Blogautore su Repubblica.it Sito ufficiale ... Vignette di Aglaja icone-fbEnzo su Facebook Sabato 29 novembre 2014, ore 16:30, presso il museoteatro della Commenda di Pré (Genova), INAUGURAZIONE MOSTRA "TRA IL DIRE E IL DISEGNARE C'E' DI MEZZO IL MARE" Un mare di culture, integrazioni, divagazioni per la matita di Aglaja e la penna di Enzo Costa. Con la partecipazione musicale di Roberta Alloisio e Mauro Sabbione.

giovedì 30 giugno 2011

I LANTERNINI - RISSO FOR PRESIDENT da Repubblica Genova 30/06/11

Le alate parole del tenutario di locali con uso spettacolini fetish Luca Risso (“Sapevo che Ruby era minorenne”) lo provano: negli ambienti cultural-ideologici della destra di intrattenimento, c’era chi propendeva per il “minoritario” anagrafico. All’epoca Risso era in minoranza: quella di Ruby maggiorenne se l’erano bevuta tutti, da Papi in giù. Ma oggi Risso può rivendicare la propria antica lungimiranza politica. È lui l‘uomo della destra affidabile. E di certo non crede che presto nascerà un pronipotino di Mubarak. Enzo Costa


 Repubblica Genova 30/06/11

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mercoledì 29 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - VERSANTE LIGURE: PSICODRAMMA da OLI n°307 del 28/06/11

Ha un Ego che ’gigante’
è dire una robetta
è enorme, devastante
e poi cova vendetta
su chiunque sia innocente:
precari ed in bolletta
statali, odiata gente
artisti, schiatta infetta
li insulta di frequente
mentendo poi a manetta.
Lo curo inutilmente
(ridicola paghetta)
lavoro mio usurante
a Freud darò disdetta
sentendomi impotente
è meglio che io smetta:
la faccio vanamente,
l’analisi a Brunetta.


 da OLI

28/06/11

I LANTERNINI - TUTTO IL RESTO È POLITICA da Repubblica Genova 29/06/11

Non è (solo) per atavica faziosità, se do credito all’asettico comunicato con cui Roberta Pinotti fa capire che Michele Scandroglio le ha fregato i meriti, autoattribuendosi con i media due sue iniziative parlamentari (su pirateria e alluvione). È che lui, con la sua aria svagata e la sua abbronzatura inusitata, mi dà l’idea che la politica lo annoi, e che preferisca il golf. Alla Pinotti, più che per furbizia, avrà “rubato” per pigrizia. Ma può sempre smentirmi. Magari copincollando la smentita di un suo collega. Enzo Costa


 Repubblica Genova 29/06/11

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martedì 28 giugno 2011

I LANTERNINI - GOVERNO DEL FARE (CREDERE) da Repubblica Genova 28/06/11

La frase più saporita degli ultimi giorni è stata: “Il Terzo Valico si farà anche senza i privati”. L’ha pronunciata sbadigliando con accento toscano il ministro Matteoli. A suo assonnato dire, se non si risolve il contenzioso fra le parti, non c’è problema: l’opera “si farà”. Ha solo omesso di chiarire, visti i conti pubblici, come: col pennarello del Premier, sulla cartina rispolverata da Vespa? O con un miracolo di San Binario, Patrono dei valichi annunciati? Certa politica è la prosecuzione delle barzellette con altri mezzi. Enzo Costa


Repubblica Genova 28/06/11
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lunedì 27 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': IL POLTRONODROMO da l'Unità 27/06/11

