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domenica 26 ottobre 2014
LA VIGNETTA DI AGLAJA
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lunedì 29 aprile 2013
SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': TUTTO VERO (O QUASI): LE NUOVE CORRENTI DEL PARTITO DEMOCRATICO da l'Unità 29/04/13
Non è vero che il Pd va balcanizzandosi in correnti fratricide: è solo un sano articolarsi organizzativo del dibattito interno. Vediamo come.
I vecchi curdi – Nome che definisce inequivocabilmente la loro ragione sociale (anzi, politica): sono contro i giovani turchi, a prescindere.
Gli ex ulivisti-ex margheriti-ex popolari-ex diccì-ex boyscout-ex chierichetti – Gruppo cattolico dall’identità retrospettiva: non sa bene dove va ma sa benissimo da dove viene. Nella sua fiera rivendicazione delle origini, è stato scavalcato da un gruppo più radicale: gli ex embrioni.
I Leali – Nome, di questi tempi, sorprendente. Sorprende un po’ meno se si specifica trattarsi di nuovi seguaci della Serracchiani, costituitisi in gruppo dopo la sua vittoria alle regionali. Da qui la maiuscola: Leali nel senso del cognome di Fausto, il cantante, celebre per il suo hit Deborah.
I neo impopolari contro Prodi – Già ex popolari per Marini, hanno assunto con ignominia la nuova denominazione dopo che, per il Quirinale, avevano impallinato nell’ombra del voto segreto il già premier dell’Ulivo pur di fare un dispetto a Renzi, che prima aveva impallinato Marini alla luce dei riflettori delle tv.
I bindiani riconvertiti – Prima sostenevano le posizioni di Rosi Bindi. Ora, causa una profonda divergenza politica con la loro leader, apprezzano le canzoni di Umberto Bindi.
I compagni di Gambadilegno Civati – Si oppongono da posizioni antagonistiche ai più legulei amici di Pippo Civati.
I dog-sitter di Pluto Civati – Fra il progetto dei compagni di Gambadilegno Civati e quello degli amici di Pippo Civati, propongono una terza via, disseminata di alberi per fare pipì.
I renziani pentiti – Non stanno più con Renzi, come hanno spiegato nel nuovo show di Maria De Filippi Nemici.
P.S. Si scherza, per non piangere. Enzo Costa
l'Unità 29/04/13
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I vecchi curdi – Nome che definisce inequivocabilmente la loro ragione sociale (anzi, politica): sono contro i giovani turchi, a prescindere.
Gli ex ulivisti-ex margheriti-ex popolari-ex diccì-ex boyscout-ex chierichetti – Gruppo cattolico dall’identità retrospettiva: non sa bene dove va ma sa benissimo da dove viene. Nella sua fiera rivendicazione delle origini, è stato scavalcato da un gruppo più radicale: gli ex embrioni.
I Leali – Nome, di questi tempi, sorprendente. Sorprende un po’ meno se si specifica trattarsi di nuovi seguaci della Serracchiani, costituitisi in gruppo dopo la sua vittoria alle regionali. Da qui la maiuscola: Leali nel senso del cognome di Fausto, il cantante, celebre per il suo hit Deborah.
I neo impopolari contro Prodi – Già ex popolari per Marini, hanno assunto con ignominia la nuova denominazione dopo che, per il Quirinale, avevano impallinato nell’ombra del voto segreto il già premier dell’Ulivo pur di fare un dispetto a Renzi, che prima aveva impallinato Marini alla luce dei riflettori delle tv.
I bindiani riconvertiti – Prima sostenevano le posizioni di Rosi Bindi. Ora, causa una profonda divergenza politica con la loro leader, apprezzano le canzoni di Umberto Bindi.
I compagni di Gambadilegno Civati – Si oppongono da posizioni antagonistiche ai più legulei amici di Pippo Civati.
I dog-sitter di Pluto Civati – Fra il progetto dei compagni di Gambadilegno Civati e quello degli amici di Pippo Civati, propongono una terza via, disseminata di alberi per fare pipì.
I renziani pentiti – Non stanno più con Renzi, come hanno spiegato nel nuovo show di Maria De Filippi Nemici.
