/10/10

Ma cosa porta i turisti dell’orrore ad Avetrana? Cos’è che li conduce fino a quel remoto luogo del delitto, prima ancora dei pullman che occhiutissime agenzie di viaggi low-cost hanno riconvertito da scarrozza-massaie deportate per spaccio di pentole a family-mobile per il grandtour garage di zio Michele-uliveto del rogo del cellulare-pozzo di campagna in cui provare la vertigine dell’abisso?
Certo, la naturale, morbosa pulsione per il Male, per il Vuoto che conforta quando lo si scruta negli altri, per la Disgrazia che ci sfiora ma non ci tocca (Grazia ricevuta!), sia essa un pauroso incidente d’auto o un omicidio primordiale e postmodernamente amorale. Ma c’è qualcosa di più, che fa da primo motore immobile a quegli amorevoli papà che tengono per mano i figlioletti attorno al buco che ha inghiottito la povera Sarah, a quelle giovani coppie in pellegrinaggio presso il portone che ha custodito un’indicibile violenza, a quegli italiani annusanti l’odore di morte che emana una villetta dall’estetica efferata come quelle di tanta povera gente. A trascinare lì quelle facce normali è l’ordinario orrore catodico, l’agghiacciante indotto televisivo di una tragedia, indotto che ogni giorno, inesorabilmente, quella tragedia la mastica, rumina, digerisce, vomita e rimastica, ingigantendola e sezionandola. È il ciclo continuo Giletti-Sposini-Venier-D’Urso-Panicucci-Vinci-Vespa-plastico-inviati-avvocati-criminologi-addetti agli orrori-passanti intervistati-vicini interpellati-“rivediamo cosa disse Sabrina”-“risentiamo Cosima”-“riascoltiamo Concetta” (chiamati coi soli nomi di battesimo, come gli internati del Grande Fratello). Una fabbrica fordista di Nulla eterico che da mattina a sera, da Uno Mattina a Porta a Porta, lavora il Dolore grezzo conciandolo e sconciandolo, sminuzzandolo e serializzandolo, rendendolo telegenico come altri fortunati tormentoni del video, dalla pornografia sentimentale di Uomini e Donne ai tormenti dei sedicenti talenti di Amici.
Il risultato è la costruzione di un’umanità-audience così rimpinzata di parole e immagini oscene da non poterne percepire la tossicità, la ripugnanza, l’orrore. Anzi, da aver patologicamente bisogno di nutrirsene anche dal vivo, a costo di pagarsi il viaggio in pullman, per sedare le crisi d’astinenza da (rari) buchi dei palinsesti (alla faccia della sentenza interessata “la tv non condiziona!”).
Un effetto mirato: quando si azzera il pensiero dei cittadini, è più facile fargli credere che l’Osceno sia il vaffanbicchiere di Santoro, o un’inchiesta di Report, o un programma di Fazio e Saviano. Enzo Costa


l'Unità 31/10/10
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mercoledì 27 ottobre 2010

I SEMIFRESCHI: VERSANTE LIGURE - TELE NON VISIONI da OLI n°275 del 27/10/10

Report, Santoro, Fazio,
Saviano: ormai la lista
di chi pagherà dazio
s’ingrossa a d’occhio vista.
E chi tace a ’sto strazio
o è cieco o è Masichista.


