Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.
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domenica 2 giugno 2013

I SEMIFRESCHI - QUEL VOTO PER IL COLLE, IL POPOLO DI SINISTRA TRA WEB E GRILLO da l'Unità 01/06/13

Ma almeno adesso, a freddo, si può ragionare su quanto successe davvero nell’incredibile vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica? Ora che quella storia è tornata d’attualità con la non-sparata (nel senso di vanamente negata) su Rodotà del non-Leader dei 5 Stelle, si può rivedere dall’inizio il film di un paese profondamente scosso dalle reazioni furibonde del popolo - della rete e non - di sinistra, per la candidatura al Quirinale di Franco Marini? Si può riflettere con la dovuta calma su quell’indignazione generale o quasi contro un candidato già sindacalista e fondatore del Pd, indignazione a base di grida all’inciucio con Berlusconi, malgrado il reiterato no di Bersani al governissimo, grida all’inciucio lanciate dal popolo - della rete e non - all’unisono con editorialisti, intellettuali e Striscialanotizia, trasmissione delle tv di Berlusconi, pronto a votare Marini così come, nel 2008, ne aveva prontamente bocciato il tentativo di formare un governo? Si può ripensare a come in quell’occasione, prima del pasticciaccio brutto su Prodi, si dispiegò l’inaudita potenza del web, con le sue formidabili suggestioni semplificatorie e dietrologiche, col suo condurre, tramite le “quirinarie” di Grillo e gli appelli di sinistra per Rodotà, ad una sorta di elezione diretta del Capo dello Stato, opzione da sempre caldeggiata da Berlusconi (e ora paradossalmente paventata da Rodotà)? Già, perché insieme alla catastrofe tattico-politica del partito di Bersani, quello che in quei giorni non tutti colsero fu il per me impressionante spettacolo di una mobilitazione esagitata, eccitata, per non dire drogata, all’insegna di tre sillabe scandite ossessivamente come un mantra salvifico: “Ro-do-tà!”. Ecco: adesso viene facile a tutti, me compreso, fare i grilli parlanti all’indirizzo di Grillo, che nell’ultima (per ora) delle sue web-giravolte totalitario-apocalittiche (mi raccomando, né di destra né di sinistra!), si è scagliato sul già da lui magnificato candidato al Quirinale. E giù, tutti quanti, a rimarcarne stupiti e/o sarcastici la volubilità da Guru rancoroso, tipica (per molti critici della prima o dell’ultim’ora) di chi non mastica la democrazia: il non-Leader eleva agli onori qualcuno fino a quando questi non osa esprimere un qualche lieve dissenso dalla sua linea. A quel punto, lo addita come un appestato da evitare, reo com’è di voler infettare il MoVimento. Per carità, sono critiche sacrosante, da parte di alcuni lievemente tardive. Ma, per me, sulla questione Quirinale, insufficienti: in quei giorni davvero curiosi, così come nel racconto retrospettivo tutto centrato su Grillo che se ne fa oggi, ben pochi hanno visto i pur lampanti tratti di un’anomalia: una patologica eccitazione di massa, anche di sinistra, generata dalla rete (mercé il formidabile innesco mediatico delle “quirinarie” a 5 Stelle) e poi esondata nelle piazze. “Noi non siamo grillini!”, si affannavano a gridare ai microfoni compagni non sempre giovani, nei brevi intervalli del loro urlare accaldato le tre sillabe del fine giurista con lo stesso stile espressivo di quanti allo stadio inneggiano al bomber del cuore. “Non sono tutti grillini!”, spiegavano legioni di intellettuali in osmosi con gli urlanti in piazza. Io ricevevo ad ogni ora affollatissime petizioni on-line pro-Rodotà da parte di stimabili conoscenti democratici: il mio non aderire a quell’improvvisa deriva plebiscitaria per un’elezione costituzionalmente parlamentare, penso li lasciasse basiti. Ma basito ero anch’io, davanti a quello scenario antropologico: in passato, mai era successa una cosa simile. Ricordo solo, nelle due precedenti elezioni, una mobilitazione per Emma Bonino: ma non certo nelle forme di massa, di piazza, di pancia, di questa volta. Vero che fra quanti gridavano in piazza e firmavano in rete c’erano molti di sinistra: ma altrettanto vero, per me, che (come dimostra il caso Bonino) senza la scintilla di Grillo non sarebbe divampato un incendio di quelle dimensioni. Ora si può benissimo sbeffeggiare la retromarcia iraconda del Guru. Ma magari anche un piccolo ragionamento sulla subalternità politico-culturale (a mio parere suicida) di molto elettorato di sinistra agli stilemi a 5 Stelle, vieppiù grotteschi con gli anatemi grilleschi di poi, forse non guasterebbe. Enzo Costa