P.S. Si scherza, per non piangere. Enzo Costa
l'Unità 29/04/13
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lunedì 3 dicembre 2012
I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SCRIVO DI PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA CON UN FRECCERO AL MIO ARCO da l'Unità 03/12/12
Il vero vincitore delle primarie, trionfante al primo turno, è il sesto uomo: Carlo Freccero. La sua breve ma pirotecnica performance, andata in onda nell’intervallo di tempo televisivo fra i Fantastici 5 su Sky ed il faccia a faccetta su Raiuno, è già un format. Freccero si è irradiato domenica 25 novembre, nello speciale primarie condotto su Raitre da Bianca Berlinguer, oscurando per manifesta superiorità spettacolare il gongolare fumantino di Rosy Bindi e la zizzania politologica di Giuliano Ferrara. Da geniale artista concettuale della tv, la sera della vittoria ai punti di Bersani su Renzi offriva alle telecamere il proprio insoddisfatto esagitarsi per Matteo, del quale tesseva uno scomposto elogio refrattario: ne magnificava la novità aborrendo l’anticaglia ideologica di certi suoi supporter (“il liberismo di Giavazzi!”); ne celebrava con malfermo distacco l’idea di rottamazione, che – sibilava euforicamente distante – aveva bucato lo schermo. Una citazione-dissociazione vivente de “il mezzo è il messaggio”: rottamare, come concetto, fa schifo. Però funziona. Dove, forse, la quota di ripulsa aveva un che di autoreferenziale: l’ideologia renziana, estesa oltre i confini della politica, potrebbe far destinare allo sfasciacarrozze anche vivide menti televisive che sono sulla scena catodica, inizialmente berlusconiana, fin dagli anni ’80 (Gori a parte). Ciò non significava che lui, Freccero, stesse con Bersani: lui, Freccero, era per un’altra sinistra (detto con telegenico registro nostalgico-fantascientifico, fra Limiti e Giacobbo). Ne parlo oggi perché, mentre scrivo, non conosco ancora l’esito del ballottaggio. Comunque Renzi, con la rottamazione, ha segnato una svolta (orrenda!?). Per quanto Bersani… (vedete che il format di Freccero fa tendenza?). Enzo Costa
l'Unità 03/12/12
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lunedì 29 ottobre 2012
I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': NUOVE PAROLE E IDEE COMODAMENTE TRASPORTABILI IN CAMPER da l'Unità 29/10/12
Se “rottamazione”, come parola, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva (mi perdoni chi, per giovinezza politica, non gradisce l’espressione antica), si profilano nuovi termini e concetti, sempre agevolmente trasportabili in camper. Uno è un aggettivo risuonato a In mezz’ora di Lucia Annunziata: “disgustoso”. Così Renzi ha definito un per lui vecchio malvezzo del centrosinistra: quello di ricompensare gli sconfitti alle primarie con posti di governo (ha fatto l’esempio di Mastella e Pecoraro Scanio). Un’idea ripetuta a tormentone, quella dell’insostenibilità etica prima che politica dei premi ministeriali ai perdenti, perché seducente, oltre che (ovviamente) legittima. Ma è anche vero che negli Usa Obama nominò segretario di Stato Hillary Clinton, che aveva battuto alle primarie. Chissà se il già rottamatore, nella sua recente trasferta americana, ha redarguito per questo l’amico Barack, sfoderando il suo inglese sbarazzino: “Disgusting!”. Espressione che avrebbe fatto giovane anche oltreoceano. Come lo fa qui scandire con tono irrisorio “Io a quel tempo andavo al liceo”. A Che tempo che fa Renzi l’ha detto per declinare ogni responsabilità politica da leggi a suo giudicare di ostacolo all’artigianato. Poi, si è rammaricato perché il governo Berlusconi, non corretto da quello Monti, ha prosciugato il fondo per la non autosufficienza. Fondo istituito a suo tempo dagli allora ministri Turco e Bindi (quando lui forse aveva appena finito l’università). Ma questo Renzi non l’ha ricordato. Si sa, Livia Turco e Rosy Bindi le vuole rottamare, anche se ora pare un po’ meno trendy dichiararlo. Mi resta una curiosità: cosa dice quando incontra Napolitano? “Buongiorno, Signor Presidente: quando Lei si occupava di politica economica per il Pci io frequentavo l’asilo”? Enzo Costa
l'Unità 29/10/12
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domenica 9 settembre 2012
I LANTERNINI – CON CHI PRENDERSELA da Repubblica Genova 10/09/12