“A Monza! A Monza!”: ha risonanze cecoviane, il sogno ministeriale bossiano di una tarda mattinata d’inizio estate a Pontida, sogno abortito all’alba del susseguente vertice romano. Il frustrato e malinconico stingersi dell’Utopia secessionista in vago miraggio di traslochi di poltrone nelle lande brianzole, è color verde bile. Ma, oltre ai livori del popolo leghista, si intuiscono i malumori dell’opinionismo terzista: stuoli di pensatori sedicenti indipendenti ci avevano spiegato che le magnifiche sorti e progressive del Carroccio dipendevano dal suo vitale radicarsi al territorio, dal suo sapido parlare alla pancia dell’elettorato. Mai che si obiettasse: “Se uno mi parlasse alla pancia, gli direi di alzare lo sguardo e gli argomenti”. Macché: i lumbard erano la Politica. Ora gli frana il territorio sotto i piedi. Gli editorialisti terzisti tacciono. Avranno il mal di pancia. Enzo Costa




l'Unità 27/06/11

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Il TIMIDO BERLINGUER da L'Unità 26/06/11


domenica 26 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - IL TIMIDO BERLINGUER POLITICA IN BIANCO E NERO da l'Unità 26/06/11

IL TIMIDO BERLINGUER POLITICA IN BIANCO-NERO

Ricordo del segretario del Partito Comunista scomparso nel giugno 1984. La rimpianta "sinistra poco moderna"

Per me, di base, Berlinguer era un politico timido. Certo, a quei tempi, che non erano questi, poteva permetterselo: “un politico timido” non era un ossimoro innaturale, assurdo ed inconcepibile. Ma un’eccentricità, in qualche modo, lo era. Però dire che fosse timido non è esatto, o meglio non è sufficiente: Berlinguer era timido anche nella sua timidezza. La timidezza lui la portava con pudore, spesso si vedeva che lo imbarazzava politicamente, si intuiva che stesse pensando “Il segretario del Pci non deve esibire le proprie introversioni”, e allora provava a darsi un contegno istituzionale, a volte scandendo meglio le parole, scolpendole con una sorta di solennità sarda, a volte (nelle tribune politiche) guardando al suo fianco Tatò. Che con lo sguardo lo rassicurava timidamente. A quei tempi, che non erano questi, i più stretti collaboratori dei segretari politici potevano permetterselo: sostenere il segretario con pudiche espressioni facciali e lessicali. E non guardandolo come fosse il Signore, l’Unto del Signore o, male minore, il Santo Patrono. E non parlandone come fosse lo Statista (con la esse maiuscola), LO STATISTA (tutto maiuscolo) o, meno peggio?, il fondatore dell’azienda. In particolare fra loro, dico fra Berlinguer e Tatò, c’era una complicità unidirezionale di sguardi sommessi: quelli che partivano flebilmente dal primo producevano quelli che sgorgavano impercettibilmente dal secondo, e mai il contrario. Perché timido sì, ma un leader Berlinguer lo era eccome. E poi, era tante altre cose: Berlinguer era una persona seria. Berlinguer era una persona troppo seria. Berlinguer non era una persona seriosa. Berlinguer era una persona e non un personaggio, una personalità e non un personalismo. Berlinguer era la politica della mia infanzia. Berlinguer era la politica in bianco e nero. Berlinguer era Jader Iacobelli che lo introduceva senza quasi mai ammiccare, tanto poi arrivava lui che non ammiccava per nulla. Berlinguer era l’austerità nello spirito e nel fisico, nella pettinatura e nelle giacche, e poi nel pensiero politico. Berlinguer era la sinistra italiana quando sembrava che la definizione avesse un senso. Berlinguer era lo strappo da Mosca, coraggioso ma lento, cauto ma ostinato, indefinito ma definitivo, che dentro lo lacerava. Berlinguer era un’incompiuta in pieno corso, una scommessa che si poteva benissimo perdere, una speranza che non si voleva spegnere. Berlinguer era l’eurocomunismo, il compromesso storico, la solidarietà nazionale. Berlinguer erano i progetti ambiziosi e affannosi, le visioni lucidamente opache, il pessimismo della volontà, l’ottimismo della ragione. Berlinguer era l’inizio del titolo di un film di Benigni, quando Benigni diceva molte parolacce, però era poetico proprio come oggi. Berlinguer era Benigni che lo prendeva in braccio con la stessa amorevolezza infinita con cui oggi prende in braccio Dante o Mameli. Berlinguer era un politico in ritardo con la Storia con tutte le qualità per passare alla Storia. Berlinguer era una sinistra poco moderna per gli stessi che ora, rievocandolo con rimpianto, dicono che la sinistra è troppo moderna. Berlinguer era l’opposto di Craxi, l’interfaccia di Moro, il figlio di Pertini, un non consanguineo di Andreotti, un non connazionale di Berlusconi. Berlinguer erano le classi deboli che andavano tutelate e non manipolate, fatte crescere e non rimbambire, educate nelle sezioni e non narcotizzate con le televisioni. Berlinguer era un’idea di società, forse utopistica, forse confusa, ma era un’idea ed era una società. Berlinguer erano gli operai che c’erano e non dovevano sparire, era la marcia dei 40.000 e la sconfitta di Mirafiori, così terribilmente vincente, rispetto alla disfatta di trentuno anni dopo. Berlinguer era la sua vita sussurrata, la sua morte gridata, il suo funerale intimo e trionfale. Un dolore potente, dirompente e imponente. E timido. Enzo Costa





