l'Unità 01/06/13

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martedì 23 aprile 2013

I LANTERNINI ELETTRONICI – IL COLLE E IL MONTELEONE da Repubblica Genova 23/04/13

Ma chi li avrà dati, i 15 voti a Monteleone del quinto scrutinio per il Quirinale? Il Grande Elettore che, dopo aver votato Rocco Siffredi, avrà convinto 14 suoi colleghi magnificando le acrobazie tattiche di Rosario, più ardite di quelle erotiche del divo hardcore? Grandi Elettori del Pd che, pur di non votare Rodotà, avrebbero votato anche Monti, Montalbano, Montale e Montesquieu? Grandi Elettori per i quali il governo delle larghe intese era poco e serviva (battutaccia facile di cui mi scuso) un governo extralarge? Enzo Costa


Repubblica Genova 23/04/13

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lunedì 22 aprile 2013

SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO SU MARINI, VENT’ANNI DOPO da l'Unità 22/04/13

Lo schianto del Pd, consumatosi con le vergognose faide interne su Prodi, è partito dal pasticciaccio brutto su Marini, da una spaventosa sconnessione sentimentale fra eletti ed elettori: nulla sarebbe successo, senza quella gravissima lacerazione. (Però, chissà, magari fra vent’anni, a freddo, getteremo uno sguardo all’indietro su un paese che nel 2013 vedeva reazioni furibonde del popolo - della rete e non - di sinistra, per la candidatura al Quirinale di Franco Marini, già sindacalista e fondatore del Pd, indignazioni collettive a base di grida all’inciucio con Berlusconi, malgrado il reiterato no di Bersani al governissimo, grida all’inciucio lanciate dal popolo - della rete e non - all’unisono con editorialisti, intellettuali e Ficarra e Picone, due bravi comici di Striscialanotizia, trasmissione delle tv di Berlusconi, pronto a votare Marini così come, nel 2008, ne aveva prontamente bocciato il tentativo di formare un governo. Vedremo l’inaudita potenza del web, le sue formidabili suggestioni semplificatorie e dietrologiche, il suo condurre, tramite le quirinarie di Grillo e gli appelli di sinistra per Rodotà, ad una sorta di elezione diretta del Capo dello Stato, opzione da sempre caldeggiata da Berlusconi, e ci chiederemo cosa sarebbe successo, se la rete fosse stata così forte, nel 2006, con la candidatura di Napolitano – titolo per un appello su Fb: “No a un ex migliorista del Pci, amico di Craxi!” – o nel 1999, con la candidatura “inciucista” di Ciampi – titolo per un appello su Fb: “No a un uomo delle Banche!” – o nel 1992, con la candidatura di Scalfaro – titolo per un appello su Fb: “No a un democristiano bigotto!” -. Ma forse nel 2033 non ci interrogheremo con dubbi e pensieri articolati: staremo firmando altri web-appelli, accorati e indignati). Enzo Costa



l'Unità 22/04/13

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martedì 16 aprile 2013

I LANTERNINI – MANCAVANO I CORAZZIERI da Repubblica Genova 16/04/13

Gli hanno dato la linea e lui ci ha dato la linea: colmando una spasmodica attesa di pubblico e critica, il fu ministro Scajola è riapparso al Tgr riconvertito in corrispondente-quirinalologo. Collegato da un’imprecisata location esterna (il cortile di casa sua?), non interrogato, ci informava che, per lui, Napolitano era stato un ottimo Presidente (bontà sua!), e che ora urgeva un Presidente non di sinistra. L’autorevolezza del suo scandire rallentato non impediva di pensare che fosse un’autocandidatura. Enzo Costa 