da OLI

27/10/10

mercoledì 9 giugno 2010

I SEMIFRESCHI - ALLA RICERCA DELLA TV PERDUTA da l'Unità del 15/03/10

Com’era quella storia della cultura che non funziona in tv? Ci pensavo domenica sera, ma non me la ricordavo bene, anche perché ero distratto dalla tv, che – su Raitre, in prima serata – trasmetteva un programmino leggero leggero, semplice semplice, subdolamente accattivante e in quanto tale distraente da concetti alti e ponderosi come quello succitato: c’erano un giovane conduttore ed un anziano signore seduti in poltrona, che discorrevano, dando l’idea di farlo per loro personale piacere (difatti ignoravano la telecamera, ma si guardavano negli occhi). E più quell’idea di una loro complicità intima, domestica (già, perché scordavo di dire che non si trovavano in uno studio televisivo, ma nello studiolo di casa dell’anziano signore) mi arrivava, più mi veniva voglia di starli a sentire, di origliare quel loro conversario così poco telegenico ma, incredibilmente, così tanto attraente. Sì, perché il giovane conduttore e l’anziano signore dissertavano in leggerezza di cose per cui vale la pena vivere, come la mano di un padre che fa da coppa per l’acqua in infantili camminate in collina; o come il rumore del terriccio dei sentieri che costeggiano i canali fluviali francesi, rumore che si imprime nella memoria quando sono i passi di un amico a provocarlo; o come il sapore sublime di una frittura di paranza, unico quando sono le mani, e non la forchetta, ad offrirlo alle papille gustative; o come l’indicibile godimento di uno “zapping” notturno compiuto non smanettando sul telecomando, ma frugando tra le pagine dei libri sparpagliati sul letto. Ops, libri: vocabolo e oggetto culturale! Eppure, pronunciato ed evocato lì, in quel privatissimo dialogo per estranei incuriositi, suonava benissimo. E rafforzava la mia attenzione alla conversazione: volevo, dovevo intercettare, rubare ogni frase, ogni argomento, i pezzi di vita di quell’anziano signore, la casa abitata in Francia dal suo amico, romanzescamente vera, l’improbabile motocicletta che quest’ultimo cavalcava in impossibili viaggi transalpini, e altri ricordi più teneri e per questo subito mitigati dall’ironia, e ancora, con il supporto di un gradito ospite, il ragionare ed il contraddirsi sui libri più importanti per l’uno e per l’altro. Libri, ancora! Ma cos’altro aspettarsi, in fondo, da uno come Carlo Fruttero intervistato a domicilio da Fabio Fazio, con la partecipazione straordinaria di Pietro Citati? Proprio nulla. Bastava questo: un’ora di televisione meravigliosa, frivola, scintillante, colta. Com’era poi quella storia della cultura che non funziona in tv? Enzo Costa



La prima parte dell'intervista (su youtube tutte le altre parti)


l'Unità 09/06/10


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domenica 23 maggio 2010

I LANTERNINI - MINISTRO DELLA SAN(T)ITÀ da Repubblica Genova 23/05/10

Ma certo che il ministro della Salute ha tutto il diritto di incontrare il cardinale Presidente della Cei, che presiede l'ospedale Galliera (il vecchio come il nuovo). Ma certo che il summit può avvenire in trasferta (per il primo). Siamo uomini di mondo, alcuni di fede, tutti di dialogo. Eppure quell'aura di segretezza, quelle immagini rubate di un'auto blu che svicola dalla Curia, quelle parole scucite al ministro dal finestrino, come da un confessionale mobile per reticenti, mi sono parse anomale. Me ne pento e me ne dolgo. Enzo Costa

"Parola d'ordine?" "Curia e salsicce!"

Repubblica Genova 23/05/10

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martedì 16 febbraio 2010

I LANTERNINI - CHE GALLO CHE FA da Repubblica Genova 16/02/10

Chi non ha visto don Gallo da Fazio, non lo ha visto esaltare i poveri con ricchezza di pathos e argomenti, inchinarsi alla Chiesa sovvertendo i dogmi, dire parolacce con poesia, gigioneggiare un po’ per far pensare agli altri. Non ha visto, cioè, che don Gallo nella tivù nazionale è tale e quale don Gallo a San Benedetto, nei caruggi e ovunque lo si incontri. Un cristiano che scarpina per i vicoli bui di ogni giorno e che, con la sua orazione in morte di Batini, ha pronunciato il più alto discorso politico degli ultimi anni. Enzo Costa

 
"Io ho incontrato Gesù che avevo vent'anni e mi ha detto: Io sono venuto sulla terra per servire e non per essere servito"

Repubblica Genova 16/02/10

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venerdì 24 luglio 2009

I LANTERNINI - FEBBRE DA MINISTRO da Repubblica Genova 24/07/09


Sono in preda ad un attacco d’ansia da influenza suina dilagante, aggravato da complicazioni governative, fra il vice-ministro Fazio che vuol rinviare l’anno scolastico, la Gelmini che lo smentisce (gli rifilerà il cinque in condotta?) e Brunetta che lo zittisce (installerà tornelli anti-virus lanciando la caccia grossa ai fannulloni travestiti da influenzati?). Chiedo il pronto soccorso del mitico professor Crovari: per caso, oltre alle sue preziose ovvietà scientifiche, avrebbe mica un vaccino contro i deliri ministeriali? Enzo Costa

 
"Pronto, professor Crovari? La chiamo da Villa Certosa.."

