È una paura irrazionale, dovuta a precedenti mancati allarmi ed ai disastri che ne erano seguiti. Certe catastrofi naturali restano nell’inconscio, a distanza di tempo, e producono azioni dettate da un mix di ansia e istinto di sopravvivenza, dal timore di ripetere quelli che, col senno di poi, erano parsi errori di sottovalutazione. Fatto sta che un mio amico toscano ha trascorso la notte fuori casa, a bordo di un camper parcheggiato all’estero, al primo sondaggio che dava un lievissimo recupero di Berlusconi. Enzo Costa
Quando c’era Lui gli elicotteri arrivavano in orario, perlomeno il Suo. Quando c’era Lui i ristoranti erano pieni di gente e i telegiornali erano pieni di balle. Quando c’era Lui non c’era la crisi e c’era Minzolini. Quando c’era Lui fra i due precedenti fenomeni, a occhio, c’era un legame, fermo restando che - dei due - il vero fenomeno era il secondo. Quando c’era Lui cresceva costantemente il Pil, limitatamente al comparto della produzione di barzellette. Quando c’era Lui non faceva come Monti: la Merkel la metteva in riga, a suon di severissimi “cucù”. Quando c’era Lui avevamo una grossa credibilità internazionale. Quando c’era Lui quella appena scritta, obiettivamente, era la Sua barzelletta più divertente. Quando c’era Lui erano tutti più allegri e spensierati, specialmente all’estero, dove ridevano tantissimo (di noi). Quando c’era Lui il mondo era più tranquillo, Obama era abbronzato, Putin era così buono che regalava lettoni, Gheddafi era così sereno che internava pacificamente profughi e oppositori, Mubarak era felice, la sua nipotina di più. Quando c’era Lui, tutti quanti avevamo fiducia nell’euro, compreso Lui, che difatti con l’euro ci pagava le olgettine. Quando c’era Lui anche la tv era più avvincente, volete mettere la pirotecnica fiction della ricostruzione dell’Aquila con le noiosissime cronache sugli attendati dell’Emilia? Quando c’era Lui i terremoti erano uno spettacolo diretto da Bertolaso, e male che andasse ci allestivano un G8. Quando c’era Lui al governo non c’erano i tecnici ma i politici, in un crescendo di statisti che andava da Brunetta a Bondi alla Gelmini a Bossi a Calderoli: poi – per il gusto perverso e masochistico di arrestare l’evoluzione della specie - Lo hanno fatto cadere prima che desse un sottosegretariato a Scilipoti. Enzo Costa
In questi giorni, fra un tuffo al cuore e l’altro da ipersensibilità da panico (“cos’è ‘sto rumore sinistro? la lavatrice del secondo piano o una scossa del terzo grado?”, “perché il mio cane è agitato? sente il terremoto che arriva o la fame che morde?”), provo umana pietà per i sismologi. Un lavoro usurante, il loro: misurata l’ultima oscillazione, debbono andare in tv a rassicurare, senza sapere come. Se riescono a dirci di stare tranquilli senza che, a metà intervista, riprenda a franare l’arredamento, paiono sollevati. Enzo Costa
Eccovi “Tutte le casette minuto per minuto” nel pomeriggio Raiset.
Ore 13.00 – Il Tg5 apre con un’intervista a Bertolaso, in maglietta d’ordinanza: sfoggia toni sobri, parlando dei primi risultati di un lavoro ancora lungo. A seguire, servizi sobriamente enfatici. Ore 13.05 - Dopo una breve apertura sulle scosse nel Mugello (sisma poco telegenico), il Tg2 lancia un pezzo a sorpresa: un’intervista a Bertolaso, in maglietta d’ordinanza: in odore di ubiquità, sfoggia toni orgogliosi, celebrando i buoni risultati di un lavoro in corso. A seguire, servizi orgogliosamente enfatici. Ore 13.30 – Il Tg1 apre con uno scoop: non intervista Bertolaso, forse impegnato alla radio (in maglietta d’ordinanza). Ma rimedia con una gragnuola di servizi enfaticamente enfatici. Ore 13.40 – Dopo tanta fiction, qualcosa di più realistico: su Canale5 parte “Beautiful“. Ore 14.25 – Il Tg3, orfano di Bertolaso (impegnato sul web?), mostra un terremotato preoccupato per la ricostruzione: si prevede una scossa terrificante del Cda Rai che raderà al suolo il Tg3. Ore 15.15 – Su Raiuno, a “Festa italiana”, nessun siparietto filogovernativo. Però furoreggia l’ex moglie di Calderoli. Ore 16.15 – Sposini preferisce al reality abruzzese un evento culturale: “Miss Italia”. Ne dibattono sinistra (Simona Izzo) e destra (Pierluigi Diaco). Poi la futura ministra delle Pari Opportunità: Miss Italia 2009. Ore 16.30 – A “Pomeriggio Cinque” Barbara D’Urso lancia il collegamento con Onna, cui seguirà un pezzo meno fantascientifico: gli ufo sono tra noi. Fra calorosi applausi dello studio, poche ma significative immagini: il Premier Papi che incede marziale, a fianco a lui Bertolaso (indovinate il look) e un sacerdote (per la serie “Boffo mi fa un baffo”). Ore 16.43 – A “Pomeriggio Cinque” tocca agli ufo: dibattito in studio con Cecchi Paone, che non perora i Dico per gli alieni, ma applaude al nuovo applauso richiesto dalla conduttrice per il Premier Papi. Ore 16.56 – A Tg Parlamento, su Rai1, brevi ma significative immagini del Premier Papi che ad Onna incede marziale, a fianco a lui Bertolaso (indovinate la mise) ma non più il sacerdote (trafitto da Feltri?). Ore 17.00 – Al Tg1 breve discorso sull’armonia familiare del Premier Papi. Ore 17.03 – A “Pomeriggio Cinque” altro frammento del suddetto discorsetto, con il gadget umano di Paolo Liguori che inneggia al Premier Papi, ineguagliato Uomo del ricostruire. Anche se, come spettro sismico di paragone, parte dal terremoto di Messina del 1908, omettendo per modestia le scosse dei 57 anni precedenti. Applausi scroscianti del pubblico. La D’Urso ribadisce il concetto, applausi ancor più scroscianti. Ore 17.32 – A “Pomeriggio Cinque” una famiglia entra nella casetta. Colonna sonora struggente. A seguire, il Premier Papi con bimbi in interno. Ore 18.00 – Al Tg5 replica della replica del discorsetto del Premier Papi. Ore 18.09 – La D’Urso si ricollega con Onna: l’inviato – esausto – dice “Onne”. Qualcuno, a casa, dirà “Oh, no!”. Enzo Costa