l'Unità 26/06/11

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I LANTERNINI - COSE CHE VOI UMANI... da Repubblica Genova 26/06/11

Non so cosa dicesse l’altro giorno al Tgr il pidiellino Morgillo. Non ho badato all’audio, distratto dal video: Morgillo era ripreso dal basso (da un cameraman formato Brunetta?) in un primo piano ravvicinatissimo che ne esacerbava i tratti e lo sguardo, a mo’ di citazione psicosomatica di un memorabile Montesano d’antan nei panni di un piattista d’orchestra picchiatello. Dietro a quel faccione monoespressivo, spuntava un poster-vintage di Silvio nel video-atto della sua discesa in campo. Eppure era in fascia protetta. Enzo Costa


Repubblica Genova 26/06/11

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sabato 25 giugno 2011

I LANTERNINI - A MONZA, A MONZA! da Repubblica Genova 25/06/11

“Due o tre ministeri a Monza, e la scuola della magistratura a Bergamo, così i giudici capiscono il mio dialetto!”: Bossi le ha sparate enormi, poi smentito da pidiellini (“i ministeri restano a Roma”) e Vietti (“la scuola sarà per i giudici di tutta Italia”). Ma se lui, sul sacro prato di Pontida, abbaia alla luna (delle Alpi), perché Bruzzone, in un’aiuola sconsacrata del Porto Antico, non ulula alla Lanterna “Cinque o sei sottosegretariati a Ne, e il dopolavoro ferroviario a Struppa, così i capistazione afferrano il zeneize”? Enzo Costa


Repubblica Genova 25/06/11
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venerdì 24 giugno 2011

I LANTERNINI - MI BOCCIO DA SOLO da Repubblica Genova 24/06/11

Mia mamma me lo diceva: “Non diventerai mai un manager!”. Aveva ragione: non ho la stoffa. Tipo quella che ho ammirato vedendo Marco Vezzani, presidente ligure della Confederazione dirigenti, bocciare in tv - a nome dei suoi adepti - ogni politico locale, semi-salvando solo Musso (per la coerenza ferrea?) e Rosso (per la tolleranza pro-Moschea?). Rifilava insufficienze con gongolante perentorietà pari alla vaghezza delle motivazioni. Si sa: per sparare sentenze a capocchia, ci vuole il know-how. Enzo Costa
 