Repubblica Genova 24/07/09

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venerdì 19 dicembre 2008

I SEMIFRESCHI - ELOGIO DI QUEL FAZIOSO DI FAZIO da L'Unità 19/12/09


Forse siamo al di là del conflitto di interessi fatto Premier, nella scena oscena con i sottoposti del semimonopolista dell'etere che, per l'assalto finale, aggrediscono Fabio Fazio ed il suo Che tempo che fa. Certo, nulla deve sfuggire al Padrone della tivù, l'unico in grado didettare emergenze dall'opposizione (gli allarmi sicurezza e immigrati durante la campagna elettorale), emergenze subito sommerse, ovvero in progressiva dissolvenza sugli schermi, a vittoria conseguita (difatti ora la "percezione" degli italiani è cambiata, e a reati stabili, a sbarchi in aumento, cala l'allarme); l'unico, inoltre, in grado di colonizzare quasi integralmente tiggì e spazi (dis)informativi, come attestavano recenti dati incontrovertibili sulle presenze televisive (percentuali bulgare, anche nel senso di propedeutiche a nuovi editti di Sofia per chi osasse non garantirle); l'unico, soprattutto, in grado di far rimuovere in un istante i suddetti dati (così come il sopraccitato, dimostrato utilizzo del video prima e dopo il voto), per concentrare l'attenzione generale sugli ultimi Nemici da rimuovere: i comici, Santoro. E, per l'appunto, Fazio. A proposito del quale, dicevo, ci troviamo probabilmente un po' più in là del conflitto di interessi in fard e ossa: "Fazio ha superato il limite di decenza", ha sentenziato il decentissimo Gasparri, e l'aspetto più inquietante di tale lapidario aforisma è che – al netto del suo provenire da un adepto del Capo della televisione – potrebbe essere stato pronunciato in buona fede. E' vero: nella sua trasmissione, Fazio ha ospitato uomini (politici) di (o vicini alla) sinistra. Da ultimo, perfetta pietra per lo scandalo finale, il dimissionario Presidente della Sardegna Soru. Che è anche, tanto perché si sappia pure la faziosità di chi scrive, l'editore di questo giornale. Ma, ecco il punto che forse sfugge al sentenziante Gasparri, quel fazioso di Fazio lo ha intervistato soprattutto sulla crisi della sua maggioranza e, quindi, sulle difficoltà di tradurre in atti di governo certi valori della sinistra. E' così che fa sempre quel fazioso di Fazio: con la sua rivoluzionaria gentilezza (quella che i pigri o i Gasparri chiamano "buonismo"), ragiona con i suoi ospiti, specie con quelli a lui politicamente e culturalmente vicini, anche delle contraddizioni che incarnano. Certi dialoghi di quel fazioso di Fazio, con imbarazzati ospiti "di sinistra", sulla laicità sempre più intimidita dal confessionalismo dilagante, erano quanto di più critico (gentilmente, ma critico) si potesse dire sulla sinistra di questi tempi (malaffare a parte). "Critico", vale a dire intelligente. Intellettualmente stimolante, oltre che onesto. Offerto al pubblico mediante un uso formidabile della parola: in tristi tempi di parole sprecate e vilipese, a Che tempo che fa si domanda e si risponde con cognizione di termini. Interviste, più o meno recenti, come quelle a Rigoni Stern, a Fruttero, a Grossman, a Yehoshua, sono state esempi straordinari di arte televisiva della conversazione. Che favorisce il ragionamento. Obiettivamente, per Gasparri e compari, qualcosa di indecente. Enzo Costa


"Aspe', "raggionamento"? Eccheccentrano mo' i raggionieri?!?"


L'Unità 19/12/08
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