"Come in Umbria": ecco come bisogna fare, per il terremoto. L’hanno detto tutti. Esperti e non. Giornalisti e Vespa che, dopo il monologo anti-Veronica del Premier Papi, lo incalzava col consiglio amorevole: fare come in Umbria. Ovvero, finanziare integralmente la ricostruzione di ogni casa. L’ha spiegato, il conduttore-consigliere, senza specificare chi fece così, in Umbria: il governo Prodi, di concerto con la Regione (guidata dal centrosinistra). Pochi lo specificano, salvo i rari esponenti del Pd comunicanti. Guai a riattivare la memoria degli italiani, ai quali – mediante lo sciame Silvico in Abruzzo a tiggì unificati - si è ficcato in testa che per un terremoto solo Lui ha fatto e farà l'impossibile. Poi si scopre che invece i fondi stanziati erano scarsi, e che serviva un emendamento per (far finta di?) fare "come in Umbria". Ma che lo fece Prodi non lo sa quasi nessuno: nel '97 non usò il luogo del sisma come set catodico. Ecco perché si è eclissato, mentre Lui è idolatrato. Enzo Costa
L'ombra di Banco*
*Banco, ucciso dai sicari di Macbeth, appare come fantasma al banchetto che Macbeth fa per festeggiare la sua salita al trono, ma solo lui lo vede, perchè è la sua coscienza ad essere sporca. L'ombra di Banco gli appare due volte, facendogli pronunciare frasi sconnesse che lasciano esterrefatti i presenti.
L'emendamento edificante (volto cioè all'edificazione in deroga alle norme antisismiche) del sen. Boscetto è una pietra miliare nella via lastricata di pessime costruzioni tracciata dalla destra imperiese. E si inscrive nella strada maestra del Piano Casa che, lanciato dai berlusconidi come un geniale sprone al fai-da-te edilizio, visto col sisma di poi era un altro input al disfi-da-terremoto. Ora dicono che avrà norme antisismiche. Il fard del Capo copre il rosso della vergogna (sempre che ne abbia). Enzo Costa
Certo, rispetto al Premier che, in piena crisi Alitalia, plana con l’elicottero di Stato sulla Beauty Farm Méssegué, meglio il Premier che, in pieno disastro terremoto, plana su L’Aquila. E, in barba a ogni allergia al Capo, uno si impegna ad apprezzare quel segno di presenza sopportando i segnali di presenzialismo che lo corredano: le visite agli sfollati con apposito look informale che fa tanto “uomo del fare”; le incongrue parole sulla Pasqua da trascorrere al mare e sulla crema solare da spalmarsi (accolte bene dai destinatari, a triste riprova di una sintonia tra Eletto ed elettori fondata sul “battutese” televisivo spacciato per anni dal primo ai secondi); le conferenze stampa quotidiane, rubrica fissa che ricalca analoghi tormentoni partenopei (sul luogo del disastro ambientale), a cavalcare l'onda emotiva e (forse) i sondaggi positivi, con sfoggio di mimica telegenica atta a raffigurare la tosta operatività del Leader, celebrata per iscritto dai cronisti embedded, da Minzolini in giù. Più in generale, ci si adatta ad accettare la cannibalizzazione catodica della tragedia: con inevitabile (ma perché?) indotto pre e postprandiale a base di Cucuzza, Sposini e D'Urso, reduci e prossimi ad efferate gossipate ma intenti ad ora a focalizzare il lato umano del dramma, a volte anche umanamente, con le classiche retoriche a fin di bene, e di propaganda. Vero, le Carfagna e Gelmini che la sera dopo il sisma bivaccano a “Matrix”, non sono digeribilissime. E ancora meno nelle successive passerelle umanitarie in favore di telecamera, come il resto del battaglione ministeriale in missione superflua immortalato dai tiggì. Mentre il Vespa del “Porta a Porta” speciale della prima sera che, dopo un sensato sorvolo sul luogo della catastrofe, si strugge su un peluche spuntato fra le macerie, ti imbarazza un po’: non per la scena in sé, legittimamente patetica, ma perché ti evoca il cinico brandire, da parte del conduttore, altri tragici oggetti (lo zoccolo di Cogne, la bicicletta di Garlasco). Ma è ad un punto preciso di quel “Porta a Porta”, che la tua resistenza cede: quando, presenti i ministri Maroni e Matteoli (e soffocata la domanda spontanea “ma la sera del terremoto non dovevano essere a lavorare, invece che in tivù?”), il Premier intima via telefono a Maroni di provvedere all’invio di nuovi vigili del fuoco. Delle due l’una: o gliel’aveva già detto, e lì recitava a mo’ di reality; oppure, invece di interloquire coi ministri nei luoghi deputati, lo faceva alla tele per fare più scena. In ogni caso, una brutta scena. Insopportabile. Enzo Costa