Repubblica Genova 24/06/11

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giovedì 23 giugno 2011

I LANTERNINI - L’ISOLA CHE C’È da Repubblica Genova 23/06/11

Ci sono 304 minori internati a Lampedusa in un’ex base militare. Sono partiti dalla Libia, fuggendo da molti paesi africani, da paura e disperazione. Sono circondati dal filo spinato e dall’indifferenza: di quest’insostenibile ingiustizia i media tacciono (dopo aver spacciato per normale l’estensione a 18 mesi nei Cie per gli immigrati irregolari, “ricompensa” pretesa dalla Lega per la sberla elettorale). Ma ne scrive Alessandra Ballerini, avvocato genovese che si ostina a difendere i diritti dei più deboli. Diamole forza. Enzo Costa


 Repubblica Genova 23/06/11

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mercoledì 22 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - VERSANTE LIGURE: DA LEGARE da OLI n°306 del 21/06/11

Sparava i suoi “pensieri”
con deliranti grida
concetti semiseri
berciava a mo’ di sfida
di testa era un po’ fuori
ma salda avea la guida
di sé, dei suoi furori.
Si aggrava (sorte infìda!):
l’han visto l’altroieri
sul palco di Pontida.

 da OLI

21/06/11

I LANTERNINI - PROCURATE AMAREZZE da Repubblica Genova 22/06/11

L’amarezza dei tifosi genoani per le cessioni dei loro idoli è comprensibile, così come quella del Presidente Preziosi per le accuse dei tifosi genoani. Ma, da agnostico pallonaro, nelle opposte amarezze scorgo una punta (non nel senso di bomber) di retorica. Giorni fa, sentivo il procuratore di El Sharaawy dichiarare al Tgr che probabilmente il giocatore sarebbe rimasto al Genoa: io, lo confesso, non lo trovavo credibilissimo. Scommetto che ora lui e il suo cliente sono molto amareggiati. Enzo Costa


Repubblica Genova 22/06/11

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martedì 21 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - Vespa, il brutto della differita da l'Unità del 21/06/11

Lunedì 13 giugno non ho visto la prima puntata di Porta a Porta Estate, dedicata agli omicidi di Sarah e Melania (chiedo scusa alla dirigenza di Raiuno, ma ero colpevolmente distratto dalle notizie sui referendum). In compenso, giovedì 16 giugno ho letto su Repubblica la lettera scritta da Bruno Vespa in replica ad un articolo di Michele Serra (dedicato a quel suo curioso omissis televisivo sul voto), e mi sono immedesimato nel conduttore-notaio in pieno dramma professionale: avrebbe voluto occuparsi in tv dei risultati referendari, ma era impossibilitato a farlo causa chiusura (pre)estiva del suo programma. Serrata (pre)canicolare decretata molto tempo prima (in pieno inverno?) dai vertici della rete ammiraglia: un diktat al quale Vespa, per citare un motto in sintonia col recente show unitario in cui si accapigliava con Pippo Baudo, ha dovuto rispondere “Obbedisco”. Capisco la sua amarezza deontologica, e lo sconcerto che lo ha assalito allorché ha scoperto che Ballarò sarebbe andato in onda fino a inizio luglio. Un’inaudita impar condicio ai suoi danni e a sua insaputa, che – garantisce Vespa nella sua epistola – non avrà più da ripetersi nella prossima stagione catodica. Non l’ho vista, quella prima puntata di Porta a Porta Estate, ma la missiva del conduttore-notaio un dettaglio me lo regala: era una trasmissione precotta, facente parte di un ciclo “già registrato in precedenza” (vaghezza temporale che evoca distanze siderali). Dettaglio che mi incuriosisce: ma come si fa a registrare un programma basato su fatti di cronaca in frenetica evoluzione, relativamente alle indagini, gli indagati, gli scagionati e gli arrestati? Come avrà ovviato Vespa al brutto della differita? Offrendo per una volta, invece che particolari raccapriccianti, imprecisioni spiazzanti (“Ci sarebbe una nuova traccia genetica, ma anche no, riconducibile a zio Michele, o ad un passante, o ad un alieno di un’altra galassia, che gli inquirenti avrebbero ritrovato nel garage, o in un bar a 250 km, o in un’astronave parcheggiata in un eliporto clandestino, e ci sarebbe un’intercettazione chiarissima, o un pizzino indecifrabile, o un testimone non-vedente ma dall’udito potentissimo”)? Registrando tante puntate alternative, con tanti plastici altrettanto alternativi, per poi trasmettere quella più affine agli ultimi, clamorosi sviluppi? E se sì, il conduttore-notaio non avrebbe potuto precuocere anche un paio di puntate antitetiche sui referendum? Una con Premier e/o sottoposti singhiozzanti, una con Premier e/o sottoposti esultanti. Anzi, visti i sondaggi e l’aria che tirava da un po’, forse bastava solo la prima. Enzo Costa

