Repubblica Genova 16/04/13

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martedì 8 maggio 2012

I SEMIFRESCHI - SILVIO, LA RINUNCIA DOPO LE SCONFITTE da l'Unità 01/05/12

Prima di perdere scudetto e amministrative, ha rivelato, in esclusiva per Gente, di non pensare al Quirinale. Non so per voi, ma per me la notizia è stata parecchio sorprendente. E non una, ma due volte: la prima, per la scelta di un rotocalco (come si era soliti dire ai tempi in cui Gente furoreggiava) per famiglie, ma non di famiglia, per il suddetto annuncio epocale. Come si spiega, tale anomala opzione editoriale? Forse Chi era troppo preso dal proprio restyling ideologico, all’insegna di una sobrietà così irresistibilmente trendy, per allestire un set d’epoca rituffandosi nel vecchio glamour arcoriano, così irrimediabilmente (?) out. O magari il direttore Signorini che - come si è potuto ampiamente constatare in un’illuminante intercettazione telefonica fra lui e la mancata nipotina di Mubarak - unisce ad una riconosciuta professionalità pubblica di intervistatore lieve e spudorato un’insospettata maestria privata di suggeritore grave e timorato, invece che formulare domande spensierate al fu Premier, ha preferito confezionargli risposte ispirate da fornire alla concorrenza. Nello specifico, formato rivista patinata specializzata in regnanti più o meno decaduti. La seconda occasione, più che di pura sorpresa, di sconcertato stupore, di meravigliato sgomento, per lo scoop di Gente, si deve proprio alle parole solennemente pronunciate dal già Unto: Lui, ha comunicato alle genti tramite Gente, non pensa al Quirinale. Dove l’incredulità atterrita prende le forme espressive di una domanda deduttiva: quindi chi Lo ha intervistato, o qualche sottoposto di partito, o qualche fan accanito, o addirittura un’ampia quota di elettorato, riteneva ancora possibile, comprensibile, lecito che Lui aspirasse al Quirinale? Al Cavaliere, prima del viaggio schiva-amministrative dall’amico Vladimir, è toccato smentirlo (come fosse una nobile rinuncia) su un settimanale per famiglie, a causa del fatto che molte famiglie, diversi politici, alcuni quirinalisti, svariati futurologi, e non solo Emilio Fede, davano per probabili, se non auspicabili, la prospettiva del Colle scalato dal cultore del bunga bunga nel sotterraneo della Villa di Arcore, lo scenario del beniamino delle olgettine che – invece delle “cene eleganti” cucinate da Lele Mora – presiede il Csm, il quadretto istituzionale del Papi della Patria Silvio scortato dai Corazzieri, dopo i Padri della Patria Napolitano, Ciampi e Scalfaro? Facciamo mente locale: Lui, il potenziale Presidente, lo abbiamo ammirato non molti giorni fa, nello scarso splendore di una ripresa via cellulare nel Palazzo di Giustizia di Milano: trucco pesante, lifting cascante, distingueva con indiscutibile autorevolezza fra costumi da poliziotta, da infermiera, da Babbo Natale e tuniche arabe (non da suore, per carità!) ricevute in dono dall’amico Gheddafi. Lo abbiamo ascoltato, poi, nel nitore audio di un concitato dialogo telefonico con la Sua igienista dentale preferita: adoperava l’espressione “fuori dalle grinfie dei pm”, da malavitoso di basso rango. Disponibile anche,in base all’agghiacciante testimonianza fornita ieri in tribunale da una ragazza sottrattasi a quel tipo di “eleganza”, in versione soave palpeggiatore non autorizzato nonché sublime ispiratore di leggiadre coreografie priapistiche. Ecco: se risulta tuttora concepibile che uno così possa diventare la prima carica dello Stato, giacché di norma si smentiscono notizie almeno attendibili, ce ne vuole ancora, prima che l’Italia ritorni un paese normale. Enzo Costa


 l'Unità 08/05/12

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