Alla Festa Democratica, Rosi Bindi è stata contestata da un esponente di Arcigay che vorrebbe i matrimoni omosessuali. E la presenza della Bindi aveva scatenato critiche sulla rete, perché, causa la sua impossibilità a partecipare ad un dibattito previsto giorni prima, era stato cancellato il programmato incontro su giovani e alcolismo. Però la Bindi, cattolica, vuole con il Pd le unioni civili, e ha subito attacchi beceri da Berlusconi e Grillo. Contestare la Bindi dà visibilità, ma forse prepara al peggio. Enzo Costa
Repubblica Genova 10/09/12
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lunedì 17 ottobre 2011
I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': SE SALTA LA MOSCA AL NEO da l'Unità 17/10/11
Mai visto un Bruno Vespa così nervoso come di questi tempi, a parte la furibonda secessione da Pippo Baudo durante lo show sui 150 anni dell’unità d’Italia. Eccolo, piccato, dare del cafone a Obama, reo di non aver ringraziato il nostro paese per l’intervento in Libia (si paventa una dura ritorsione diplomatica yankee formato battute a raffica di David Letterman); eccolo redarguire stizzito Rosy Bindi, rea di aver eccepito sulla sua formulazione di una domanda sul caso Penati (gli è saltata la mosca al neo). Eccolo bacchettare acido gli imprenditori, rei di criticare le manovre del governo badando al proprio particulare: e qui mi sovviene un Vespa diverso, meno bilioso, che, quando gli industriali protestavano, ne girava partecipe e gongolante le lagnanze (deduco per lui nient’affatto corporative) al governo: ma quelli, per l’appunto, erano altri tempi, tempi del governo Prodi, e di un altro Vespa, soave e felpato. Vederlo così nervoso, oggi, mi inquieta. Enzo Costa
l'Unità 17/10/11
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domenica 3 ottobre 2010
LA VIGNETTA DI AGLAJA 03/10/10
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mercoledì 21 luglio 2010
I SEMIFRESCHI - L'ESEGESI DEL GHEPENSIMISTA STAGIONATO da l'Unità del 21/07/10
Il raffinatissimo attacco di Berlusconi a Rosy Bindi ha una base politico-valoriale che è tipica del nostro Premier, ma che si era accentuata nei suoi ultimi discorsi. Specie in quelli di due settimane fa, pronunciati al rientro dalla trasferta brasiliana e catalogabili, oltre sessant'anni dopo la togliattiana "svolta di Salerno", nel capitolo "La svolta del Ghe pensi mi".
Discorsi che adesso, alla luce delle sofisticate accuse di Silvio alla Bindi, è giusto ri-esaminare da un punto di vista strettamente politico, che prescinda da ogni dettaglio stilistico-formale. Sotto questa ottica, giusto fare delle distinzioni: sono da abbinare le sortite simultanee al Tg1 e al Tg5. Politicamente, rispetto alle altre, si configurano con un tratto marcato. Molto marcato.
Esageratamente marcato. Per non dire pesantissimo, quale in effetti in queste due occasioni si presenta il trucco dell'anziano Ghepensimista: la sua è un'eclettica citazione somatica che assembla e rielabora elementi dello stilista Valentino, ma nella variante superfetata proposta dal mimetico trasformista Ballantini di Striscialanotizia, aspetti dell'ultima fase di Moira Orfei mescolati alla penultima del Mago Silvan, nonché chiari riferimenti al Michael Jackson più estremista. L'epidermide facciale color "massì, abbondiamo col fard", i capelli trasfigurati in uno schizzo astrattista a pennarello, denso di grumi di nero pece alternati a convulse volute di marronglacé scaduto, l'espressione di un ilare agghiacciato per dissintonia posturale fra occhio destro, occhio sinistro e cavo orale dovuta a non contemporanei cedimenti strutturali di lifting succedutisi in varie ere geologiche, unitamente ad una voce pimpantemente tremolante, delineano una precisa ideologia (affine a quella incarnata dal Little Tony di Danacol, poi fatto fuori dalla Carrà), malcelata da depistanti estetismi verbali su riforme e manovra economica.
Diverso, il contenuto politico della sortita dell'indomani al Tg4: pur in presenza di analoghe, digressive vezzosità comunicative, qui lo stagionato Ghepensimista appare con uno sguardo più vivace ed una qualche maggiore mobilità mimica.
In ciò aiutato dal fatto che ad essere inquadrata è una sua fotografia. Di tutt'altra natura politica la sortita al Gr2, in cui il Ghepensimista agé, trovandosi alla radio, non si vede. Però, sentendolo, si intuisce benissimo che ha i capelli come Big Jim. Infine, la sortita a Studio Aperto: politicamente, uno scialbo remake. Mi correggo: remake-up.
l'Unità 21/07/10
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