 l'Unità del 21/06/11

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I LANTERNINI - COME PUÒ BERSANI… da Repubblica Genova 21/06/11

“Non siamo qui ad asciugare gli scogli!”, ha scandito Bersani a Genova: ancora un piccolo sforzo lessicale (un “mica” fra “siamo” e “qui”) e la crozzizzazione è compiuta: il segretario del Pd parla come il comico di Ballarò. E viceversa: la miglior satira deforma la realtà fino alla resa di quest’ultima, che fa di parodia virtù. Ora il Bersani vincente, nell’adeguarsi al suo personaggio, è trendy pure fra i critici più severi. Avesse perso elezioni e referendum, lo spellerebbero vivo. Ma non siam mica qui a sbugiardare i terzisti! Enzo Costa


Repubblica Genova 21/06/11

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lunedì 20 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - CHIARI DI LUNEDI': EMOZIONI D’ORDINE da l'Unità del 20/06/11

Bello, Brunetta che - dalla Gruber - imputava il voto sul nucleare all’emotività sprizzando razionalità da tutte le smorfie e gli urletti. Sublime, da Santoro, mentre incarnava il Logos secernendo anatemi apodittici su Bersani e sinistra quasi tutta (ha risparmiato mio zio, che vota Pd), ed esibendo un classico del suo illuminismo ministeriale: strillare a pappagallo un unico concetto (talvolta) o epiteto (spesso) contro il Nemico di turno. Ora mi sfugge il refrain berciato ad Annozero: da emotivo, mi spavento per i dettagli e non bado all’essenza filosofica. Ma su Otto e mezzo mi sono applicato, annotando la razionalissima minifilippica brunettiana contro gli pseudoartisti che non fanno cultura. L’indomani, il ministro dileggiava e seminava razionalmente una precaria, e io mi rammaricavo: siamo così emotivi che votiamo sordi alle massime kantiane di Papi sul bungabunga. Enzo Costa 


l'Unità del 20/06/11
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domenica 19 giugno 2011

LA VIGNETTA DI AGLAJA 19/06/11


I LANTERNINI - Cervettimismo, ovvero: AZIENDA MASOCHISTICA TRASPORTI da Repubblica Genova 19/02/11

Lo so che la domanda più giusta (e trendy) sarebbe: “Ma perché i manager pubblici guadagnano così tanto?”. Eppure sul cas(in)o Amt me ne viene anche un’altra: vedo il volto imberbe del neo-ad Cervetti e quello familiare della neo-vice Cancellieri, e me lo chiedo: ma perché un uomo con l’aria da bimbo innocente ed una signora dai passati ruoli riposanti (tipo bonificare la Stoppani e Bologna) hanno accettato? Il cinico che è in me risponde “per lo stipendio”. Il buonista, “per eroismo”. Il realista “per masochismo”. Enzo Costa


Repubblica Genova 19/02/11

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sabato 18 giugno 2011

I LANTERNINI - PIDIELLINI E PREDELLINO da Repubblica Genova 18/06/11

l pidiellino Scandroglio si dissocia dal pidiellino Stracquadanio (fondatore del sito “Il predellino”), che ha bollato come fannulloni pomeridiani gli impiegati pubblici web-navigatori, autori di vignette referendarie. Scandroglio difende il diritto dei dipendenti statali di passare al pc le proprie “ore d’aria”. Dunque, per lui, il pubblico impiego è la galera. Ho letto il suo comunicato sul sito “Qui Genova”. Ma di mattina. E non sono un dipendente statale (attenuante con cui mi affido alla clemenza di Scandroglio). Enzo Costa


Repubblica Genova 18/06/11

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venerdì 17 giugno 2011

I LANTERNINI - CIPIGLIO SENZA CIPE da Repubblica Genova 17/06/11

E se fosse iperattivismo compensativo? Spetterà ai giudici, vagliare le accuse al senatore Grillo per i lavori non autorizzati al suo agriturismo “Buranco”, ed al senatore provare la propria innocenza. Intanto butto lì una suggestiva ipotesi psicologi(sti)ca: più lui annunciava invano il via ufficiale al Terzo Valico, più poi di soppiatto costruiva un forno ed un solaio; più sbandierava cantieri ferroviari virtuali, più di nascosto varava due porticati. È puro vitalismo edificatorio auto-risarcitorio, signori della corte! Enzo Costa


 Repubblica Genova 17/06/11

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giovedì 16 giugno 2011

I LANTERNINI - UNA PICCOLA DIMENTICANZA da Repubblica Genova 16/06/11

Come si struggevano, su Primocanale, la biasottiana Lauro e la scajoliana Oliveri, per i disagi che il piano Amt riserva ai residenti in Valbisagno. Un’affranta partecipazione spirituale saldata ad una vibrante rivolta morale per le promesse non mantenute da Comune e Regione, Vincenzi e Burlando. Gli occhi incandescenti di Lauro & Oliveri incenerivano i colpevoli assenti. Tutti, meno uno: il Premier, che con i suoi tagli selvaggi agli enti locali ha appiedato i bus. Lui, se lo sono scordate. È il bello della diretta. Enzo Costa
.
lilli

Repubblica Genova 16/06/11

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mercoledì 15 giugno 2011

I LANTERNINI - IL POVERELLO DI ARCORE da Repubblica Genova 15/06/11

Il fu ministro Scajola smaltiva le scorie del dopo-referendum (tossicissima per lui quella dell’affluenza record ad Imperia) somministrandoci pillole di filosofia politica su Raitre: illuminante quella per cui le primarie non si addicono alla destra perché i moderati già disertano i ballottaggi: più che moderati, capricciosi: si stufano subito! Epifanica, la seconda pillola: con le primarie vincerebbe chi ha più mezzi economici. Non come adesso, che il leader passato, presente e futuro del Pdl è povero in canna! Enzo Costa


 Repubblica Genova 15/06/11

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I SEMIFRESCHI - VERSANTE LIGURE: COLPITO AL QUORUM da OLI 305 15/06/2011

Eppure avevo fatto
di più, più che di tutto:
un normativo atto
che il voto avea distrutto
poi l’audience ho distratto
lasciandola all’asciutto
di news, più (di soppiatto)
date sbagliate: e il frutto
di ogni mio misfatto?
Il quorum! Sono in lutto.



 da OLI

15/06/11

martedì 14 giugno 2011

I LANTERNINI - ACQUA ALLA GOLA da Repubblica Genova 14/06/11

Sarà emblematico o no, il fatto che il Premier diserti il convegno dei giovani industriali a Santa Margherita, nell’indifferenza dei medesimi, per festeggiare nei paraggi (a Paraggi) il compleanno del nipotino, al coro irridente “bunga bunga!” di alcuni cittadini? Solo due anni fa, Lui aveva istigato la ola dei baby imprenditori, esortandoli a non fornire pubblicità alla stampa nemica, e pavoneggiandosi per i propri successi diplomatici con Gheddafi. Sotto i ponti è passata molta acqua. Rigorosamente pubblica. Enzo Costa


Repubblica Genova 14/06/11

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lunedì 13 giugno 2011

I SEMIFRESCHI - L’acqua pura della conoscenza da VIVERE GENOVA 13/06/11


 L’acqua pura della conoscenza
I risultati dei referendum analizzati dalla penna "bacata  " di Enzo Costa 
Facile scriverlo col senno (del quorum) di poi, ma lo pensavo col dissenno (del battiquorum) di prima: il referendum, prima ancora che il “sì”, l’ha vinto il popolo del “sì”. E chiunque disponga di un minimo di obiettività (ma proprio di un minimo, diciamo di una misura appena superiore a quella in dotazione al Tg1), dovrebbe riconoscerlo: la vera battaglia - dura, sfibrante, esaltante e alla fine vincente - non è stata quella per convincere gli elettori a votare “sì”, bensì quella per far sapere agli italiani che una domenica e mezzo lunedì di giugno (prima, a maggio, no, perché Maroni voleva istituzionalmente l’esclusiva alla scoppola amministrativa per il centrodestra) avrebbero potuto fare un salto nelle cabine elettorali per far fare un salto di qualità partecipativa alle politiche energetiche, civiche e giudiziarie del nostro paese. Far conoscere (il fatto che esistesse l’appuntamento referendario) per deliberare: impresa titanica, giacché per compierla occorreva fronteggiare a telecamere spente colossi della disinformazione catodica pubblica e privata che avevano deliberatamente scelto di non far conoscere. Arrivati, per questo, al gesto o lapsus freudiano estremo di sbagliare le date della consultazione nei propri bollettini di distrazione di massa. Tele-sicari della comunicazione-zero, pronti a riconvertire in non notizie sul voto il fallito tentativo - operato dai loro mandanti di sgoverno - di cassare il referendum a mezzo decreto-bufala.

Ecco: davanti ad una simile sfida impari ed impossibile, logica e buon senso avrebbero imposto una resa preventiva. Ma non l’illogica utopia del popolo del “sì”, armatosi di tastiera, mouse, creatività e ironia. Quest’ultima, prima e sopra di tutto, è stata l’arma letale contro l’esercito potente dei video-occultatori: più questi si impegnavano alacremente ad oscurare via etere i fatti referendari, più i partigiani della libera conoscenza si industriavano a smascherarli, irriderli, eluderli sul web, e dalle piazze virtuali passavano ai vicoli reali, dai social network alle assemblee di condominio, da Youtube ai mercatini. Azionati, per l’appunto, dall’energia naturale e magicamente rinnovabile dell’umorismo, dell’intelligenza divertita e divertente, della parola fresca e leggera: mai come in questa occasione, come per una proliferazione contagiosa, sulla Rete sono circolati slogan esilaranti, filmati arguti, vignette e fotomontaggi spiritosi, e non sentenziosi o fanatici come talvolta invece capita in certi truci forum di invasati digitali emettenti post sommari all’ombra di comodi nickname.

E mai come in questo caso il mezzo, lo stile, il linguaggio, era il messaggio: se il modo con cui ci si informava del referendum suonava spiritosamente intelligente, ecco che ci appariva altrettanto intelligente e spiritoso (nel senso di benefico per lo spirito) andare poi a votare. E – per contrasto – terribilmente ottuso il codice omertoso di chi ci voleva tenere all’oscuro, e di conseguenza altrettanto demente il disertare i seggi.

Hanno vinto loro, questi eroici guerrieri del gentile e geniale passaparola (on-line e non), questi straordinari portatori d’acqua pura dell’informazione porta a porta (scritto minuscolo e senza annessi plastici): ci hanno fatto venire sete di conoscenza, di partecipazione. E anche di acqua pubblica (e sole ridente, e giustizia decente).


Genova, 13 giugno 2011